Assaggi e bellezze del borgo piemontese, conosciuto come la “Riviera del Monferrato”, dove il vino è racconto e vita quotidiana, coinvolgendo i giovani e spingendo il turismo.
Cocconato non è solo il nome di un paese, è una promessa. Un suono che suggerisce calore e dolcezza, perfetto per giocarci su con claim e hashtag che hanno fatto la storia di questo borgo: da “Coccolato” a “Cocco…Cheese”. Slogan che hanno saputo imporsi con grande efficacia e tra questi spicca, per intuizione, Cocco…Wine, il nome di una kermesse in cui il vino è protagonista insieme ad altre eccellenze agroalimentari tipiche del borgo e dei territori più vicini e che quest’anno ha celebrato la ventiquattresima edizione – durata più giorni delle precedenti, con più tavoli imbanditi, più prodotti e pure un pubblico più numeroso. Al di là della manifestazione, anche e solo il viaggio verso Cocconato d’Asti è un’esperienza. Un rito che precede la festa. Raggiungere questo borgo meritatamente annoverato tra i “più belli d’Italia” è un’ascesa ammaliante, suggestiva; una salita decisa che si inerpica tra cascate di filari di viti, noccioleti e boschi. E lassù, in cima al “cucuzzolo” tra le colline più alte del Monferrato, il silenzio. Un silenzio industrioso fatto dei suoni ovattati delle botteghe artigiane, del brusio discreto delle locande e del chiacchiericcio pittoresco delle osterie. Un silenzio operoso, tra le vie e le piazze del centro, che si fa racconto.

Qui, ogni passo è un tuffo nella storia: le strade lastricate salgono e scendono tra archi in cotto, palazzi secolari e cortili nascosti. La chiesa parrocchiale si erge maestosa, con la sua facciata che domina le colline, mentre dalle finestre delle case spuntano gerani rigogliosi. È un quadro vivo, dipinto con i colori caldi della pietra e le sfumature verdi dei giardini, dove il tempo rallenta e il passato si fonde con l’incanto del presente. Mentre molti borghi italiani subiscono da decenni un inarrestabile spopolamento, Cocconato si distingue per vivacità. Il suo fascino, il clima mite che gli vale il titolo di Riviera del Monferrato e una forte identità di comunità ne fanno un modello di resilienza, attrattiva per i turisti ma anche per i residenti. Cocconato dimostra che la vera forza di un paesello risiede nella sua capacità di reinventarsi, restando fedele alla propria anima.





COCCO…WINE E SEI PROTAGONISTA
Anche la 24ma edizione di Cocco…Wine a Cocconato d’Asti, uno degli appuntamenti enogastronomici più sfiziosi e frequentati in Piemonte, è andata. L’evento, organizzato dall’associazione Go Wine d’intesa con il Comune di Cocconato e con il Consorzio Cocconato Riviera del Monferrato ha portato in questo borgo incantato tre giorni di festa e degustazioni, a conferma della vocazione turistica di questo territorio e delle ambizioni enologiche della “Riviera del Monferrato”. Le cantine di Cocconato, insieme ad un parterre di produttori ospiti per lo più provenienti dall’area di Albugnano, hanno disegnato tra le vie e le piazze del centro una vera e propria strada del vino e dei sapori tipici. In particolare le Barbera d’Asti di Cocconato e del Monferrato, hanno accompagnato formaggi, salumi e dolci, espressione della storica vocazione gastronomica di qualità della zona e della sua ricca tradizione ristorativa. Quattro le isole del vino: la Sardegna come regione ospite; l’Alta Langa nell’isola dedicata al Piemonte; i vini eroici per raccontare viticoltura di montagna o praticata in condizioni orografiche difficili e con forte pendenza; la selezione del Moscato Wine Festival, presente nella giornata di domenica come quarta isola del vino.

Sold-out le masterclass, che hanno messo in luce l’identità dei vitigni; la prima, in particolare, ha messo a confronto il vitigno barbera tra Piemonte e resto d’Italia. Nuova l’iniziativa “Camminare il borgo”, pensata per valorizzare e far conoscere Cocconato d’Asti attraverso una passeggiata guidata nel cuore del centro storico che si è svolta interamente nel centro pedonale e ha consentito ai partecipanti di approfondire la storia e l’identità del paese, con riferimenti alla sua vocazione agricola ed enogastronomica. “Cocco…Wine è nato per promuovere una zona vocata e storica della viticoltura piemontese”, rimarca Luigi Dezzani di Poggio Ridente, portavoce del Consorzio Cocconato Riviera del Monferrato. In effetti, il vitigno nebbiolo la fa da padrone in un areale che dai confini della provincia di Torino fino al Casalese conosce la viticoltura sin dal 1650. Dopo gli anni recenti del richiamo dell’industria e dell’abbandono delle campagne, venticinque anni fa un nuovo rinascimento vitivinicolo al quale Cocco…Wine ha contribuito in misura importante dando nuova linfa ai viticoltori più attempati e incrociando l’entusiasmo dei più giovani. Da lì sono nate strutture ricettive, dedite alla ristorazione, alla trasformazione agroalimentare anche di nicchia al punto che in un paese di 1500 persone si contano 7 ristoranti e 250 posti letto.

Dai 25 ettari della ripartenza siamo arrivati ai 180 attuali, ma un secolo fa erano 800. Nel terreno, considerato che su tutto l’areale c’era il mare, troviamo sabbie e marne stratificate e una parte importante di gesso. “Il nebbiolo – sottolinea Dezzani – l’hanno trovato prima da noi per poi esportarlo e diffonderlo in langa”. La zona di Cocconato nel tempo è stata dedicata, tra gli altri, all’allevamento di grignolino, freisa e bonarda piemontese, presenti qui prima della barbera. Il Consorzio che è nato di conseguenza tiene insieme aziende vitivinicole, ristorative, produttori di formaggi e insaccati, operatori del turismo e da ultimo l’acclamato maestro gelatiere Alberto Marchetti. “L’edizione di quest’anno è stata bellissima – conclude Dezzani – con molta gente e tantissimi giovani. Giovani che volevano sentire raccontare il vino, raccontare le esperienze della viticoltura. Cocco… Wine, in controtendenza con quello che oggi si dice, è la dimostrazione che il mondo giovane è interessato al vino cui si deve approcciare in modo pacato e sicuro, anche per goderne la convivialità, valorizzando l’impegno che i nostri produttori mettono per creare prodotti di valore”. In effetti è un evento che cresce ogni anno “con sempre maggiore consapevolezza, arricchendosi nel 2025 con altri importanti temi”, affermano da Go Wine. L’evento come momento top che accompagna un’attività intensa per sviluppare il turismo enogastronomico e l’identità dei luoghi. Storia, cultura enogastronomica, paesaggio, ambiente si coniugano come fattore di sviluppo sociale ed economico.






APPUNTI DI DEGUSTAZIONE DA COCCONATO
Protagonista indiscussa è la Barbera d’Asti di Cocconato, che assaggiata in verticale dimostra la sua longevità. Una degustazione didattica chiarisce le peculiarità e le diverse espressioni della barbera del cocconatese, che può essere aspettata.
Poggio Ridente
Poggio Ridente nasce su impulso di Cecilia Zucca, moglie di Luigi Dezzani, e delle loro figlie. Ad oggi somma 13 ettari di cui 8 vitati piantati nel 1998 con una buona presenza di barbera. Dal 2010 hanno piantato anche arneis, cortese, timorasso, erbaluce, riesling, viognier, pinot nero, alba rossa e ruché, vitigno per il quale hanno una vera passione.
Di Poggio Ridente è apprezzabile il Pèt Nat Matto, rosato frizzante a base nebbiolo. Un vino rosa tenue, con sentori di pan brioche, frutti rossi croccanti, agrume, lievemente balsamico. In bocca è fresco e minerale. Fine, armonico, intenso. Un vino brioso, scorrevole, da merenda. Si abbina a prosciutto e melone, bruschetta al pomodoro e basilico, pizza margherita.

Marovè
L’azienda di Adriano Cavallito produce vino e nocciole, oltre ad avere un agriturismo con cinque stanze dedicate al soggiorno b&b e alla ristorazione con l’Osteria della Pompa. La famiglia lavora nelle colline di proprietà da quarant’anni, inizialmente come secondo lavoro ma con Adriano, agronomo, hanno cambiato passo. Sei ettari di superficie vitata, 7 di noccioleto, orticole e seminativo. Protagonista tra tutti la bonarda piemontese, poi grignolino, dolcetto, barbera d’asti e nebbiolo. In tutto 20mila bottiglie, in particolare di vino rosso, consumate soprattutto in agriturismo.
Di Marovè intriga un Bonarda Piemontese Doc 2023, colore rosso rubino vivace, naso di frutta a bacca rossa e nera croccante, fragola, floreale. In bocca è morbido, secco, equilibrato, armonico, leggermente e piacevolmente tannico. Versatile negli abbinamenti, ma spettacolare con insaccati e salumi. E poi con bigoli all’anatra, agnolotti al ragù, arrosti di carni bianche, taleggio e salame di Varzi.

Maciot
Paolo Macchia è un uomo granitico nelle sue convinzioni di biodinamico certificato Demeter dal 2013. L’azienda Maciot è nata nel 1995 in biologico sulla scorta dell’azienda agricola di famiglia che dal bestiame alle orticole e seminativi faceva tutto come un’agricoltura di sussistenza mirata ad integrare le entrate da operai impiegati nella grande industria piemontese. “Quando ho ripreso in mano i terreni e le attività agricole – ricorda Macchia – l’azienda, per come era condotta, era biodinamica senza saperlo. Di mio mi sono prodigato come tutor per aziende agricole interessate alla conversione al biodinamico nel cuneese”.
Parliamo di un’azienda a ciclo chiuso di 23 ettari tra i quali 4 a noccioleto dai quali ricavano quella che rivendicano essere l’unica crema gianduia certificata Demeter al mondo. E poi allevano sette mucche da latte dalle quali ricavano yogurt e formaggi trasformati direttamente in casa e letame che poi redistribuiscono sui terreni, unico fertilizzante usato comprese per le 300 piante da frutto, prati e seminativi. Due i locali dedicati all’attività di agriturismo con pernottamento e colazione nella Cascina Rosengana. Inoltre, sono proprietari della Cantina Da ponte nella centrale Piazza Cavour, ristorante ed enoteca dove lavorano i figli. La superficie vitata somma 6 ettari divisi tra barbera, nebbiolo, grignolino, sauvignon e merlot, per un totale di 30mila bottiglie al 70% esportate.
Il Saurì di Maciot, da uve sauvignon, è rivendicato vino bianco. Un vino con una macerazione importante, con un fondo di lieviti cercati che arricchiscono il sorso. Il colore è ambrato, aranciato, profondo e il naso ci parla di frutta a pasta gialla matura, di frutta esotica, albicocca essiccata. Fresco e agevole in bocca, leggermente tannico, sorprende per beva, mineralità e lunghezza. Si abbina a fegato alla veneziana, fiori di zucca fritti in pastella, pasta cozze patate, pappa al pomodoro, prosciutto crudo di Parma.

Il Grignolino Doc Piemonte 2024, ha un bel colore rosso rubino chiaro e aranciato sull’unghia. Il naso indugia sui piccoli frutti a bacca nera, fragoline di bosco, mandorla, leggermente speziato. In bocca è caldo con un tannino ben integrato e di buona beva e sapidità. Si abbina a risotto ai funghi, pappardelle al sugo di lepre, pollo alla cacciatora, bigoli in salsa, toma alla piemontese (giovane).

Il Nobilino Nebbiolo Doc Monferrato 2022 che fa solo acciaio ha il colore classico del nebbiolo, rosso rubino e riflessi aranciati, e un profumo complesso e intenso, vinoso, di frutta a bacca rossa e nera, di prugna, di fiore e leggermente speziato. In bocca è fresco e avvolgente, piacevolmente tannico, fine e armonico, di buona struttura e persistenza. Si abbina a gnocchi al ragù di cinghiale, faraona ripiena, brasato al barolo, tajarin al tartufo, formaggio asiago stagionato

Il Nobil Nebbiolo Superiore Doc Monferrato 2021 passa 12 mesi in botte grande. Il colore è rosso granato e riflessi aranciati e i profumi intensi e complessi di frutta a bacca rossa e nera, anche sotto spirito, rosa rossa, balsamico, tabacco biondo, spezie. In bocca è pieno e caldo, leggermente tannico, fresco, fine, robusto e persistente. Si abbina ad ossobuco alla milanese, cinghiale in umido con polenta, faraona alla pevarada, parmigiano reggiano 36 mesi.

Benefizio di Cocconito
L’azienda vitivinicola Benefizio di Cocconito con i suoi 12 ettari, dei quali 8 vitati, produce vini da uve barbera, nebbiolo, cabernet e shiraz. Pino Bo, il decano dei produttori cocconatesi, è un vignaiuolo appassionato, che ama bere bene e che interpreta i vini secondo il suo gusto, legatissimo a Cocconato, alla sua storia, alle sue peculiarità e tipicità agricole e agroalimentari. I vini sono prodotti esclusivamente con uve provenienti dai vigneti di proprietà, vinificati in proprio. Pino è un personaggio simpatico e schietto, benvoluto dai colleghi produttori e dai concittadini. La degustazione con lui è semplice, non banale. Ti invita a bere e beve con te e l’unico giudizio che ti chiede sul vino è se ti piace o meno. Perché a lui il suo vino piace e diversamente non riuscirebbe a produrlo e forse neanche a venderlo. Il suo sogno sarebbe piantare e vinificare pinot nero e l’idea per un nome in etichetta potrebbe essere Pino(t)…
Il Cocconito Barbera D’Asti Docg Superiore 2021 ha un colore rosso rubino con riflessi violacei, profondo e intenso. Il naso complesso e intenso di frutta a bacca rossa, ciliegia, prugna, fiore e spezia, leggera tostatura. In bocca è caldo e fresco, avvolgente e morbido, lieve tannicità integrata bene. Robusto, equilibrato e decisamente persistente, fine e armonico. Si abbina a tajarin con sugo ai fegatini di pollo, lepre in salmì, culaccia e taleggio.

Cantina Nicola
La Cantina Nicola e i suoi vini rispondono perfettamente alla personalità scoppiettante di Federico Nicola, il vignaiuolo di famiglia. Da terre per lo più bianche vengono uve barbera, grignolino, freisa, nebbiolo e poi chardonnay, sauvignon, arneis, per vini di buona eleganza e grande longevità. La Barbera d’Asti è protagonista anche in Cantina Nicola nella veste fresca e nella veste più concentrata e corposa dopo l’affinamento in legno (nel Superiore). Insieme alla Cantina troviamo il Ristorante per una cucina di grande ricerca e innovazione guidata dalla chef Alessia Rolla e da Riccardo Rolla in sala.
Il Pietra Freisa d’Asti dop Superiore 2022, affinato almeno 12 mesi in barrique francesi, è un vino che si presenta rosso rubino intenso. Il naso è complesso e abbastanza intenso di frutta matura anche appassita e in confettura, sentori balsamici, speziati in particolare di pepe nero, di erbe aromatiche e di sottobosco. In bocca si percepisce subito la pienezza e l’avvolgenza di un vino morbido e secco, ma equilibrato da freschezza e sapidità e da un tannino vellutato. Il finale è lungo e persistente. Si abbina a trippa alla veneta con parmigiano, risotto all’isolana, risotto ai funghi porcini e castagne, carne alla brace, polenta concia, pecorino di Pienza semi stagionato, lardo d’Arnad.

Assolutamente! Ecco la traduzione fedele dell’articolo “Alla scoperta di Cocconato” in inglese.
Discovering Cocconato
Cocconato is not just the name of a town, it is a promise. A sound that suggests warmth and sweetness, perfect for playing on with claims and hashtags that have become part of this village’s history: from “Coccolato” (Cuddled) to “Cocco…Cheese.” These slogans have proven highly effective, and among them, “Cocco…Wine” stands out for its ingenuity—the name of a festival where wine is the star, alongside other typical agri-food excellence from the village and neighboring territories. This year, it celebrated its twenty-fourth edition, lasting more days than previous ones, with more tables set, more products, and a larger audience.
Beyond the event, the journey to Cocconato d’Asti alone is an experience. It’s a ritual that precedes the celebration. Reaching this village, which is deservedly counted among the “Most Beautiful Villages in Italy,” is an enchanting, evocative ascent; a sharp climb that winds through cascades of vine rows, hazelnut groves, and woods. And up there, at the top of the “hillock” among the highest hills of the Monferrato region, there is silence. An industrious silence made up of the muffled sounds of artisan workshops, the discreet buzz of inns, and the picturesque chatter of osterie (taverns). A productive silence, throughout the streets and squares of the center, that becomes a narrative.
Here, every step is a dive into history: the cobbled streets climb and descend among terracotta arches, ancient palaces, and hidden courtyards. The parish church stands majestic, its façade dominating the hills, while vibrant geraniums peek out from house windows. It is a living painting, colored with the warm hues of stone and the green shades of gardens, where time slows down and the past blends with the charm of the present. While many Italian villages have suffered from unstoppable depopulation for decades, Cocconato stands out for its vibrancy. Its charm, the mild climate that earns it the title of “The Monferrato Riviera,” and a strong community identity make it a model of resilience, attractive to both tourists and residents. Cocconato proves that the true strength of a small town lies in its ability to reinvent itself while remaining true to its soul.
COCCO…WINE AND YOU ARE THE STAR
The 24th edition of Cocco…Wine in Cocconato d’Asti, one of the most delightful and well-attended food and wine events in Piedmont, is over. The event, organized by the Go Wine association in agreement with the Municipality of Cocconato and the Cocconato Riviera del Monferrato Consortium, brought three days of celebration and tastings to this enchanted village, confirming the tourist vocation of this area and the winemaking ambitions of the “Monferrato Riviera.”
The wineries of Cocconato, along with a lineup of guest producers mostly from the Albugnano area, designed a veritable road of wine and typical flavors through the streets and squares of the center. Specifically, Barbera d’Asti from Cocconato and Monferrato accompanied cheeses, cured meats, and desserts, expressing the area’s historical vocation for quality gastronomy and its rich dining tradition.
There were four wine islands: Sardinia as the guest region; Alta Langa in the island dedicated to Piedmont; “heroic wines” showcasing mountain viticulture or winemaking practiced in difficult, steep terrain; and the Moscato Wine Festival selection, present on Sunday as the fourth wine island.
The masterclasses, which highlighted the identity of the grape varieties, were sold out; the first, in particular, compared the Barbera grape between Piedmont and the rest of Italy. The “Walking the Village” initiative was new, designed to enhance and publicize Cocconato d’Asti through a guided walk in the heart of the historic center, which took place entirely in the pedestrian area and allowed participants to delve into the town’s history and identity, with references to its agricultural and food and wine vocation.
“Cocco…Wine was created to promote a dedicated and historic area of Piedmontese viticulture,” notes Luigi Dezzani of Poggio Ridente, spokesperson for the Cocconato Riviera del Monferrato Consortium. Indeed, the Nebbiolo grape is predominant in an area that has known viticulture since 1650, from the borders of the province of Turin to the Casalese area. After the recent years of industrial draw and the abandonment of the countryside, twenty-five years ago saw a new wine renaissance to which Cocco…Wine has significantly contributed, giving new life to older winemakers and meeting the enthusiasm of younger ones. This led to the creation of accommodation facilities dedicated to catering, and agri-food processing, even niche ones, to the point that in a town of 1,500 people, there are 7 restaurants and 250 beds.
We have gone from 25 hectares at the restart to the current 180, although a century ago there were 800. In the soil, considering that the entire area was once covered by the sea, we find layered sands and marls and a significant amount of gypsum. “They found Nebbiolo here first,” Dezzani emphasizes, “and then exported and spread it in the Langa area.” Over time, the Cocconato area was dedicated, among others, to the cultivation of Grignolino, Freisa, and Piedmontese Bonarda, which were present here before Barbera. The Consortium that was born as a result brings together wine companies, restaurants, cheese and cured meat producers, tourism operators, and most recently, the acclaimed master gelato maker Alberto Marchetti.
“This year’s edition was wonderful,” concludes Dezzani, “with lots of people and many young people. Young people who wanted to hear about wine, about the experiences of viticulture. Cocco…Wine, contrary to what is often said today, is the demonstration that the young world is interested in wine, which must be approached in a calm and safe manner, also to enjoy its conviviality, enhancing the commitment that our producers put into creating valuable products.” In fact, it is an event that grows every year “with ever greater awareness, enriching itself in 2025 with other important themes,” says Go Wine. The event serves as a peak moment that accompanies intense activity to develop food and wine tourism and the identity of the places. History, food and wine culture, landscape, and environment combine as a factor of social and economic development.
TASTING NOTES FROM COCCONATO
The undisputed star is Barbera d’Asti di Cocconato, which, tasted vertically, demonstrates its longevity. An educational tasting clarifies the peculiarities and different expressions of Cocconato Barbera, which is capable of aging.
Poggio Ridente
Poggio Ridente was started by Cecilia Zucca, Luigi Dezzani’s wife, and their daughters. Today it totals 13 hectares, 8 of which are under vine, planted in 1998, with a good presence of Barbera. Since 2010 they have also planted Arneis, Cortese, Timorasso, Erbaluce, Riesling, Viognier, Pinot Noir, Alba Rossa, and Ruché, a grape variety for which they have a true passion.
A notable wine from Poggio Ridente is the Pèt Nat Matto, a sparkling rosé based on Nebbiolo. A pale pink wine, with hints of brioche, crisp red fruits, citrus, and slightly balsamic notes. On the palate, it is fresh and mineral. Elegant, harmonious, intense. A lively, smooth, snack-time wine. It pairs with prosciutto and melon, tomato and basil bruschetta, and Margherita pizza.
Marovè
The company of Adriano Cavallito produces wine and hazelnuts, in addition to having a farm stay (agriturismo) with five rooms for B&B accommodation and catering with the Osteria della Pompa. The family has been working on their hills for forty years, initially as a second job, but with Adriano, an agronomist, they have stepped up their efforts. Six hectares of vineyards, 7 of hazelnut groves, market gardens, and arable crops. The protagonist among all is Piedmontese Bonarda, followed by Grignolino, Dolcetto, Barbera d’Asti, and Nebbiolo. A total of 20,000 bottles, mainly red wine, consumed mostly at the agriturismo.
Intriguing from Marovè is a Bonarda Piemontese Doc 2023, a lively ruby red color, with a nose of crisp red and black berries, strawberry, and floral notes. On the palate, it is soft, dry, balanced, harmonious, and slightly and pleasantly tannic. Versatile with pairings, but spectacular with cured meats and salumi. And also with bigoli with duck, agnolotti with ragù, white meat roasts, Taleggio cheese, and Salame di Varzi.
Maciot
Paolo Macchia is a man of solid conviction as a certified Demeter biodynamic farmer since 2013. The Maciot company was founded in 1995 as an organic farm, following the family farm tradition which did everything from livestock to market gardening and arable crops, operating as subsistence farming aimed at supplementing the income of workers employed in large Piedmontese industry. “When I took back the land and agricultural activities,” Macchia recalls, “the farm, as it was run, was biodynamic without knowing it. On my part, I worked as a tutor for farms interested in converting to biodynamic farming in the Cuneo area.”
We are talking about a closed-cycle farm of 23 hectares, including 4 of hazelnut groves from which they claim to produce the world’s only Demeter-certified gianduia cream. They also raise seven dairy cows from which they produce yogurt and cheeses transformed directly on-site and manure which they then redistribute on the land, the only fertilizer used, including for the 300 fruit trees, meadows, and arable crops. Two rooms are dedicated to the agriturismo business with overnight stays and breakfast in Cascina Rosengana. Furthermore, they own the Cantina Da Ponte in the central Piazza Cavour, a restaurant and wine shop where their children work. The vineyard area totals 6 hectares divided between Barbera, Nebbiolo, Grignolino, Sauvignon, and Merlot, for a total of 30,000 bottles, 70% of which are exported.
The Saurì from Maciot, made from Sauvignon grapes, is claimed as a white wine. A wine with significant maceration, with a sought-after yeast sediment that enriches the sip. The color is amber, orangey, deep, and the nose speaks of ripe yellow-fleshed fruit, exotic fruit, and dried apricot. Fresh and easy on the palate, slightly tannic, it surprises with its drinkability, minerality, and length. It pairs with Venetian-style liver, deep-fried battered zucchini flowers, pasta with mussels and potatoes, pappa al pomodoro (tomato and bread soup), and Parma raw ham.
The Grignolino Doc Piemonte 2024 has a beautiful light ruby red color with orange reflections on the rim. The nose lingers on small black berries, wild strawberries, almond, and is slightly spicy. On the palate, it is warm with well-integrated tannins, good drinkability, and savoriness. It pairs with mushroom risotto, pappardelle with hare sauce, hunter’s chicken, bigoli in salsa, and young Piedmontese Toma cheese.
The Nobilino Nebbiolo Doc Monferrato 2022, which only sees stainless steel, has the classic Nebbiolo color, ruby red with orange reflections, and a complex and intense aroma—vinous, of red and black berries, plum, floral, and slightly spicy. On the palate, it is fresh and enveloping, pleasantly tannic, elegant and harmonious, with good structure and persistence. It pairs with gnocchi with wild boar ragù, stuffed guinea fowl, Barolo-braised beef, tajarin with truffle, and aged Asiago cheese.
The Nobil Nebbiolo Superiore Doc Monferrato 2021 spends 12 months in large barrels. The color is garnet red with orange reflections, and the aromas are intense and complex—of red and black berries, even in spirit, red rose, balsamic, blond tobacco, and spices. On the palate, it is full and warm, slightly tannic, fresh, elegant, robust, and persistent. It pairs with ossobuco alla milanese, wild boar stew with polenta, faraona alla pevarada (guinea fowl), and 36-month aged Parmigiano Reggiano.
Benefizio di Cocconito
The Benefizio di Cocconito winery, with its 12 hectares, 8 of which are under vine, produces wines from Barbera, Nebbiolo, Cabernet, and Shiraz grapes. Pino Bo, the dean of Cocconato producers, is a passionate winemaker who loves to drink well and interprets wines according to his taste, deeply tied to Cocconato, its history, and its agricultural and agri-food peculiarities and typicality. The wines are produced exclusively with grapes from their own vineyards, vinified in-house. Pino is a friendly and straightforward character, well-liked by his fellow producers and citizens. Tasting with him is simple, not trivial. He invites you to drink and drinks with you, and the only judgment he asks for on the wine is whether you like it or not. Because he likes his wine, and otherwise he couldn’t produce or perhaps even sell it. His dream would be to plant and vinify Pinot Noir, and the idea for a name on the label could be Pino(t)…
The Cocconito Barbera D’Asti Docg Superiore 2021 has a deep, intense ruby red color with violet reflections. The nose is complex and intense with red berries, cherry, plum, floral, and spice notes, with a slight toastiness. On the palate, it is warm and fresh, enveloping and soft, with slight, well-integrated tannins. Robust, balanced, and decidedly persistent, elegant, and harmonious. It pairs with tajarin with chicken liver sauce, jugged hare, culaccia (a type of cured ham), and Taleggio cheese.
Cantina Nicola
The Cantina Nicola and its wines perfectly reflect the effervescent personality of Federico Nicola, the family winemaker. From mostly white lands come Barbera, Grignolino, Freisa, Nebbiolo, and then Chardonnay, Sauvignon, and Arneis grapes, for wines of good elegance and great longevity. Barbera d’Asti is also the protagonist at Cantina Nicola, both in its fresh version and in the more concentrated and full-bodied version after wood aging (in the Superiore). Alongside the winery, there is the Restaurant for a cuisine of great research and innovation led by chef Alessia Rolla and Riccardo Rolla in the dining room.
The Pietra Freisa d’Asti dop Superiore 2022, aged for at least 12 months in French barriques, presents an intense ruby red color. The nose is complex and quite intense with ripe fruit, also dried and in jam, balsamic, spicy notes, particularly black pepper, aromatic herbs, and undergrowth. On the palate, one immediately perceives the fullness and enveloping quality of a soft and dry wine, but balanced by freshness and savoriness and a velvety tannin. The finish is long and persistent. It pairs with Venetian-style tripe with Parmesan, risotto all’isolana, porcini mushroom and chestnut risotto, grilled meat, polenta concia, semi-aged Pecorino di Pienza, and Lardo d’Arnad.







