Dal 25 settembre al 9 novembre nello spazio espositivo di Castellantico15 a Mirano, la mostra di arte contemporanea “Riflessi” mostrerà le opere di Raffaele Minotto, Marta Sforni e Tobia Ravà. In consonanza con il Festival dell’Acqua in corso a Mirano tra fine settembre e inizio ottobre, le opere esposte sono state scelte anche in rapporto al tema dell’elemento fluido fondamentale per la vita. L’esposizione è organizzata in collaborazione con Francesca Ruffini, Rubens Tola, Tommaso Trevisan e PaRDeS – Laboratorio di Ricerca d’Arte Contemporanea con il patrocinio del Cmune di Mirano (Ve). Durante l’inaugurazione che si terrà il 25 settembre alle ore 18 saranno eseguiti brani al pianoforte da parte di Tommaso Trevisan. Nell’ambito della mostra sono organizzati eventi musicali e una serie di eventi culturali, collegati al tema della mostra, incontri con gli artisti e la presentazione del libro di Antonio Costanzo, Che cos’è l’arte (Bette Edizioni 2025 con prefazione di Maria Luisa Trevisan e post fazione di Elisabetta Nalon con interviste ad artisti e tra questi vi sono Tobia Ravà e Raffaele Minotto), al fine di sollecitare il dibattito artistico e trasmettere al visitatore le conoscenze e i valori contenuti nelle opere.
La mostra si tiene a Mirano presso lo spazio espositivo Castellantico 15 dal 25 settembre al 9 novembre 2025 e prevede l’esposizione di dipinti di Raffaele Minotto e Marta Sforni e sculture in bronzo, allumini specchianti e sublimazioni su raso di Tobia Ravà. L’esposizione d’arte contemporanea dal titolo Riflessi riguarda la capacità che ha l’arte di stimolare non solo la vista ma anche la mente attraverso i materiali, le tecniche, i soggetti e i temi trattati nelle opere. Marta Sforni e Raffaele Minotto operano in maniera tradizionale sviluppando il tema attraverso la pittura ad olio su tela di lino (Sforni) o tavola (Minotto) realizzando immagini dei riflessi della luce su diverse superfici. Marta Sforni sceglie il vetro per rappresentare la fragilità dell’essere umano, mentre Raffaele Minotto dipinge affascinanti riverberi su paesaggi ghiacciati e innevati o sulle tavole imbandite elegantemente apparecchiate con bicchieri di cristallo e piatti scintillanti di antichi palazzi padovani. Tobia Ravà si muove con varie tecniche tra opere bidimensionali e tridimensionali in cui tratta in modi diversi il tema dell’acqua attraverso vari soggetti che hanno a che fare con il mare quali, onde, pesci, città portuali, oggetti marini come lo scafandro da palombaro. La mostra vuole essere una riflessione sul particolare momento di difficoltà che stiamo attraversando a livello ambientale, politico, sociale e personale, uno spunto per ripensare alla nostra esistenza, al nostro ruolo di essere umani sulla terra, a non depredare la natura, bensì essere più consapevoli, responsabili e rispettosi del prossimo e dell’ambiente con l’auspicio che ciò avvenga da parte di tutti, poiché le drammatiche circostanze che abbiamo vissuto prima con la pandemia e ora con le guerre in corso e il cambiamento climatico, che provoca quasi quotidianamente disastri un po’ ovunque, ci fanno sentire sempre più fragili, vulnerabili, isolati, ma al contempo connessi e collegati, avendo ben compreso che tutto è correlato in una continua dinamica di causa-effetto e che non ci salviamo da soli ma insieme, adottando comportamenti adeguati.



Le opere presenti in mostra invitano a guardare alle espressioni più alte dimostrate dall’essere umano in questi frangenti, ricorrendo alla resilienza sviluppata grazie ai valori che ognuno ha introiettato e appreso da famiglia, scuola, ambiente in cui ciascuno ha vissuto ed ha saputo metabolizzare e far propri restituendoli in azioni buone per l’umanità intera. Per loro natura gli artisti lo fanno da sempre creando opere d’arte attraenti e affascinanti e che, incidendo sulla nostra psiche ed emotività, trasformano il nostro modo di pensare e vedere le cose. La loro è un’operazione alchemica a tutto tondo in quanto in primis sanno trasformare la materia grezza con visionarietà, istinto, impeto, forza, energia, ma anche delicatezza, sensibilità, poesia, come nel caso del vetro o del bronzo, che dallo stato liquido arriva attraverso il fuoco al quello solido, realizzando quel miracolo che è l’opera d’arte, in grado poi di trasformare migliorandolo anche l’essere umano e l’umanità intera.
Durante l’inaugurazione che si terrà il 25 settembre alle ore 18 saranno eseguiti brani al pianoforte da parte di Tommaso Trevisan. Nell’ambito della mostra sono organizzati eventi musicali e una serie di eventi culturali, collegati al tema della mostra, incontri con gli artisti e la presentazione del libro di Antonio Costanzo, Che cos’è l’arte (Bette Edizioni 2025 con prefazione di Maria Luisa Trevisan e post fazione di Elisabetta Nalon con interviste ad artisti e tra questi vi sono Tobia Ravà e Raffaele Minotto), al fine di sollecitare il dibattito artistico e trasmettere al visitatore le conoscenze e i valori contenuti nelle opere.
In consonanza con il Festival dell’Acqua in corso a Mirano tra fine settembre e inizio ottobre, le opere esposte sono state scelte anche in rapporto al tema dell’elemento fluido fondamentale per la vita. L’esposizione è organizzata in collaborazione con Francesca Ruffini, Rubens Tola, Tommaso Trevisan e PaRDeS – Laboratorio di Ricerca d’Arte Contemporanea.
Per informazioni e approfondimenti sugli artisti si vedano:
per Raffaele Minotto www.raffaeleminotto.it
per Tobia Ravà www.tobiarava.com anche su fb e Instagram
per Marta Sforni www.martasforni.com
PaRDeS – Laboratorio di Ricerca d’Arte Contemporanea, via Miranese 42, 30035 Mirano (VE) tel./fax 041/5728366 cell. 349 1240891; www.artepardes.org; artepardes@gmail.com
CASTELLANTICO 15:
Lo spazio Castellantico 15 e’ una nuova realtà in pieno centro a Mirano pensata e realizzata circa un anno e mezzo fa da Marcello Benetti, musicista Miranese da anni
residente negli Stati Uniti. L’idea e’ stata di utilizzare gli ambienti di lavoro del padre Giuliano, assicuratore di gran successo, e di trasformarli in uno spazio dedicato all’arte a 360 gradi. Quindi mostre di pittura, fotografia e scultura, sala concerti dalla Classica da camera al Jazz di improvvisazione, locazione per seminari, convegni, saggi musicali e presentazione di libri e progetti. Non c’e’ limite alle possibilita’ di utilizzo di Cast 15, a disposizione dell’arte e della comunità.
BIO ARTISTI:
Marta Sforni ha scelto la pittura per rappresentare la fragilità, bellezza, la preziosità del vetro veneziano facendo diventare il lampadario di Murano il suo oggetto iconico assunto ad allegoria della nostra esistenza. Nata a Milano, dove ha mosso i suoi primi passi in una famiglia di esteti e collezionisti d’arte, ha vissuto un grande lutto e un grave incidente. Vive e lavora a Venezia. Queste prime esperienze hanno segnato profondamente il suo diventare artista, nonostante si sia diplomata in architettura a Venezia ed abbia seguito le lezioni dello scultore Luciano Fabro all’Accademia di Brera, si considera un autodidatta. Usa principalmente la tecnica ad olio su lino. Ha esordito con una mostra a Milano e poi in vari musei e gallerie internazionali e italiani con mostre collettive e personali. Ha passato un lungo periodo a Berlino dove ha eseguito un importante polittico per la sala da pranzo dell’Ambasciata di Berlino. Le sue opere sono in prestigiose collezioni italiane e straniere tra le quali quella della Farnesina a Roma e la collezione Mietteninen a Berlino/Helsinki. Fa parte del blog Diario della pittura italiana di Camillo Langone. Ha partecipato della mostra La pittura italiana oggi del 2023 alla Triennale di Milano e nel 2024 ha esposto una sua opera nel museo di Palazzo Madama a Torino.
Tobia Ravà veneziano nato a Padova, nel 1959, si è formato tra Venezia e Urbino, dove ha appreso l’arte dell’incisione da Licata, Pagnacco, Sene, Vecchiet a Venezia, Bruscaglia e Ceci ad Urbino, e all’università di Bologna, dove ha studiato arte e comunicazione con Renato Barilli, Francesca Alinovi e Flavio Caroli, ma
soprattutto semiotica con Umberto Eco e Omar Calabrese (con i quali si è laureato con una tesi sull’interdizione visiva nell’arte ebraica). È noto a livello internazionale per la sua ricerca artistica che fonde arte figurativa, matematica e mistica ebraica, in particolare la ghematria, il sistema numerico della lingua ebraica e Kabbalah, la vasta tradizione sapienziale ebraica antica e ha al suo attivo due scoperte matematiche una sulla sequenza di Fibonacci e una sui numeri primi. Nel suo lavoro utilizza numeri e lettere dell’alfabeto ebraico per costruire paesaggi, figure e simboli, creando opere di grande impatto visivo e spirituale. Le sue creazioni hanno una forte componente concettuale e sono spesso legate alla tradizione cabalistica, alla geometria sacra e ai valori etici universali. Ha esposto in numerosi musei, gallerie e istituzioni culturali in Italia e all’estero, e ha preso parte a progetti di arte pubblica e collettiva. Nel 2004, insieme a Maria Luisa Trevisan, ha fondato PaRDeS – Laboratorio di Ricerca d’Arte Contemporanea a Mirano (VE), un centro dedicato alla riflessione tra arte, scienza, filosofia, ambiente e spiritualità. Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private in tutto il mondo e sono apprezzate per la loro capacità di unire estetica e pensiero, tradizione e contemporaneità.
Raffaele Minotto, pittore e incisore, nasce a Padova nel 1969. Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Venezia, corso di Pittura, dove si diploma nel 1991. Risale al 1995, presso il Centro di Storia del Costume ‘Ieri Attualità’ di Padova, la sua prima mostra personale. Da questo momento espone con continuità le sue opere, giungendo a presentare il lavoro svolto in questo primo periodo con l’esposizione Via Euganea, realizzata a Padova nel 2003, a cura di Giorgio Segato. Nel 2009 la pittura di Minotto è stata selezionata per Contemplazioni: ampia esposizione a cura di Alberto Agazzani, che ha proposto nel Castello Sismondo di Rimini un efficace punto di vista sulla pittura italiana. Nel 2011, viene invitato da Vittorio Sgarbi ad esporre nell’ambito della 54° Biennale di Venezia – Sezione Regione Veneto. Parallelamente alla ricerca pittorica prende forma il progetto Acque misteriose che rappresenta un ‘ritorno al disegno’, anche di grande formato, attraverso l’analisi del tema dei bagnanti, già affrontato in precedenza con altre tecniche. La collaborazione con Stefano Annibaletto, curatore del progetto, porterà nel 2013 alla realizzazione dell’omonima mostra presso la Sala della Gran Guardia di Padova e di un catalogo che documenta e analizza il tema proposto. In contemporanea prosegue anche lo studio dell’incisione: a giugno 2012 la rivista ‘Grafica d’arte’ dedica alle sue incisioni un’ampia presentazione a firma del prof. Paolo Bellini. È candidato a numerosi premi e partecipa a numerose mostre collettive in Italia e all’estero. Sue personali sono state organizzate a Parigi, Lussenburgo, Venezia, Treviso, Vicenza, Asiago, Bolzano, Bologna, Ferrara, Piacenza, Reggio Emilia, Milano, Pavia, Brescia, Varese, Verbania, Salerno, Positano, Alberobello. Il lavoro di Minotto è segnalato nei volumi La pittura nel Veneto – Il Novecento (Mondadori Electa, 2006) e La Pittura nel Veneto – Dizionario degli Artisti (Mondadori Electa, 2009). Vive e lavora a Padova.







