Questo devono chiedersi i cittadini: chi per il proprio tornaconto potrà mai pensare di avere giovamento dal siluramento di Draghi e dalla fine anticipata (di pochissimi mesi) di questa legislatura?
Discutere la permanenza o meno di Mario Draghi alla Presidenza del Consiglio e quindi la continuità dell’attuale governo è un gioco pericoloso, puerile, fuori dal tempo e dallo spazio. Soltanto politici allo sbaraglio, sconnessi dalla realtà e indifferenti all’interesse generale possono pensare che questa sia un’eventualità utile al Paese. Non mi interessa accodarmi al sentiment generale, largamente “draghiano”, con l’ennesima pacca sulla spalla. Ma è un dato di fatto che perdere l’autorevolezza internazionale riconosciuta a Super Mario considerata la congiuntura economica e sociale è esercizio che travalica l’autolesionismo e rasenta il tentativo di suicidio di massa. Tali e tanti i problemi e le difficoltà nel contesto internazionale e la straordinarietà del momento di pandemia, guerra, crisi energetica, ecc. con un PNRR da portare a casa e a compimento alle porte, che cambiare il pilota, non il mezzo, non può essere una soluzione. La politica è commissariata? Verrebbe da dire per fortuna, considerata la qualità mediamente espressa.
Va considerato che questa coda di pessima legislatura che confidiamo verrà salutata con un pernacchio fragoroso, e con essa quel che resta della follia collettiva chiamata Cinque Stelle, arriverà a conclusione tra pochi mesi. A primavera 2023 si voterà per il rinnovo del Parlamento e il numero di parlamentari da eleggere sarà inferiore dell’attuale. Chi potrà mai pensare di avere giovamento dal siluramento di Draghi e dalla fine anticipata (di pochissimi mesi) di questa legislatura? Questa è la domanda che i cittadini che ancora credono nel dovere del voto dovrebbero porsi.
Con questo sistema elettorale e considerata la debolezza di partiti e movimenti oltre che la mancanza di leadership vere, autorevoli, riconosciute e di spessore, chi e come deciderà le candidature se non i soliti noti nei soliti salottini e focolari? E allora cosa possono temere queste mezze figure di capipartito se si voterà nella prossima primavera anziché ad ottobre di quest’anno? Nei partiti più datati, strutturati e presenti nelle città, che si facciano i congressi promessi da anni e che con essi si impongano nuovi dirigenti locali e nazionali e nuove dinamiche nella gestione delle candidature; che sul volgere della legislatura si possa arrivare a votare una nuova legge elettorale, magari proporzionale con lo sbarramento, che porti a candidare e ad eleggere figure veramente rappresentative e riconosciute non mezze figure o inutili scudieri del capetto di turno; che i gruppi e gruppuscoli di “Centro” abbiano il tempo di trovare un minimo comune denominatori e presentarsi insieme alle urne (salvo poi deflagrare un giorno dopo il voto); che si rafforzi quell’”Area Draghi” in grado di influenzare il voto e di portare consenso ai partiti “governisti” avvertitidagli elettori, a ragione o a torto, più affidabili.
Questo devono chiedersi i cittadini: chi per il proprio tornaconto potrà mai pensare di avere giovamento dal siluramento di Draghi e dalla fine anticipata (di pochissimi mesi) di questa legislatura?







