I Colli Euganei che il Consorzio Vino Colli Euganei intende sempre più raccontare sono un insieme di vini d’eccellenza, ma anche gastronomia tradizionale, olio extra vergine d’oliva di qualità, salumi e insaccati di qualità assoluta, terme e ricettività alberghiera di spessore internazionale, percorsi ciclabili, pedonali, storia, ville e musei a due passi da Padova, “Urbs Picta”, che da qualche anno sta conoscendo un rinascimento artistico e culturale come poche città in Italia. Da ultimo, lo scorso fine settimana a Praglia, con la rassegna “Vulcanico Serprino”.
Potremo usare una metafora calcistica che rende bene l’idea: chi pensa al calcio come ad un fenomeno sportivo che riguarda solo e sempre il calcio, non ha capito niente del calcio che in Italia è soprattutto socialità, tifo, senso di appartenenza, amore per la propria squadra del cuore. Vale lo stesso per i vini. Il vino è innanzitutto il principe delle eccellenze agroalimentari del Belpaese, la nostra punta di diamante. Tuttavia, ridurlo ad un segmento produttivo, ad un mercato globale, ad un insieme di numeri e analisi, per quanto corretto sia disporre di una bussola e tracciare concretamente la rotta per affrontare i mari della competizione internazionale, alla lunga può risultare limitante. Il vino è cultura, socialità ed esperienza gastronomica. E’ una realtà in grado di intercettare milioni di golosi e di curiosi nel mondo che hanno fame di Italia. Se questo è vero, e personalmente penso lo sia, immaginare che l’Italia debba sedersi al tavolo dei mercati globali giocando con le stesse carte di tutti gli altri è sbagliato. Abbiamo centinaia di varietà autoctone (considero tali oramai anche quelle che pur storicamente collocate altrove stanno nei nostri impianti da secoli); centinaia di denominazioni d’origine; centinaia di vini territoriali che solo in un areale specifico e solo li possono esprimersi così bene e risultare cosi caratteristici e distintivi. Abbiamo migliaia di formaggi, di salumi, di piatti regionali da abbinare preparati con un ventaglio amplissimo di materie prime vegetali e animali espressione di una biodiversità inarrivabile per gli altri Paesi. Siamo primi nel mondo e per distacco, per patrimonio culturale, artistico, storico e archeologico, siti unesco… Beh!, se non capiamo che tutto questo insieme ci rende e ci renderà non solo fortunati ma unici e attrattivi come nessuno nel mondo, allora abbiamo una visone a dir poco parziale se non miope di come e quanto il vino possa trarre beneficio da un rapporto sinergico e integrato con tutte queste eccellenze che abbiamo in ogni regione, in ogni città, in ogni borgo. Per dirla come Giorgio Salvan, produttore di vino e memoria storica dei Colli Euganei “ci sono vini iconici tra i migliori al mondo che viaggiano e poi ci sono vini che fanno viaggiare”. Fuor di metafora significa che ci sono vini come il Barolo o il Brunello, tanto per fare un esempio, che giocano una partita a parte in un campionato élite. E poi ci sono i tanti piccoli produttori di eccellenze enologiche che non hanno i numeri e la forza per andare a proporsi in maniera organica e strutturata all’estero e che devono intercettare e ingolosire i consumatori e i turisti di passaggio che speso passano per l’arte, per le terme, per la cucina, le spiagge, i monti,ecc.
Non vorrei che tutto questo pippone sembrasse il panegirico del “piccolo è bello” fuori dal tempo e dallo spazio. Il gioco di squadra tra produttori e consorzi è fondamentale in questo senso. Ma vorrei assolutamente che, considerate le nostre vocazioni, non si finisse per essere schiacciati e sviliti dal modello unico di vino e di approccio ai consumi e ai mercati. Che si guardi solo all’uovo di oggi e non si vedano le galline di domani. Questa, pur lunga premessa, mi serve per raccontare un esempio in questo senso di modello promozionale di un territorio vitivinicolo che nel tempo, recuperati completamente i personalismi e gli eccessi di improvvisazione, potrebbe funzionare: i Colli Euganei nel padovano che ho apprezzato una volta di più lo scorso week end durante un tour organizzato. I Colli Euganei che il Consorzio Vino Colli Euganei intende sempre più raccontare come insieme di vini d’eccellenza, ma anche gastronomia tradizionale, olio extra vergine d’oliva di qualità, salumi e insaccati di qualità assoluta, terme e ricettività alberghiera di spessore internazionale, percorsi ciclabili, pedonali, storia, ville e musei a due passi da Padova, “Urbs Picta”, che da qualche anno sta conoscendo un rinascimento artistico e culturale come poche città in Italia.
Vulcanico Serprino






Il tour è stato organizzato in concomitanza con la manifestazione “Vulcanico Serprino” svoltasi presso l’Abbazia di Praglia lo scorso week end . il Serprino è un vino autoctono del Veneto a denominazione di origine, specializzato nella tipologia frizzante che può essere prodotto esclusivamente nell’area dei Colli Euganei, tutelata come Parco Regionale e recentemente riconosciuta Riserva della Biosfera MAB UNESCO. Nasce dall’uva omonima e dal savoir faire dei vignaioli locali, che nei secoli hanno perfezionato l’arte di produrre vini frizzanti fini e persistenti, versatili, caratterizzati da bollicine finissime. Un vino trasversale, che si distingue per le note di mela, pera, pesca. La zona di produzione si estende sui comuni di Arquà Petrarca, Galzignano Terme, Torreglia e in parte anche sui comuni di Abano Terme, Montegrotto Terme, Battaglia Terme, Due Carrare, Monselice, Baone, Este, Cinto Euganeo, Lozzo Atestino, Vo’, Rovolon, Cervarese S. Croce, Teolo, Selvazzano Dentro, tutti in provincia di Padova. Secondo il disciplinare, le rese consentite sono fino a 150 quintali/ettaro. La tipologia più rappresentativa è il Frizzante sebbene il Serprino possa essere prodotto anche nella tipologia Spumante. Attualmente, la produzione è di circa 1 milione di bottiglie ma le ambizioni del Consorzio vanno ben oltre considerato che i vigneti già esistenti possono consentire, teoricamente, di arrivare a 8,5 milioni di bottiglie. In animo la richiesta di modifiche necessarie a permettere la produzione di Serprino “Col Fondo” e l’utilizzo del tappo a vite.
Azienda Agricola Il Pianzio









Il Pianzio è la storia di quattro generazioni della famiglia Selmin insediatasi nell’omonima vallata che si trova sul fronte meridionale del Monte Rua noto ai più per l’Eremo dei Camaldolesi. Dal bisnonno Emo la guida è passata ai due fratelli, Vittorio e Guglielmo, affiancati dalle mogli Mariagrazia e Marzia, in azienda dalla fine degli anni ’80. Da allora il vino è passato dallo sfuso alle bottiglie che ad oggi vengono prodotte in numero di 75000 all’anno. Da qualche anno la quarta generazione sta portando il suo contributo sempre più attivo in azienda in primis Nicolas, il maggiore dei quattro nipoti, che in seguito agli studi enologici ha contribuito al miglioramento delle tecniche di lavorazione e di affinamento dei vini, e con lui la sorella Laura, che ha deciso di dedicarsi all’azienda di famiglia dopo esperienze importanti nel marketing. Lavorano complessivamente 12 ettari di proprietà tutti nel comune di Galzignano Terme e tutti a conduzione convenzionale e 1.5 di ulivi, la maggior parte dei quali secolari. I Vigneti, sessanta per cento a bacca bianca, si trovano in parte in quella che si chiama Valle del Pianzio (sede dell’azienda) particolarmente vocata per i vini bianchi con terreni prevalentemente marnosi e ricchi di scaglia rossa. Gli altri sono suddivisi in altre tre parcelle sparse nel territorio comunale, dove la composizione del terreno e l’esposizione solare danno luogo a microclimi particolari, per ognuno dei quali è stata individuata la varietà viticola più adatta. Producono vini DOC e DOCG tipici della zona collinare. Dal 2015 tanti i lavori di ampliamento in particolare l’ultimo ha visto la costruzione della nuova sala degustazione. “Il territorio dei colli euganei – sottolinea Nicolas – è meraviglioso ed eterogeneo. A Baone fichi d’india e piante tropicali e nella parte opposta abete e castagno. Questo è il risultato di un microclima particolare e di un territorio con cuore vulcanico e pelle sedimentaria fatta di scaglia bianca e rossa”. L’uva serprino giace solamente nei terreni collinari. La degustazione è stata piacevole e ben accompagnata con l’esordio a base di pane e olio evo di casa. Il Serprino ovviamente ha recitato la parte del protagonista ma decisamente in ottima compagnia con i bordolesi e col moscato giallo secco pregevole con le sue note balsamiche, sulfuree ed affumicate.
Abbazia di Praglia





















Ci sono luoghi in cui la viticoltura, più che il vino che ne è conseguenza, diventano strumento, non oggetto, di culto. Di regola monastica. Vale anche per i monaci benedettini dell’Abbazia di Praglia a Teolo (Pd) sui colli euganei, la più grande comunità d’Italia retta dal 2018 da padre Stefano Visintin. Tra i labores prescritti la vitivinicoltura ha sicuramente una storia a sé. Ma qui si punta al pareggio di bilancio, nessuna speculazione. Il primo documento che lega la viticoltura all’Abbazia, fondata nel 1080, risale al 1130, ma è sul Trattato dell’Agricoltura di Pietro Dé Crescenzi del 1304 che troviamo esplicita menzione della schiava e della garganega come vitigni del territorio. Nel 1500 i monaci gestivano duemila ettari tra conduzione diretta e mezzadria (tra questi i Domini di Bagnoli). E va sottolineato come ad ogni contratto di mezzadria imponessero un impianto di viti e di ulivi. Nel 1810 con la soppressione degli ordini religiosi imposta da Napoleone si perdono conoscenze e tradizioni. E nel 1867 con l’annessione del Veneto all’Italia tutta la comunità viene nuovamente sciolta, allontanata e trova rifugio a Daila (Istria) allora territorio austriaco. Poi però, nel 1900, imposero ai monaci, esuli in Istria, di acquistare l’Abbazia e nel 1904 due frati tornarono a Praglia seguiti anni dopo dagli altri cacciati con l’avvento di Tito nella ex Jugoslavia.
Arrivando ai giorni nostri, negli anni ottanta del secolo scorso l’Abbazia vinificava mille ettolitri circa ed era una viticoltura chiusa ed obsoleta governata da l’unico monaco autorizzato ad entrare in cantina. Con la sua morte nel 1985 viene chiusa la cantina. Dal 2000 la ripartenza tornando a condurre i terreni dati in affitto e dal 2005 con la ristrutturazione delle cantine fino alla prima vinificazione del 2011. Con una superfice vitata di dodici ettari circa con tutti i più comuni vitigni autoctoni ed internazionali, tra i quali un piccolo vigneto a pinot noir sul cucuzzolo del Monte della Madonna (520 metri slm) dove c’è un piccolo monastero (tre a turno i monaci stanziali) che fa riferimento all’Abbazia di Praglia. Durante la vendemmia i monaci partecipano ai lavori sempre rispettando gli impegni liturgici e le altre attività. Dal recupero di un vecchio locale cisterna dove veniva convogliata e raccolta l’acqua piovana potabile, sono stati ricavati i locali destinati all’affinamento. Temperatura e umidità sono costanti per la gran parte dell’anno (17° C) ma nel caso aumentino troppo intervengono con la climatizzazione. Di recente è stata ultimato un ulteriore spazio cantina dove andranno delle anfore sempre per il metodo classico. Tra le attività dei monaci quella legata alla biblioteca statale e al recupero del libro, la foresteria per i ritiri spirituali, le produzioni a base di erbe officinali, l’apicoltura per il miele e le attività convegnistiche. Per quanto riguarda il vino, entreranno in produzione con il loro Serprino nel prossimo anno mentre al momento oltre ai rossi e al moscato giallo fiori d’arancio sono particolarmente concentrati e vocati sul metodo classico.
I Colli Euganei e il turismo
I Colli Euganei, una delle mete turistiche più frequentate del Veneto, offrono un’ampia gamma di attrazioni paesaggistiche, naturali e storico-artistiche. Oltre ai siti archeologici, la zona vanta città murate, luoghi religiosi isolati come eremi e abbazie, e dimore signorili immerse nella natura, con giardini storici di rilevanza nazionale. L’offerta ricettiva è variegata, dai B&B agli agriturismi e hotel, con particolare menzione per gli oltre 130 stabilimenti termali di Abano e Montegrotto. Questi, noti per le loro acque minerali dalle proprietà curative, costituiscono la più grande stazione termale d’Europa, attirando circa 2,9 milioni di visitatori all’anno. Le acque termali provengono dalle precipitazioni sulle Piccole Dolomiti, che penetrano le rocce calcaree riscaldandosi e risalendo poi attraverso fratture nel terreno. Oltre al termalismo, i Colli Euganei offrono numerosi tesori storico-artistici. A Este (PD), il Museo Nazionale Atestino espone manufatti ceramici, armi e oggetti ornamentali che raccontano la storia del territorio. A Teolo (PD), l’Abbazia di Praglia, monastero benedettino dell’XI secolo, è la più numerosa d’Italia e conta circa 40 membri. Nel Medioevo, la posizione elevata dei Colli favorì la costruzione di castelli e fortificazioni, come il complesso Monumentale Rocca di Monselice e il celebre Castello del Catajo, considerato “la reggia” dei Colli Euganei. Di notevole rilevanza anche le ville, ricche residenze nobiliari del passato, quali Villa Beatrice d’Este a Baone (PD), Villa Selvatico Sartori a Battaglia Terme (PD) e Villa dei Vescovi a Torreglia (PD), la più importante dimora del Rinascimento prepalladiano. Un altro elemento di grande fascino è la casa di Francesco Petrarca ad Arquà Petrarca (PD), dove il poeta soggiornò dal 1369 al 1374. Padova, vicina ai Colli Euganei, arricchisce ulteriormente l’offerta turistica con i suoi cicli di affreschi inclusi nella lista dei patrimoni dell’umanità dall’UNESCO nel 2021 e l’Orto Botanico riconosciuto nel 1997. La città, con circa due milioni di presenze annue, influenza positivamente il turismo nella zona. Infine, i Colli Euganei sono rinomati per le eccellenze agroalimentari, tra cui l’Olio Extravergine di Oliva Veneto Colli Euganei e Berici (DOP), il Prosciutto Veneto Berico-Euganeo (DOP), liquori, e produzioni di giuggiole, piselli, ciliegie e marroni. Queste specialità enogastronomiche rendono i Colli Euganei una destinazione di grande interesse anche per chi è appassionato di cucina, alla ricerca di sapori autentici.







