Azione e Italia Viva? Di cosa stiamo parlando? Degli stessi percorsi più o meno centristi che, esplosi e implosi i partiti storici agli inizi degli anni novanta, hanno portato a: Forza Italia, Ppi, Cdu, Ccd, Margherita, Udc, Udeur, Italia di Mezzo, Rosa Bianca, Ncd, Noi di centro, Coraggiosi, più una decina o giù di lì di democrazie cristiane e partiti socialisti. Ma senza sistema elettorale proporzionale di cosa parliamo?
L’aspetto più svilente e mortificante della politica è chi la vive come una competizione e basta. Se è vero come è vero che di competizione si tratta e che, in quanto tale, bisogna prendersi la responsabilità di costruire una squadra all’altezza e un manifesto di governo credibile per provare a vincere, è altrettanto vero che l’approccio muscolare, meramente agonistico a cui ci siamo abituati con la scomparsa del sistema elettorale proporzionale e l’avvento della seconda repubblica ha comportato un irrefrenabile scadimento dei costumi, della dialettica e della classe dirigente. Ci ha assuefatti all’imperversare del populismo, della demagogia, della politica dell’uomo solo al comando più attento ai like che ai contenuti. Ma la politica è partecipazione.
Questa premessa per arrivare ai nostri giorni e all’ultima, ennesima scorribanda lanciata alla conquista del centro, spazio elettorale oramai mitologico, ridotto a una palude in Italia e non solo. Azione e Italia Viva si sono ridivisi (personalmente non escludo si riuniranno) malamente. Ingolositi dalle prossime elezioni europee dove si vota con un sistema proporzionale puro, sono volati gli stracci tra due leader conosciuti per le esuberanze dialettiche e non solo. Immagino che Calenda proseguirà nel suo percorso così come Renzi, piaccia o meno. Ma di cosa stiamo parlando? Degli stessi percorsi più o meno centristi che, esplosi e implosi i partiti storici agli inizi degli anni novanta, hanno portato a: Forza Italia, Ppi, Cdu, Ccd, Margherita, Udc, Udeur, Italia di Mezzo, Rosa Bianca, Ncd, Noi di centro, Coraggiosi, più una decina o giù di li di democrazie cristiane e partiti socialisti e transumanze varie di eletti, più o meno sempre gli stessi da decenni, pronti a passare di pascolo in pascolo a seconda delle convenienze. Costruzioni parlamentari o alchimie elettoralistiche da “uno virgola” a poco oltre giustificate da leggi elettorali che le oligarchie e relativi cartelli hanno costruito “pro domo eorum” con lo stesso spirito con cui si avvia una start up e si lancia un budget immaginando un Roi (Return on investment).
La realtà e che il Centro, quello vero, alto, indipendente, autonomo è morto da tempo. Il Centro e morto, non lo sono i centristi. Il partito moderato è morto, non lo sono i moderati. Il partito riformista è morto non lo sono i riformisti. Il partito democristiano è morto non lo sono i democristiani. E così via. Chi persevera blandendo un centro mitologico lo fa immaginando ancora di spostare l’asticella del consenso del proprio polo di appartenenza di quello zero virgola percentuale necessario a vincere, forse a sopravvivere, non a governare. Ma non parliamo di Centro, parliamo di centrini utili alla bisogna per soddisfare le bulimie e gli interessi degli oligarchi, dei potentati, degli eletti. L’idea forse illusoria che gli elettori possano trovare rappresentanza, se non senso di appartenenza, in un partito che prima di preoccuparsi dei sondaggi, delle alleanze, si proponga con un programma chiaro, argomentato, senza compromessi e che guardi al futuro, suona da chimera. Eppure da qui bisogna ripartire, con una soluzione che si chiama sistema elettorale proporzionale con preferenza e sbarramento al 5%. E ripartire da partiti veri, che come qualsiasi associazione eleggano tutta la dirigenza dall’ultimo livello comunale al segretario nazionale con dei congressi veri, facendo votare gli iscritti, confrontandosi su tesi diverse e accettando il risultato finale. Parlare di Centro e di neocentrismo come un ennesimo minestrone di moderati, riformisti, popolari ecc. ecc. è prendere per il culo se stessi e gli altri. Chi avrà veramente il coraggio di proporre e sostenere fino in fondo una riforma elettorale proporzionale con sbarramento al 5%?







