Il libro di Stefano Pittarello, Edizioni Incontropiede, parla di basket e dei protagonisti e appassionati del pallone a spicchi tra Venezia e Mestre. Oltre lo sport, uno spaccato di società, di vita; un racconto di città e quartieri a tratti commovente. La venezianità e la mestrinità come uno stato dell’anima.
Chi pensa che il basket sia solo una questione di basket, non ha capito niente del basket. Frase rubata al calcio, si adatta benissimo alla palla a spicchi tante le cronache, le storie di tifoserie, di agonismo e antagonismo riconducibili alla pallacanestro ma in grado di raccontare spaccati di società e di vita, quartieri e città, che gravitano attorno ad uno sport così popolare e diffuso. Se questo è vero, ed io lo penso profondamente nonostante sia stato rapito molto di più dal calcio, leggere “Il Derby del Ponte”, scritto dall’amico e collega Stefano Pittarello ed edito da quei visionari appassionati di Edizioni Incontropiede, è stata una delle più belle conferme lette negli ultimi anni. Prima ancora che essere una scrupolosa ricostruzione di un movimento sportivo che dagli anni sessanta ha coinvolto e travolto Venezia, Mestre e tutto l’hinterland di terra ferma, è un libro di storia, uno spaccato di società a tratti commovente come lo è stato l’altro libro di Stefano “Il sacco bello” scritto nel 2017. Una fotografia di un tempo andato fatto di giornate lunghe, lente, belle per la loro semplicità cadenzate dall’orario scolastico, di lavoro (quello certo, sindacalizzato, sicuro), dell’uscita in piazza, in barca, dello sciopero, dell’uscita al bar “dove Nietzsche e Marx si davano la mano”. La venezianità vera, e ancora di più la mestrinità, sono uno stato dell’anima, un modo di essere e di sentirsi compresa, innanzitutto, la capacità e la voglia di vivere e di guardare alla propria come una città dell’uomo fatta di vie, negozi, scuole, chiese, bar, osterie, fabbriche, palazzetti, campi e campetti. Una citta per l’uomo sociale, identitario, solidale, con uno spiccato senso di appartenenza alla propria comunità da vivere in tutte le sue componenti, anche sportiva, dove gli atleti protagonisti di partite memorabili nelle massime serie professionistiche sono ancora ricordati come supereroi. E dove la rivalità storica tra la Reyer e Basket Mestre ha infiammato per quindici anni un Comune in grado di esprimere tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta due grandi protagoniste della serie A. Una rivalità vera, accesa, entusiasmante. Scrisse il 15 novembre 1980 Arnaldo Mussolini, giornalista del Gazzettino, alla vigilia del Derby: “Una partita più derby di quella di domani a Mestre fra Superga e Carrera è difficile trovarla. Mestre – Venezia città unica è un progetto impossibile. Geneticamente è una città sola ma profondamente divisa: genitori da una parte del ponte, figli dall’altra. Una situazione simile c’è solo a Berlino, in mezzo il muro e i Vopos. Immaginate un derby di calcio o di pallamano Berlino est – Berlino ovest ed ecco il clima di Superga Mestre – Carrera Mestre”.
Il lavoro di Stefano Pittarello ha permesso di mappare gli oltre cento campetti equamente divisi da una sponda e l’altra del Ponte della Libertà, ripercorrendo le avventure di chi li ha consumati. Nei playground veneziani sono passati grandi personaggi del Basket nazionale del calibro di Pieraldo Celada, Stefano Cazzaro, Ettore Messina, Massimo Mangano, Franz Arrigoni, Harthirne Wingo, Drazen Dalipagic, Stefano Gorghetto, Stefano Teso, Marco Palumbo, Andrea Mazzon e il sempre compianto Davide Ancilotto. Questo libro è un esercizio di salvaguardia di una memoria collettiva importante, da preservare. E che i tifosi della Reyer piuttosto che quelli del Basket Mestre ricordano, difendono e tramandano ai nuovi tifosi ed appassionati ancora oggi. E sempre con grande dovizia di particolari. Quei tifosi che in una stessa giornata sono ancora adesso capaci di indossare la sciarpa arancio nera per andare al Baracca a seguire il Mestre Calcio al pomeriggio e la sciarpa bianco rossa alla sera al palazzetto per tifare il Basket Mestre. Personalmente lego tutto questo rinascimento sportivo al fermento che Mestre e la terraferma stanno conoscendo sotto diversi aspetti, non ultimo quello sportivo. E confesso da mirese innamorato della mia città che la mestrinità mi è entrata nel sangue al punto da sentirmi mestrino acquisito e in quanto tale tifoso del Calcio Mestre e del basket Mestre.







