Il massimalismo ambientalista che ha ispirato molte delle politiche green europee e mondiali alla fine ha prodotto una disaffezione delle masse in molte aree geografiche alla causa della sostenibilità e modelli socioeconomici più iniqui. I nodi stanno venendo paurosamente al pettine.
D’attualità, seppur rapidamente anestetizzato, nonostante taluni tentativi di ulteriore strumentalizzazione, è il cosiddetto “scandalo delle lobby green europee”, ossia la scoperta di finanziamenti della Commissione UE a una rete di associazioni ambientaliste finalizzata a condizionare il dibattito e i parlamentari UE in modo da sostenere le politiche del contestato green deal dell’ex commissario Timmermans1. In realtà la notizia è un po’ la scoperta dell’acqua calda, non è un vero scoop, e l’uso polemico fatto della notizia, e come, detto, una certa cloroformizzazione del tema, hanno ridotto il suo impatto mediatico. Ciò non toglie la rilevanza del tema. Dall’altro capo dell’Atlantico, l’insediamento di Trump ha portato immediatamente a una serie di decisioni che peseranno non poco, in materia ambientale, scientifica e geopolitica più in generale, i cui esiti finali non sono facilmente, ad oggi, comprensibili, ma è indubbio che vi saranno. Tra i fatti più eclatanti l’uscita dagli accordi di Parigi e dall’OMS. Il neopresidente ha l’obbiettivo di abbassare drasticamente il costo dell’energia USA e di massimizzare i profitti dalle risorse fossili a stelle e strisce, per questo ci sarà una spinta decisa verso le estrazioni anche laddove non si riteneva cauto farle. La nomina poi nelle principali agenzie federali sui temi tecnici e scientifici di figure che nel passato, anche recente, hanno senza remora dichiarato assoluto scetticismo relativamente a importanti temi quali il cambiamento climatico o la necessità di ridurre le emissioni climalteranti2, palesa la volontà di non ritenere il supporto tecnico-scientifico come necessario all’elaborazione delle scelte su determinati temi, ma anzi lo si considera un problema quando questo non è allineato rispetto alle posizioni più spicce mirate a guadagnare consenso immediato e risultati macroenomici rapidi. Insomma se l’uovo di oggi è grosso, alla gallina di domani ci penserà qualche altro. Lo “scientifically correct” non è un punto fermo. L’uscita dall’OMS poi, mostra come anche sui temi della cooperazione scientifica internazionale non si vogliano avere vincoli3, anche di fronte a temi come possono essere pandemie globali, se questo può incrinare il supporto popolare per la necessità di introdurre misure potenzialmente impopolari per quanto necessarie. America First, davvero, anche del buonsenso.
Si è arrivati a questo assurdo, perché anche negli USA le politiche ambientali e la green economy sono state percepite come elitarie, a scapito dei ceti deboli ed economicamente deprimenti. Ed in parte lo sono anche state. In questo quadro si innesta “lo scandalo delle lobby green UE”. Si badi, a fare lobbysmo non c’è nulla di male, un po’ meno a farlo con soldi comunitari – immaginate se fosse successo con gruppi fiancheggiatori di Big Oil o Big Pharma, come avrebbero reagito talune fazioni oggi particolarmente silenti sulla questione? – meno a farlo anche attraverso il silenziamento o comunque la marginalizzazione di un ragionamento pragmatico. Lo scopo era pilotare il dibattito pubblico e condizionare pesantemente i parlamentari UE sulle scelte Timmermans (sullo sfondo sta anche un certo cinismo della Von der Leyen, che cerca ora di chiamarsi fuori da quella stagione, così come tutto il PPE in rapidissimo riposizionamento). Uno degli strumenti è stato anche quello di iscrivere nel campo dei negazionisti, o comunque degli antiambientalisti tutti coloro i quali, pur convinti dei problemi legati ai fenomeni connessi con la mutazione del clima, della necessità di uno sviluppo economico più sostenibile e dell’impatto antropico su scala planetaria, sostenevano, dati alla mano, la necessità di un diverso approccio alle questioni della green economy e del green deal europeo, poiché ritenevano vi fossero pesanti storture nella sua ideazione ed applicazione. I fatti, vista la rapida progressione dell’innalzamento delle temperature, si stanno incaricando di dimostrare quanto ciò fosse vero. Le marce forzate verso la mobilità elettrica e l’elettrificazione di massa senza aver accesso sicuro alle adeguate risorse minerarie, gli effetti sul comparto economico dell’automotive e sui costi dell’energia nel frattempo, le segnalazioni circa la sostenibilità dell’attività minerarie, hanno suscitato più di una voce levarsi per segnalare le storture e le ricadute socio economiche nel breve e medio periodo, non che le complicazioni geopolitiche. Non a caso si è dovuto correre ai ripari emanando il Rapporto sulle materie critiche per il green deal, che di fatto certifica la nostra dipendenza dalla Cina e una necessità quasi angosciante di riguadagnare autonomia in tal senso, tornando a coltivare, stavolta su basi più eque, anche il rapporto con l’Africa. Altro esempio del condizionamento ideologico è il pesante ritardo in tema di:
- politiche per l’adattamento climatico – poiché chi le perorava era visto come una sorta di rassegnato al cambiamento climatico e non un realista;
- cattura della CO2 (CCS), strumento vero per abbattere le emissioni e invertire il trend, mentre anche qui si è gridato per qualsiasi cosa al green washing di big oil;
- Organismi Geneticamente Modificati, finalizzati ad un’agricoltura meno impattante in temini di emissioni e consumi idrici e più produttiva, mentre si è preferito correre dietro al biologico a ogni costo e addirittura al biodinamico.
Lasciamo stare poi la schizofrenia su gas e nucleare. Tutto ciò porta alle odierne difficoltà dell’UE negli scenari geopolitici globali, al rallentamento economico, alla necessità di reperire le risorse per finanziare le proprie politiche, poiché la transizione energetica impatta molto sulle finanze pubbliche e sulla fiscalità4, ponendo anche questioni difficili su come incentivarla. Infatti, non è così semplice rimuovere i bonus “nemici dell’ambiente”, poiché si andrebbe a impattare pesantemente su agricoltura, industria, famiglie5.
Da tutte queste contraddizioni, difficoltà, ed incertezze si è generato un clima di insicurezza che ha progressivamente alienato alla causa ambientalista ampie fasce di popolazione, sia tra i ceti deboli, ma anche tra i produttivi, portando contemporaneamente sia alla disaffezione verso l’Unione che al consenso generalizzato verso movimenti populisti e demagogici, per lo più di destra, ma non solo. Euroscettici con pericolose derive nazionaliste, alimentati anche dal problema immigrazione, che al cambiamento climatico è intimamente legato. Tale scenario per l’Ue, come ricordato altrove, è preoccupante perché rischia di rallentare il già lento processo di integrazione europea e con esso l’affermazione di un diverso modello socioeconomico. In tutto questo le forze progressiste hanno avuto, ed hanno tutt’ora, non poche responsabilità. Fenomeni simili sono avvenuti, anche in maniera più parossistica, oltre oceano e l’effetto è la nuova presidenza Trump. L’uscita dagli accordi di Parigi, e da altre istituzioni sovranazionali di collaborazione scientifica peseranno e non poco. Gli USA isolazionisti porteranno a tensioni globali e l’UE dovrà fare qualcosa (per esempio rafforzare la cooperazione con Canada, Australia, Africa e Sud America). Tuttavia, il rischio che decenni di lavoro per la consapevolezza sulla questione ambientale a livello mondiale vadano persi è forte e con esso si paventa l’aggravamento dello scenario climatico.
Continuo a ritenere che solo un discorso ambientale pragmatico, concreto, che sappia coniugare anche la questione sociale e costruire consenso (consenso che per le democrazie è necessario, oggi questa crisi ambientale è anche una crisi delle democrazie), possa invertire la situazione. Richiede, però, interpreti credibili e tempo. Ho qualche dubbi che entrambi gli elementi al momento sussistano.
1 https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2025/01/22/scoppia-lo-scandalo-delle-lobby-green-per-appoggiare-le-riforme-timmermans_28321f41-5d62-4dbd-b686-33dfeb7723df.html?fbclid=IwY2xjawIBDZdleHRuA2FlbQIxMAABHTLRqFc3oV92eZJkiTfxVaqUHOj6RtYo86qW7WDQbEn6D6QBx6y7mfKRog_aem_WyavgyI0fhpr3Rz_AW2hnQ
2 https://www.scienzainrete.it/articolo/trump-ridisegna-panorama-della-ricerca-usa/sergio-cima/2025-01-21
3 https://www.raiplaysound.it/audio/2025/01/Radio3-Scienza-del-24012025-5bfb5846-4f10-4481-9281-c32558997740.html?fbclid=IwY2xjawIAjUxleHRuA2FlbQIxMAABHYkLBulxdmxs87vWHqW3TzneNqwns3BA-UJlDIaZMALkcG_W2VVbshlrLg_aem_T6xT4k3B5ebToXHNe9371A
4https://lavoce.info/archives/106807/transizione-ecologica-in-cerca-di-sostenibilita-fiscale/
5https://osservatoriocpi.unicatt.it/ocpi-pubblicazioni-chi-beneficia-dei-sussidi-dannosi-all-ambiente?fbclid=IwY2xjawIBFC1leHRuA2FlbQIxMAABHRUrN0TnNikNCVY0oZRupUBLrDgX5tSPuFS5veUDi-Kladdv7Zi6a-utNQ_aem_kXHRIfiH6JnQS38Cq2MTdw







