di Alessio Bonetto
Avevo detto e scritto qualche tempo fa, al riemergere del dibattito sulla ripresa dell’impiego del nucleare per scopi civili nel nostro paese che, nonostante l’apparente determinazione manifestata dal governo e dal supporto piuttosto trasversale alla questione, che se ne sarebbe discusso intensamente, ma che al passaggio verso azioni concrete non si sarebbe andati molto oltre. Francamente non pensavo, sebbene fossi consapevole di giocare facile, che i fatti mi avrebbero confortato così rapidamente in quel pronostico.

Il dottor Ian Malcom, l’eccentrico matematico del film Jurassic Park, magistralmente interpretato da Jeff Goldblum, agli inizi del film preconizza che il parco dei dinosauri, per quanto strabiliante, finirà in un disastro. Quando la sua previsione si materializza con la fuga del Tirannosauro, commenta: “quanto mi secca aver sempre ragione”. Faccio mia la battuta, pur consapevole di non aver sempre ragione, in alcune occasioni, però mi succede. Avevo detto e scritto qualche tempo fa, al riemergere del dibattito sulla ripresa dell’impiego del nucleare per scopi civili nel nostro paese che, nonostante l’apparente determinazione manifestata dal governo e dal supporto piuttosto trasversale alla questione, che se ne sarebbe discusso intensamente, ma che al passaggio verso azioni concrete non si sarebbe andati molto oltre. Francamente non pensavo, sebbene fossi consapevole di giocare facile, che i fatti mi avrebbero confortato così rapidamente in quel pronostico.
Il Governo intende riaprire la questione deposito nazionale rifiuti radioattivi, o meglio chiuderla definitivamente. Attualmente il nostro paese spende circa 60 mln di euro l’anno per gestire i propri scarti radiogenici, che derivano ancora dal decomissioning, lo smantellamento, delle nostre centrali nucleari spente post referendum del 1987, nonché quotidianamente da attività di ricerca, industriali ed ospedaliere. I rifiuti radioattivi sono un tema complesso, le radiazioni che emettono possono essere dannose per salute e ambiente, a secondo dell’intensità varia la classificazione dei rifiuti che devono subire prima un processo che ne riduce/contiene le emissioni e poi devono essere stoccati in un deposito sicuro di lunga durata in attesa del naturale abbattimento della radioattività. Processo che richiede da alcuni decenni a qualche secolo a seconda dell’intensità della sorgente. Oggi questi materiali sono gestiti tramite 22 siti sparsi sul territorio nazionale e facendo spola all’estero, dove subiscono processi che li rendono meno problematici. Vista tale situazione critica, similmente ad altri paesi industriali e soprattutto in seguito ad un accordo condiviso tra stati europei, 20 anni orsono è stato avviato un lungo e complesso processo per individuare un sito idoneo a realizzare un deposito definitivo e unico1. All’estero per tale scopo ci si avvale o di strutture naturali idonee, per esempio gli USA li gestiscono nelle grotte delle Yucca Montains, la Germania in ex miniere di salgemma, anche la Svezia opta per delle grotte, altri stati invece di sono dotati di strutture artificiali, ad alta tecnologia, come la Francia. Questa era stata anche l’opzione su cui stava lavorando il nostro paese.
Sono stati individuati 51 siti nel territorio indicati nella Carta dei Siti Idonei, che derivava dalla scrematura della CNAPI (Carta Nazionale Aree Potenzialmente Idonee) dove i siti originari erano 67. La CNAPI è rimasta a lungo, pusillanimemente tenuta chiusa nei cassetti del ministero, per diversi governi. Esiste una società il cui scopo è proprio quello di realizzare il deposito, la SOGIN. Alla fine la carta è uscita dalle segrete ministeriali e ovviamente, apriti cielo. Sempre in nome del bene comune e della tutela dell’ambiente ognuna delle realtà indicate come idonee sul territorio si sono opposte, spalleggiate trasversalmente dalle varie forze politiche, associazioni, comunità religiose, categorie e via di questo passo. Tutti ad ammettere il problema della gestione delle scorie, tutti a dire che si doveva fare altrove. Grande prova di senso di responsabilità di un intero paese. Ed alla fine, questo governo, per bocca del Ministro Picchetto Fratin, che facevamo più pragmatico e tenace, ha dichiarato di voler abbandonare l’idea del deposito unico, perché poco funzionale e efficiente, sconfessando lustri di studi e progetti, senza ovviamente addurre alcun dato verificabile a supporto, e proponendo prima di farne 3 divisi nello stivale e poi di rimanere agli attuali 22 siti. Che, però, come detto sono siti di deposito temporaneo, inadatti allo stoccaggio di lungo periodo, che dovranno comunque essere in qualche modo, almeno esteticamente, adeguati a tale scopo, con una spesa ben maggiore di quella per il deposito unico e una garanzia di sicurezza ben minore2.
In tal modo comunque si svicola il problema, nella più italiana delle modalità e lo si lascia, come molte altre questioni, sulle spalle del futuro. Hanno, quindi, ragione i detrattori delle politiche nucleariste di questo Governo, quando affermano che è difficile ritenere che si possano avviare nuove centrali se non si sa gestire il problema dei rifiuti radioattivi (si badi anche i detrattori a loro volta non hanno saputo farlo). In ogni caso il tanto decantato “ritorno al nucleare” declamato dall’attuale Governo, fino ad auspicare per bocca di qualche suo Ministro, una “centrale a Milano”, al primo atto concreto non solo si arresta, ma vede un bel dietro front, confermando l’inconcludenza della politica italiana, l’incapacità di decisioni che non mirino solo al consenso immediato e, in definitiva, l’assenza di Statisti, che come diceva De Gasperi, guardino alle prossime generazioni.
1 Il governo non vuole più costruire un unico deposito di scorie nucleari – Il Post https://www.ilpost.it/2025/05/06/abbandono-deposito-nazionale-scorie-nucleari/
2 Scorie a riposo. L’Italia non vuole più costruire il Deposito Nazionale di scorie nucleari – Il Bo Live







