Nell’analisi di Alessio Bonetto per IlPopolare la storia (IN)finita del Nucleare Italiano. “La proposta di legge di iniziativa popolare per un rinnovato impiego del nucleare per usi civili, lungi da me volerne fare l’elogio, pur dichiarandomi senza alcuna reticenza nuclearista, l’ho sostenuta convintamente. Ma nutro poche speranze sul fatto che potrà arrivare a conclusione e produrre effetti concreti. Quanti sanno che importiamo già energia elettrica prodotta col nucleare in Francia e Slovenia (un po’ come importiamo mangimi fatti con OGM, bandendo gli OGM coltivati da noi? Ah l’incorreggibile italica ipocrisia’!

È partita una raccolta firme a sostegno di una legge di iniziativa popolare che propone l’inserimento dell’energia nucleare nel mix energetico nazionale1, rivedendo quindi il Piano Energetico Nazionale. La proposta sostenuta apertamente da varie sigle del variegato e frastagliato mondo liberal riformista, sia partitico che associativo ha rapidamente raggiunto il quorum necessario alla sua presentazione. Il nucleare in Italia non ha mai smesso di avere fan accaniti – o lo odi o lo ami, si direbbe. In termini di conoscenze specifiche sul tema, nonostante lo stop alle centrali del 1987, possiamo ancora dire la nostra ed anche sul nucleare che verrà, la così detta IV° generazione, la fusione nucleare.
La storia del nucleare italiano – che ha un padre misconosciuto in Felice Ippolito, geologo, che da sempre, pagandone anche un prezzo in termini personali2, ne perorò le potenzialità, cercando di contrastare i pregiudizi su di essa che nel corso degli anni andarono a diffondersi anche a livello europeo – è paradigmatica di alcuni mali, direi peculiari, della nostra società civile e politica. Due referendum, uno nel 1987, l’altro nel 2011, hanno prima bloccato e poi impedito la ripartenza del nucleare per usi civili, le ragioni più o meno sempre le stesse: il rischio incidente, il problema delle scorie e il costo di realizzazione, ma soprattutto la PAURA. Il primo referendum fu fatto dopo Chernobyl – 1986 – indifferenti al fatto che le tecnologie in uso da noi fossero ben diverse da quelle sovietiche, il secondo – 2011 – circa tre mesi dopo Fukushima, non troppo attenti a ricordare il maremoto che aveva investito la centrale giapponese e che rendeva l’evento piuttosto statisticamente particolare e peraltro poco attinente al contesto nostrano. In entrambi i casi i detrattori del nucleare non ebbero bisogno di grandi argomenti, bastò fomentare la Paura, che da sempre batte anche il più solido dei ragionamenti. Specie se la materia è complessa.
Nel 1987, il PCI si schierò contro il Nucleare, provocandone l’abbandono del già citato Ippolito, e credo anche l’incistamento nel campo della sinistra italiana di un sostanziale pregiudizio sull’atomo. Anche forze politiche che erano tutt’altro che antimoderniste come i radicali e il PSI furono attivi nella campagna antinucleare, ad indicare la capacità di penetrazione che logiche demagogiche e, talvolta, meramente elettoralistiche possono avere anche in contesti non necessariamente inclini al populismo. Questo si è visto, e lo si vede, nel nostro paese, su molti temi dell’innovazione, basti pesare a quelli legati alle applicazioni delle biotecnologie e a quelle medico-sanitarie, tale tendenza ci porta, spesso, ad abbracciare approcci controproducenti e autolesionisti, per la gioia dei nostri competitor, cui poi ipocritamente, attribuiamo volontà malevole nei nostri confronti.
Tornando alla questione da cui siamo partiti, ossia la proposta di legge per un rinnovato impiego del nucleare per usi civili, lungi da me volerne fare l’elogio, pur dichiarandomi senza alcuna reticenza nuclearista, non posso non ricordare brevemente che:
- In termini di resa al metro quadro, quella delle centrali nucleari è altissima, molto più di un campo fotovoltaico, vi è, quindi, grande risparmio sul tema consumo di suolo;
- La fornitura energetica è stabile e costante, provocando effetti benefici sui costi energetici (uno dei talloni d’Achille più pesanti del nostro paese);
- Importiamo già energia elettrica prodotta col nucleare in Francia e Slovenia (un po’ come importiamo mangimi fatti con OGM, bandendo gli OGM coltivati da noi – ah l’incorreggibile italica ipocrisia);
- Una centrale nucleare può essere ottimizzata anche con la produzione di Idrogeno, da utilizzare sempre a scopo energetico – il cosiddetto idrogeno “viola”, aumentandone le potenzialità ai fini della decarbonizzazione della produzione energetica.
Non mi dimentico però anche che:
- Il “combustibile” l’Uranio, lo dobbiamo importare, tra i grandi estrattori mondiali c’è la Russia – che ribadisco va riguadagnata al campo Europeo – che certo oggi non potrebbe essere partner desiderabile e perciò dovremmo cercare canali che non ci portino verso fornitori non raccomandabili3;
- L’ubicazione di una centrale nucleare non è affare semplice – al netto delle grossolane uscite del Ministro Salvini che ne vorrebbe una a Milano, dimostrando una controproducente capacità di ridicolizzare questioni che vorrebbe, almeno a parole, perorare – ma aree idonee ce ne sarebbero, checche se ne dica, anche dove non si direbbe, la proposta di Brunetta su Porto Maghera non sarebbe affatto una boutade e forse merita un discorso a sé che, se mi riesce, proverò a fare in altra occasione;
- Il tema dei rifiuti radioattivi è un tema vero. Già oggi siamo carenti sul tema, sia rispetto ai rifiuti del primo nucleare che di quelli che continuiamo a produrre (dalla ricerca, medicina, industria…) e che gestiamo ancora in modo non adeguatamente strutturato. Da oltre 10 anni la politica nazionale e locale ed il paese in generale non sa decidere dove ubicare il proprio deposito nazionale, similmente a quanto fatto da molti altri paesi europei – preferendo una costosa e pilatesca esportazione – sempre per via del populismo della paura, dando prova di scarsa responsabilità e scarso rispetto per ambiente e futuro.
- Il tempo di realizzazione non è breve, soprattutto se consideriamo la parte autorizzativa, la burocrazia e l’immancabile bagarre che ne scaturirebbe potrebbero portare a tempi decennali, se non pluridecennali, ma le urgenze sulla decarbonizzazione sono già attuali e chiedono interventi che si realizzino in orizzonti quinquennali, rischieremmo, inevitabilmente, lievitazione di costi già alti e di ritrovarci centrali che entrano in funzione già tecnologicamente obsolete.
Per quanto mi riguarda io ho sostenuto questa proposta di iniziativa popolare e la reputo positiva, convintamente, ma parimenti, senza speranze eccessive. Senza speranze perché le leggi di iniziativa popolare raramente approdano a un risultato, magari rianimano per un po’ il dibattito. Inoltre, a fronte di un dichiarato favore alla ripresa del nucleare civile di molte forze dell’attuale governo, affinché il percorso giunga a buon fine, servirebbe un consenso più trasversale, per evitare che cambi di governo implichino stop al percorso e servirebbe coerenza in seno alle forze politiche, in modo che quando le scelte, poi, devono tradursi in interventi sul territorio, le espressioni locali dei partiti nazionali non siano i primi a opporsi alla concretizzazione di quanto deciso a livello nazionale. Una volta il dibattito e la discussione interna nei partiti – oggi inesistenti – permettevano di digerire meglio determinati percorsi.
Credo, in sintesi, che del nucleare in Italia continueremo a parlare. E basta.
1 https://pnri.firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/1500004
2 https://www.socgeol.it/N2612/felice-ippolito-napoli-16-novembre-1915-roma-24-aprile-1997.html
3 https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/niger-tutto-luranio-che-ho-138395







