Il tempo delle decisioni sta arrivando. Le decisioni su se e quale Laguna vogliamo trovarci tra qualche decennio, su come vogliamo tutelare l’esistenza della città di Venezia e se riteniamo che le attività portuali, la cantieristica e la presenza di un polo industriale siano tra gli obbiettivi strategici da qui a i prossimi decenni. Non si può pensare di avere tutto questo e nel contempo ripristinare lo stato della laguna ante epoca industriale, mantenere un traffico navale di grande stazza in Laguna, garantire la redditività di attività tradizionali come la pesca e affini.
Il tempo delle decisioni sta arrivando. Le decisioni su se e quale Laguna vogliamo trovarci tra qualche decennio, su come vogliamo tutelare l’esistenza della città di Venezia e se riteniamo che le attività portuali, la cantieristica e la presenza di un polo industriale siano tra gli obbiettivi strategici da qui a i prossimi decenni. La ripresa del dibattito sull’inserimento dell’energia nucleare nel mix energetico nazionale con la progettazione di nuove centrali e l’impennata dell’export energetico francese, proprio a seguito del surplus produttivo dei suoi impianti nucleari, ha visto, nella discussione pubblica nel nostro paese, un quanto mai tempestivo intervento del prof. Brunetta, Presidente del CNEL e di Fondazione per Venezia Sostenibile, con cui ha lanciato la proposta di collocare a Porto Marghera una centrale nucleare. 1
Non è stato affatto una boutade per aver un qualche scampolo di visibilità mediatica, quanto una dichiarazione ponderata corredata anche di qualche ulteriore spunto, come quello della sinergia per la produzione di Idrogeno, comparto già presente nella zona industriale margherina, al fine di consolidare e concretizzare la caratterizzazione progressiva di Porto Marghera – dove già sono insediate anche la centrale a turbogas di Edison, e la centrale a carbone, in via di conversione a gas, di Enel – come hub energetico. È probabile che ci saranno approfondimenti venturi da parte della Fondazione per Venezia Sostenibile su questa proposta del prof. Brunetta. Mi si permetta di dire che nella sua veste di presidente della Fondazione, come di quella del CNEL, il Prof. Brunetta stia dimostrando come l’utilità o meno di un ente e la sua autorevolezza dipendano molto anche da come svolgano il proprio ruolo coloro che sono chiamati a presiederlo. Personalmente apprezzo molto il contributo che in questa sua veste sta dando, su vari temi, al dibattito pubblico.
Tornando al tema principale, è ovvio che laddove si uniscano temi delicati come nucleare e sviluppo di Porto Marghera non ci si possa aspettarsi una discussione pacata e argomentata. Infatti, alla proposta Brunetta sono giunte immediatamente reazioni di vario segno e intensità. Anche di figure indubbiamente significative. Tra cui spicca il Presidente del Veneto Zaia, in testa, il quale ha sottolineato come ritenga debba essere la Regione ha stabilire il futuro di Porto Marghera, ed in ogni caso rifiutando l’ipotesi.2 Immediatamente seguito a ruota dal centrosx al grido di “Marghera ha già dato”, “Marghera merita uno sviluppo diverso” 3 – senza mai dire concretamente quale – a cui hanno fatto eco il 5S, con tanto di petizione farcita di immagine shock, una centrale enorme davanti a punta della dogana, giusto per supportare un dibattito sereno sui contenuti.A tutto questo di recente si è aggiunto il rinfocolarsi delle polemiche sul progetto di impianto per il trattamento termico dei fanghi da depurazione presentato da ENI, a seguito del parere dell’Istituto Superiore di Sanità, che ha sottolineato la criticità dell’aspetto emissivo di un impianto del genere nell’ambito del quadro già non esaltante della qualità dell’aria nell’area di Porto Marghera. Il parere ha ridato vigore ai movimenti contrari all’impianto, che hanno parlato di sostanziale e definitiva bocciatura del progetto. In realtà una lettura del medesimo da parte di un occhio più tecnico non potrà non rilevare che quanto espresso dall’ISS lungi dall’essere ovviamente un commento favorevole al progetto, non ne è affatto, però, il de profundis, poiché attraverso ulteriori approfondimenti conoscitivi e migliorie tecniche che diano riscontro ai punti sollevati dall’ISS, ENI potrà, se ne avrà volontà, riprendere l’iter autorizzativo dell’impianto. Va detto che il tema dell’autosufficienza del Veneto nella gestione dei fanghi – oggi garantita tramite l’export, con tutte le diseconomie e rischi di scenario che ne consegue – è questione vera.
Vorrei mettere questi elementi pocanzi descritti, in relazione con le generali polemiche sugli insediamenti industriali a Porto Marghera, con il tema della sua Bonifica ambientale (quando sarà completata, quando avremo finalmente attivi i presidi per la gestione delle acque di falda?) e con un piccolo aneddoto personale. Anni fa mi trovai ad essere membro di una commissione giudicante in un concorso di un istituto tecnico per Periti industriali di Mestre. Il concorso prevedeva la presentazione da parte degli studenti di proposte per la riqualificazione industriale dell’area di Porto Marghera. L’esito del concorso fu desolante, tant’è che non si assegnò alcun premio, poiché nessuno degli elaborati presentati prevedeva insediamenti industriali, erano tutti rivolti alla realizzazione di strutture turistico ricettive di varia tipologia o a logistica portuale. Nemmeno i futuri periti industriali, riuscivano a immaginare un futuro industriale per Porto Marghera.
A parole tutti, istituzioni, sindacati, forze politiche, rappresentanze varie dichiarano il desiderio di una reindustrializzazione innovativa, sostenibile, green, dell’area, senza però, mai entrare nel merito. Anzi il sistema, inteso come l’insieme dei vari attori locali, di fatto genera in continuazione una vasta gamma di deterrenti a qualsiasi tentativo di insediamento produttivo. Attualmente è solo la logistica portuale ad essere davvero in espansione, con tutte le incognite, però, che gravano su un porto di Laguna, la cui operatività è pesantemente condizionata dalla necessità di regolare lo scambio di acqua con il mare per tutelare l’incolumità della città di Venezia, sempre più esposta a rischi ambientali, connessi con la dinamica mareale, a seguito dei fenomeni che stanno avvenendo su scala globale. Oltre che dagli oneri derivanti dalla necessità di garantire la funzionalità dei canali portuali e dei presidi ambientali.
Il tempo delle decisioni sta arrivando. Le decisioni su se e quale Laguna vogliamo trovarci tra qualche decennio, su come vogliamo tutelare l’esistenza della città di Venezia e se riteniamo che le attività portuali, la cantieristica e la presenza di un polo industriale siano tra gli obbiettivi strategici da qui a i prossimi decenni. Non si può pensare di avere tutto questo e nel contempo ripristinare lo stato della laguna ante epoca industriale, mantenere un traffico navale di grande stazza in Laguna, garantire la redditività di attività tradizionali come la pesca e affini. Avere tutto questo e nel contempo permettere a Venezia di affrontare gli effetti del cambiamento climatico, il cui effetto più dirompente è l’innalzamento del livello marino, non è perseguibile senza una modifica profonda della geomorfologia della sua Laguna, probabilmente riducendola e lasciandone un’altra porzione continuare ad evolvere in baia marina, in cui la portualità per esempio può essere percorribile, come la sussistenza di attività industriali. Oppure si possono prendere altre vie. Tuttavia, ciò che non si può fare, è continuare ad adottare strategie cerchiobottiste, attendiste e fintamente equanimi. Diversamente, entro qualche lustro, ci penseranno mare e clima a decidere per noi.
- https://www.ilsole24ore.com/art/porto-marghera-utilizzabile-sperimentare-nuovo-nucleare-AGt4GLd?refresh_ce=1
- https://www.open.online/2024/11/01/venezia-nucleare-porto-marghera-litigi-centrodestra/
- https://ytali.com/2024/10/26/nucleare-marghera-merita-di-meglio/
From “Mag ghe gera” a “Mar ghe xe”
The time for decisions is approaching. Decisions about whether and which Lagoon we want to have in a few decades, how we want to protect the existence of the city of Venice, and whether we believe that port activities, shipbuilding, and the presence of an industrial hub should be among the strategic objectives for the coming decades. We cannot think we can have all of this while simultaneously restoring the lagoon to its pre-industrial state, maintaining heavy naval traffic in the Lagoon, and ensuring the profitability of traditional activities like fishing and related industries.
The time for decisions is approaching. Decisions about whether and which Lagoon we want to have in a few decades, how we want to protect the existence of the city of Venice, and whether we believe that port activities, shipbuilding, and the presence of an industrial hub should be among the strategic objectives for the coming decades. The recent revival of the debate on incorporating nuclear energy into the national energy mix, with plans for new nuclear plants and the surge in French energy exports due to a surplus from its nuclear plants, has prompted a timely intervention from Prof. Brunetta, President of CNEL and the Foundation for Sustainable Venice. He proposed placing a nuclear plant at Porto Marghera.
This was not a mere publicity stunt to gain media attention, but a well-considered statement, also accompanied by additional ideas, such as synergy for hydrogen production—a sector already present in the Marghera industrial area—aimed at reinforcing Porto Marghera’s transformation into an energy hub. This area already hosts Edison’s gas turbine plant and Enel’s coal plant, which is being converted to gas. It’s likely that there will be further developments on this proposal from Prof. Brunetta’s Foundation. Allow me to say that in his capacity as president of both the Foundation and CNEL, Prof. Brunetta is demonstrating how the usefulness and authority of an institution depend largely on how those in charge perform their roles. Personally, I greatly appreciate the contribution he is making to the public debate on various issues.
Returning to the main topic, it is clear that when sensitive issues like nuclear energy and the development of Porto Marghera are involved, one cannot expect a calm and reasoned discussion. Indeed, reactions to Brunetta’s proposal were immediate, varying in nature and intensity, including from undoubtedly significant figures. Among them, the President of Veneto, Zaia, stands out. He emphasized that it should be the region that determines Porto Marghera’s future, firmly rejecting the idea. This was quickly followed by the center-left, shouting “Marghera has already given,” “Marghera deserves different development”—without ever specifying what exactly that should be. The 5-star movement also joined in, with a petition featuring a shocking image of a huge plant in front of Punta della Dogana, to support a serene debate on the content.
Recently, there has been a resurgence of debates regarding the project for a thermal sludge treatment plant presented by ENI. Following a report by the Higher Institute of Health, which highlighted concerns about the emissions from such a plant in an already problematic area regarding air quality, opposition movements have gained momentum, claiming the project has effectively been rejected. However, a more technical reading of the report will reveal that although the ISS comments are not supportive of the project, they are far from being a definitive rejection. If ENI wishes, they could resume the approval process by addressing the issues raised by the ISS through further research and technical improvements.
It is important to note that the issue of Veneto’s self-sufficiency in handling sludge—currently managed through exports, with all the economic inefficiencies and risks involved—is a real concern.
I would like to relate the aforementioned elements—regarding the general debate about industrial establishments in Porto Marghera, the ongoing environmental remediation (when will it be completed, and when will we have active systems for managing groundwater?)—to a personal anecdote. A few years ago, I was part of a judging panel in a competition at a technical school for industrial experts in Mestre. The competition asked students to propose ideas for the industrial redevelopment of Porto Marghera. The outcome was disheartening: no awards were given, as none of the proposals suggested industrial establishments. All of them were aimed at creating various types of tourist facilities or port logistics structures. Not even future industrial experts could imagine an industrial future for Porto Marghera.
In theory, everyone—institutions, trade unions, political forces, and various representations—claims the desire for innovative, sustainable, and green reindustrialization of the area, but no one ever delves into the specifics. In fact, the system, consisting of local actors, continuously generates a broad array of deterrents to any attempt at establishing productive activities. Currently, only port logistics is genuinely expanding, though with all the uncertainties that come with a lagoon port whose operations are heavily influenced by the need to regulate water exchanges with the sea to protect the city of Venice, which is increasingly exposed to environmental risks due to global changes in sea level dynamics. In addition, there are the costs of ensuring the functionality of port canals and environmental safeguards.
The time for decisions is approaching. Decisions about whether and which Lagoon we want to have in a few decades, how we want to protect the existence of the city of Venice, and whether we believe that port activities, shipbuilding, and the presence of an industrial hub should be among the strategic objectives for the coming decades. We cannot think we can have all of this while simultaneously restoring the lagoon to its pre-industrial state, maintaining heavy naval traffic in the Lagoon, and ensuring the profitability of traditional activities like fishing and related industries. We cannot have all of this and at the same time allow Venice to cope with the effects of climate change, the most disruptive of which is rising sea levels. This is not achievable without profound changes to the lagoon’s geomorphology, likely reducing its size and allowing part of it to evolve into a marina bay, where port activities and some industrial activities might still be possible. Alternatively, other paths could be taken. However, what cannot continue is adopting contradictory, wait-and-see, and falsely balanced strategies. Otherwise, in a few years, the sea and climate will decide for us.







