Europeista, convinto che solo la trasformazione dell’Ue in uno “Stato Federale” a tutti gli effetti possa rendere l’Unione realmente incisiva. Contrariato dagli andamenti timidi e incerti, se non ostili manifestati da diversi governi nazionali che con resistenze di varia tipologia al processo di integrazione europea allontanano la prospettiva federalista. Alessio Bonetto con la sua analisi, del “Rapporto Draghi” in primis, ci parla si transizione e carenza energetica, anidride carbonica, negazionismo e complottismo ambientale, green economy, gas, solare, eolico, nucleare, idrogeno, Piano Mattei, con uno sguardo geopolitico di rara chiarezza ed efficacia.

Devo necessariamente premettere di essere un europeista convinto, nonché di ritenere che solo la trasformazione dell’Ue in uno “Stato Federale” a tutti gli effetti, possa rendere l’Unione realmente incisiva e, soprattutto un SOGGETTO geopolitico in grado di giocare un ruolo effettivo nello scacchiere planetario nel medio – lungo termine. Parimenti sono, però, altrettanto rassegnato al fatto che tale prospettiva alla luce degli andamenti spesso timidi e incerti, se non addirittura ostili manifestati da diversi governi nazionali, con resistenze di varia tipologia al processo di integrazione europea, allontanino la prospettiva federalista 1.
L’attuale Commissione UE non mi pare in grado di far fare all’Unione lo scatto in avanti che le necessiterebbe e questo favorirà ancor di più la montante tendenza nazional-sovranista di molti paesi europei, Germania in primis. L’insufficienza delle politiche sociali europee in termini di equità, redistribuzione, protezione dei ceti deboli di vari degli Stati membri, dovuta all’inadeguatezza degli stessi alle problematiche attuali, ed all’impossibilità dell’Unione ad intraprenderle, unitamente ad alcune politiche comunitarie, non sempre attente alle proprie ricadute sociali – caso lampante è il green deal -sono a mio avviso, le cause principali di tale progressivo spostamento del barometro politico. La strategia europea sulla transizione energetica non è sempre stata adeguatamente attenta alle ricadute sociali ed economiche che questa aveva ed ha nei singoli stati e nelle varie fasce sociali, regalando così al negazionismo e al complottismo ambientale ampie fette della sua popolazione, con effetti negativi anche sul sentimento europeista generale. In un tale scenario, il Rapporto Draghi per la competitività europea, pur nella sua sostanziale concretezza analitica e pragmaticità delle proposte, rischia di risultare, suo malgrado, velleitario.2
Eppure, il documento Draghi è ben d’onde dall’essere un libro dei sogni. Focalizza chiaramente le criticità europee, indica percorsi credibili per superarle, mettendo a fattor comune i punti di forza dei singoli stati. Partiamo dalle questioni connesse alla volontà europea di porsi come leader nello sviluppo sostenibile. Sulla questione energetica, il piano evidenzia come sia essenziale un potenziamento e un miglioramento della interconnessione della rete europea, con l’obiettivo di porre fine agli squilibri locali e stagionali che portano ad avere aree con carenze energetiche, in contemporanea ad altre con sovrabbondanza, con distorsioni anche in termini di costi e che fanno sì che, alla fine, l’energia in Europa arrivi a costare anche il 40% in più di Cina e USA, a scapito della competitività delle imprese e dei ceti più deboli.
A ciò è connessa anche la necessità di garantire un sistema di approvvigionamento energetico che renda l’Unione meno esposta ai mutamenti geopolitici globali, considerata la situazione attuale in cui ci hanno costretto soprattutto le scelte dei singoli stati nazionali improntate più al risultato immediato che a visioni più di prospettiva (basti citare il caso degli accordi con Putin sul gas ieri e quelli emergenziali sul GNL col Quatar di oggi3).
Il rapporto Draghi non indietreggia rispetto al Green Deal Europeo, pur ravvisandone le criticità, anzi: evidenzia come il fatto di volersi porre, a livello globale, come traino verso un modello di sviluppo sostenibile, possa essere possibilità di rilancio economico, purché fatto in maniera avveduta. La green economy, infatti, può farci passare dall’essere un’economia condizionata dai soggetti produttori di idrocarburi (Cina in primis e stati BRICS più in generale), a soggetti che detengono il controllo di tutti quei metalli che sono essenziali per le tecnologie green, Cina in primis e stati BRICS più in generale4. In tal senso, credo sia necessario quanto prima riguadagnare, su basi di chiarezza e reciprocità, la Russia al campo europeo, anche per questo penso siano inappropriati taluni eccessi russo fobici (tipo boicottarne le rassegne letterarie in Europa, tanto per intendersi). Questo, perché, il tema di avere o meno a disposizione le catene di produzione delle nostre tecnologie non è secondario. Già nel campo dei pannelli solari la posizione cinese è ampiamente dominante, con un controllo dal 75 al 97% dei mercati a seconda della tipologia di pannello. E lo sta diventando anche nel campo dell’eolico, dove l’Europa è sempre stata leader indiscussa nonostante abbia perso il 30% di mercato in favore della Cina nell’ultimo decennio.
Il rapporto Draghi prova a recuperare su tale terreno, proponendo soluzioni che non liquidino interi settori produttivi, immaginando si possano riconvertire in modo non traumatico se non addirittura contribuire a tale percorso. È il caso del nucleare e, in termini più innovativi, dell’idrogeno che avrebbe anche il vantaggio di avere meno problematiche di carattere geopolitico. Io mi permetto di ricordare che il gas (che ricordiamo oggi alimenta per circa un terzo l’energia europea – con picchi più alti in taluni paesi, come il nostro per esempio) anche nel 2050, termine di prospettiva del green deal, continuerà ad avere un ruolo non irrilevante, per cui un’ottimizzazione dell’utilizzo delle riserve europee, comprese quelle mediterranee la cui estrazione è senz’altro più sostenibile dell’approvvigionamento tramite importazione extra UE, risulta, a mio avviso, una soluzione non in contraddizione con una transizione verso un modello di sviluppo meno impattante e per questo motivo andrebbe percorsa come per altro sta facendo, con ottimi risultati, la Norvegia.
Non si può pensare di fare la transizione energetica senza decidere di riattivare l’attività estrattiva anche in ambito europeo. Mai come in questa fase storica, la geologia di un paese può determinarne il ruolo nel prossimo futuro. Vi sono occasioni in tal senso di grande innovazione, basti ricordare le potenzialità di recupero del litio – minerale indispensabile per la produzione di batterie, la cui domanda globale sta crescendo esponenzialmente – dalle brine dei pozzi geotermici ed ex petroliferi anche qui in Italia. Ma servono investimenti! E servono, ad esempio, per rendere profittabili le riserve nei paesi balcanici favorendo insieme un’accelerazione del processo di integrazione UE degli Stati ex-jugoslavi non ancora membri che hanno grosse potenzialità ma sono, tuttavia, sotto una determinata sfera di influenza russa. Su tale questione, inoltre, si innesta anche il tema Africa, miopemente abbandonata alla penetrazione industriale russa e cinese. in tal senso il Piano Mattei5 potrebbe essere uno strumento vero, per l’avvio di un nuovo modello di collaborazione anche commerciale reciprocamente conveniente con i paesi africani, e non soltanto una serie di slogan utili allo stantio dibattito interno italiano.
Infine, del rapporto Draghi va evidenziata la chiarezza in tema di Cattura e Stoccaggio dell’Anidride Carbonica (CCS). Finalmente si evidenzia come sia tassello fondamentale per centrare gli obbiettivi europei di neutralità climatica e come possa essere importante occasione di innovazione e sviluppo economico e potenzialmente un’attività ad alto contenuto di tecnologia, sua cui l’Europa possa essere massimo leader globale. Un sonoro, per quanto assestato con grande signorilità, ceffone a tanta retorica di tanta parte di un certo mondo green, che all’ambientalismo e all’ambiente ha sempre fatto, tirando le somme vere, più male che bene.
1 https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/debito-investimenti-quali-priorita-per-lue-184120
3 https://astrolabio.amicidellaterra.it/node/3322







