Il libro di Andrea Rinaldo “Il governo dell’Acqua. Ambiente naturale e ambiente costruito”, Ed. Marsilio – 2023, è un’analisi profonda, inaspettata, coraggiosa su un ambientalismo tenuto ad essere al contempo rigoroso e coraggioso. Il Professore, gia “Premio Nobel dell’acqua” smonta alcuni luoghi comuni ancora molto in voga e riprende il caso Venezia come fonte di ispirazione. Con questa recensione inizia il rapporto de “Il Popolare” con l’amico, geologo e divulgatore Alessio Bonetto.

Inaspettato. Credo sia il termine che trovo più appropriato per descrivere in una parola l’effetto che mi ha suscitato leggere “Il governo dell’Acqua. Ambiente naturale e ambiente costruito” di Andrea Rinaldo, Marsilio Editore, 2023”. Il prof. Andrea Rinaldo, veneziano, è Ordinario di Costruzioni idrauliche all’Università di Padova e direttore del Laboratoire d’Écohydrologie dell’École Polytechnique Fédérale di Losanna. Tra le sue affiliazioni principali ricordiamo che è socio Linceo, Presidente dell’Istituto Veneto di Scienze Lettere e Arti di Venezia è membro di Accademie internazionali, fra cui la National Academy of Sciences, la National Academy of Engineering degli Stati Uniti e la Royal Swedish Academy of Sciences. Nel 2023 riceve lo Stockholm Water Prize, il premio per gli studi sull’acqua più prestigioso al mondo (ribattezzato dai media il “Nobel per l’Acqua”). La prima edizione di Il governo dell’acqua è stata pubblicata da Marsilio nel 2009. L’impegno del professor Rinaldo, non è solo per l’avanzamento delle conoscenze tecniche e scientifiche in materia di idrologia, ma anche per la tutela della risorsa acqua e una sua più equa accessibilità a livello globale. Perché “inaspettato”: il titolo e l’autore mi avevano indotto ad aspettarmi, non avendo letto l’edizione del 2009, un saggio che esponesse regole e principi, metodi e tecnologie per una gestione oculata e innovativa della questione idrica, in particolare nel contesto di cambiamento globale dell’assetto climatico. Così non è, o meglio, non è questo l’approccio scelto dall’autore, pur trattando di fatto proprio tali questioni.

Riflessioni coraggiose, non ideologiche, per un ambientalismo rigoroso e concreto. Il caso Venezia
Il professor Rinaldo ripercorre le tematiche principali affrontate nella sua intensa carriera, conducendoci in coraggiose riflessioni sulle questioni ambientali odierne, tracciando la propria idea di ambientalismo. Un ambientalismo rigoroso e concreto, inteso come l’approccio più efficace per affrontare i temi che gli scenari globali ci pongono di fronte come società e istituzioni. Rinaldo smonta alcuni liet motiv ancora di gran voga in tema di gestione del territorio e delle acque. Per esempio i Veneziani non erano poi così irreprensibili nelle loro opere idrauliche e le scelte fatte dagli ingegneri della Serenissima erano dettate più dalla politica che dalla tecnica: della Laguna non si tutelava la “naturalità”, ma la sua funzionalità alle esigenze dello Stato (da Mar, in particolare). A parziale discolpa dei tecnici di allora, Rinaldo sottolinea che la loro era una scienza empirica basata su osservazione diretta dei fenomeni e sulla memoria degli stessi, che pertanto difficilmente sapeva traguardare gli effetti delle proprie opere oltre l’orizzonte di una o al massimo due generazioni. Oggi, diversamente, la raccolta sistematica dei dati e le modellizzazioni consentono di elaborare scenari attendibili a medio e lungo termine, purché se ne faccia un uso avveduto, rigoroso e non soggetto a posizioni ideologiche come purtroppo accade anche da parte di membri della comunità tecnico – scientifica, come esplicita, senza mezzi termini, l’autore. Il Mose, al netto degli scandali, è un’opera che fa il suo, che non è preservare Venezia dagli effetti dell’innalzamento del livello del mare – per via del cambiamento climatico – e dalla subsidenza – dovuta alla geologia locale – ma fornire un tempo sufficiente, i 100 anni di vita utile, tempo che è normale per qualsiasi opera ingegneristica, per intraprendere le decisioni e le iniziative necessarie per una difesa di Venezia e dei suoi ambiti negli scenari futuri. Ecco qui, forse, il merito principale della Serenissima, al netto della propaganda, ovvero la capacità di decidere e di mettere in atto nel tempo più rapido che la tecnica disponibile permetteva. Oggi che i tempi della tecnica consentirebbero grande rapidità d’esecuzione, i decisori si son fatti, invece, assai più claudicanti.
Creare, quindi, specie nel caso veneziano, una contrapposizione tra ambiente “naturale” e ambiente costruito, con uno strenuo richiamo agli “equilibri” del primo è un discorso inconsistente per Rinaldo, poiché oggi, di fatto, esiste solo il secondo. Nel caso di Venezia proprio a partire dalle scelte della Serenissima che oggi spesso osanniamo come esempio di tutela degli equilibri naturali. Continuare su ragionamenti di questo tipo, deprecare le possibilità della tecnica, significa traccheggiare e non perseguire reali soluzioni ai problemi del territorio.La vituperata ingegneria, ricorda Rinaldo, aggiunta ad una precisa conoscenza dell’ambiente in cui attuarla, sono strumento esiziale, unito all’assunzione di responsabilità per prendere decisioni concrete mirate a definire quale ambiente troverà chi verrà dopo di noi. Non fra cento anni, ma già domani.
Alessio Bonetto








