C’è un modo di parlare della morte senza abbassare la voce, senza quel tono sommesso e un po’ spaventato che usiamo di solito? Diego Ponzin sostiene di sì, e lo dimostra con la sua ultima fatica letteraria: Il gesto dell’ombrello e altri racconti, edito da Castelvecchi nella collana Narrativa, introduzione di Umberto Curi. L’autore, che nella vita quotidiana scruta la realtà con la precisione chirurgica dell’oculista, qui decide di guardare la “Signora in nero” di traverso, interrogandola e, soprattutto, costringendola a perdere quella solennità intoccabile che ci paralizza.

Oltre il tabù: La morte come motore vitale
In queste pagine, la morte smette di essere un muro invalicabile e diventa una presenza laterale, quasi domestica. È un elemento del paesaggio che, paradossalmente, serve a rimettere in circolo la vita, la sua energia più segreta e il suo fecondo disordine. Ponzin ci guida attraverso dieci storie dove il confine tra il tragico e il comico è sottile come un battito di ciglia.Tra i protagonisti di questa “geometria dell’assurdo” troviamo:
- Vincenzo Russo Caputo: Un barone della cosmologia che svanisce nel nulla, lasciando dietro di sé una scia di simboli indecifrabili e lingue ignote. Il suo è un messaggio che arriva da un “aldilà laico”, una sfida intellettuale che profuma di mistero.
- Alessandro Ferretti: Uno scrittore ombra (ghostwriter) stanco di vivere nell’oscurità altrui. Davanti alla necessità di un bypass, sceglie di morire con stile, trasformando il proprio fine vita nell’occasione perfetta per regolare i conti con lo pseudonimo che lo ha tenuto prigioniero.
- Esecutori e vittime: In un ribaltamento continuo di ruoli, Ponzin ci porta nelle menti di chi uccide e di chi muore, rivelando come, anche nel punto più buio, l’amore possa ancora accadere e la letteratura possa fungere da vero percorso di guarigione.
Una nuova “religione” laica
Il cuore della raccolta pulsa attorno a un gesto estremo: l’atto finale di un celebre filosofo, fissato sul suo cadavere con una potenza tale da diventare un’icona. Da qui nasce una sorta di religione laica, assurda eppure necessaria, capace di generare miracoli mediatici e devozioni inaspettate. Ponzin scrive:
«Quando un impostore affermò che l’anziano filosofo gli era apparso in sogno, promettendo ulteriori visite per spiegare il suo gesto e iniziare una nuova evangelizzazione del mondo, il web fu attraversato da un tripudio di esaltazione.»
L’Autore: Lo sguardo clinico e il ritmo del basso
Diego Ponzin (classe 1961) è una figura poliedrica. Oculista di professione, attuale Presidente della Fondazione Banca degli Occhi del Veneto (FBOV), divide il suo tempo tra la scienza, la letteratura e la musica (suona il basso elettrico con i Motorcycle Mama). Questa sua natura triplice emerge chiaramente nella scrittura: c’è la precisione dello scienziato nell’osservare i dettagli, la struttura ritmica del musicista nel comporre i dialoghi e l’ironia del letterato che sa inventare ciò che non accade, sia dentro che fuori dal campo visivo.
Perché leggere “Il gesto dell’ombrello”?
Questo non è un libro che cerca di dare conforto con facili risposte. È un invito per quei lettori che cercano “buona compagnia” per affrontare l’inevitabile. Sono racconti che insegnano a sorridere ai funerali e a piangere per una sciocchezza, dimostrando che anche il surreale obbedisce a una logica precisa. A forza di parlare di morte, la vita – ostinata – finisce per scorrere più forte tra le dita. In fondo, morire è solo l’ultimo atto di una commedia che vale la pena recitare bene.
Dettagli del libro
- Titolo: Il gesto dell’ombrello (e altri racconti)
- Autore: Diego Ponzin
- Introduzione: Umberto Curi
- Editore: Castelvecchi
- Formato: pp. 112 – Euro 18,50







