di Alessio Bonetto.
È un momento storico molto cupo, 20 anni fa, confesso, immaginavo un oggi ben diverso. Forse siamo arrivati a questo punto per un misto di ignavia, supponenza e sottovalutazione. In ogni caso, oggi più che mai, va combattuta la battaglia per la razionalità, come diceva Piero Angela, anche se impopolare, aggiungo io. Oggi purtroppo si teme più l’impopolarità che la stupidità.
Ci sono film o libri distopici che raccontano un futuro difficile anche e solo da immaginare. Penso, per esempio, al film “Idiocracy” che racconta gli USA governati da un ex lottatore contornato da ignoranti squinternati in cui tutto sta andando in malora per la loro inettitudine; oppure “Don’t look up” dove si preferisce negare il rischio imminente della collisione con un meteorite in nome di una presunta libertà d’opinione e per non diffondere allarmismo vissuto come l’anticamera della perdita di consenso dei governanti. Oppure film più cupi dove il controllo totale sulla scienza e sulla tecnica viene usato per finalità aberranti in un pianeta devastato. Purtroppo molti di questi scenari lontani e fantascientifici si stanno mostrando con tutto il loro carico di follia e alienzaione. Ad accelerare questo processo che sembra irrefrenabile i grandi social network che hanno abolito tutti i sistemi di tutela contro le fake news considerato che il fact checking è diventata pratica invisa ai potenti. Contestualmnte si moltiplicano i governi che condizionano l’informazione e le istituzioni scientifiche. Questo non solo in stati con regimi autoritari, ma anche in Paesi dove si riteneva che le libertà democratiche e il pensiero razionale fossero, a torto, elementi acquisiti e assodati.
Negli USA tutto questo sta avvenendo con un’accelerazione incredibile: tagli ed epurazioni in istituzioni ed agenzie, smantellamenti di interi dipartimenti, disposizioni in materia di linguaggio (con il bando a parole e concetti ritenuti “inappropriati”) e decisioni basate su convinzioni del tutto arbitrarie come quelle in materia sanitaria o tecnologica (lascio perdere la questioni dazi o le politiche sull’immigrazione). Ovviamente i fatti poi si burlano anche degli autocrati peggiori: non è che negandoli questi spariscano, anzi. È il caso delle recrudescenze di morbillo che hanno costretto il capo della Sanità USA, il fiero NOVAX Kennedy (che fine per una gloriosa dinastia!) a una precipitosa mezza retromarcia sull’argomento o dell’epidemia di aviaria che ha prodotto una carestia di uova negli States e ad una loro incetta sul mercato globale. Questo processo sta avvenendo, seppure in modo diverso, più lento e a macchia di leopardo anche in UE. Un esempio lampante è la manifestazione promossa dalla Coldiretti presso l’EFSA (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, agenzia dell’Unione europea istituita nel 2002 con sede a Parma), per manifestare contro l’affermazione della così detta carne coltivata (la carne coltivata o carne a base cellulare è un prodotto di carne animale originata da cellule staminali allevate in laboratorio) della quale in Italia è vietata la produzione. Carne coltivata che Coldiretti chiama “sintetica” pur sapendo essere costituita esclusivamente da cellule animali ne essere classificabile, come contesta la totalità della comunità scientifica, come elemento sintetico. L’EFSA si è presa la briga di rispondere alla posizione della Coldiretti in modo molto pacato e serio, e la stessa comunità scientifica ha preso posizione. E nonostante ciò l’associazione di categoria del mondo agricolo come nella sua azione contro le farine d’insetto, si è attivata per difendere interessi particolari trovando una certa accondiscendenza del mondo politico arrivato a dar vita ad un “comitato tecnico” in seno al Ministero dell’Agricoltura. E il tema dell’impatto ambientale della produzione intensiva di carne? Diciamo che probabilmente non gode della stessa attenta considerazione.
Mi sono spesso chiesto negli ultimi tempi come mai il nostro rapporto con la Scienza sia radicalmente cambiato rispetto a soli 20 anni fa quando il rispetto e la fiducia erano ben diversi. E la cosa mi pare ancora più sorprendente visto che oggi siamo indubbiamente in una fase di grandi conoscenze e potenzialità tecnica, con la manifestazione più lampante data dall’avvento dell’AI. Io penso che ciò dipenda dal fatto che negli ultimi anni dalla Scienza non ci derivino solo nuove scoperte e applicazioni tecnologiche, ma anche evidenze sulla necessità di intervenire nei nostri modelli di sviluppo e stili di vita. Purtroppo la comunità scientifica non sempre ha saputo impegnarsi adeguatamente nella divulgazione di tali questioni, demandandone spesso la diffusione a media non sempre all’altezza e dando l’impressione di impartire precetti assoluti e indiscutibili. I decisori politici e istituzionali, poi, hanno spesso interpretato in modo ideologico i messaggi derivati dagli enti scientifici il che unito a campagne di disinformazione mirate ha polarizzato il dibattito pubblico dando origine ad un mix deleterio se non pericoloso. La Scienza oggi ci evidenzia come per gestire la questione climatica e ambientale sia necessario uno sviluppo più sostenibile, meno energivoro e impattante sulle matrici ambientali, non che più socialmente equilibrato. Questo impone un rilevante cambio di paradigma del nostro assetto socio-economico. Così come il problema delle emergenze sanitarie globali può portare a dover adottare misure complesse e spesso drastiche (si rammenti il Covid 19 giusto per richiamare il caso più eclatante e recente), anche in contesti di buona maturità sociale.
L’impatto sulla quotidianità dei cittadini può portare a diffidenza e ostilità di individui e gruppi organizzati, più o meno chiare e dichiarate, verso le scoperte o le soluzioni prospettate dalla comunità scientifica, finendo per esasperare i toni. Le innovazioni possono determinare l’obsolescenza di talune pratiche e vi può essere pertanto chi preferisca opporvisi, usando anche la disinformazione, piuttosto che sobbarcarsi gli oneri del cambiamento. Questo perché, spesso, gli effetti positivi dei cambiamenti indotti dalle scoperte scientifiche si avranno in un futuro non sempre definito, mentre i costi e gli sforzi richiesti alla collettività avvengono nel presente. Su questo “differimento” degli effetti positivi indugiano sempre di più talune forze politiche demagogiche, populistiche che speculano sulle naturali, umane riserve, paure e diffidenze a fini elettoralistici. Ecco allora che queste forze, se investite di potere, dovranno inevitabilmente trovare il modo di smantellare o imbrigliare le istituzioni scientifiche, poiché il pensiero razionale è la principale minaccia al consolidamento del loro successo elettoralistico. È un momento storico molto cupo. Venti anni fa, confesso, immaginavo un oggi ben diverso. Forse siamo arrivati a questo punto per un misto di ignavia, supponenza e sottovalutazione. In ogni caso, oggi più che mai, va combattuta la battaglia per la razionalità, come diceva Piero Angela, anche se impopolare, aggiungo io. Oggi purtroppo si teme più l’impopolarità che la stupidità.







