A voi che misurate il successo in secondi e accusate i miei scritti di essere troppo lunghi, didascalici, persino fuori moda: questa è la mia risposta. La mia non è una svista, non è ignoranza o prosopopea se non sfacciataggine, né un errore di calcolo. È una scelta consapevole, una prospettiva diversa, e una convinzione radicata: il vero engagement qualitativo deve rivolgersi a chi vuole darsi il tempo di leggere con attenzione. E non è una questione di secondi ma di valore e di significato perché la brevità è un tradimento del contenuto. Al bando il manuale del “divulgatore meraviglioso”.
Viviamo in un mondo digitale che sembra misurare il valore di un contenuto con il cronometro. “Sii breve!”, “Cattura l’attenzione nei primi tre secondi!”, “I giovani non leggono!”. Sono i mantra che risuonano ossessivamente in ogni workshop di social media marketing che predica, quasi come un dogma, l’esistenza di utenti con soglie di attenzione infinitesimali, condannati a uno scroll compulsivo e superficiale. Ebbene, io scelgo consapevolmente di fare all’opposto, fregandomene delle convenzioni. Non ho bisogno di essere breve per essere letto; ho bisogno di essere preciso, divertente e ricco di contenuti per un pubblico in grado di apprezzare la vera immersione. Spesso, i miei scritti e post che raccontano la storia di paesi, l’anima dei borghi, le tradizioni culinarie o la filosofia di produttori di vino, sono lunghi e didascalici. E sì, sento le vostre obiezioni: “Basterebbe una riga con un link al servizio completo!”. Beh, ve lo dico chiaramente: io lo faccio apposta, anche con spirito di provocazione, per rivolgermi innanzitutto a chi non si spaventa della lunghezza e vuole lasciarsi andare a una lettura lunga e approfondita. I profeti del logaritmo ci parlano sempre dei “giovane senza attenzione” da alimentare con immediatezza nei testi, nelle immagini e nei video, ma i dati più recenti ci raccontano una storia ben più complessa e sfaccettata, specialmente qui in Italia. Il report Digital 2025 di We Are Social e Meltwater mostra un uso di internet ormai universale in Italia, con oltre 52 milioni di utenti attivi, che superano l’88% della popolazione. Il tempo medio trascorso online si avvicina ormai alle sei ore e mezza al giorno, di cui oltre due sui social. Gli smartphone sono il mezzo prediletto, con un italiano su tre che li usa per ben 4 ore al giorno. E sì, è vero che piattaforme come TikTok hanno spinto il formato corto, ma l’engagement profondo esiste eccome. Basta guardare i trend di YouTube, dove video lunghi e approfonditi su specifici argomenti generano milioni di visualizzazioni e ore di watch time. Persino Instagram, con i recenti aggiornamenti, mostra un’apertura crescente a contenuti che vanno oltre la fugacità. Ricerche recenti in Italia, come quelle del Centro Studi del Senato sull’uso delle tecnologie digitali tra gli adolescenti e i rapporti dell’Osservatorio Nazionale sull’Adolescenza, mostrano come i giovani italiani siano non solo consumatori voraci, ma anche creatori attivi e selettivi, cercando autenticità e valore. Il mio approccio, quindi, non è un atto di vanità né un rifiuto del manuale del “divulgatore meraviglioso”, ma una risposta concreta a un bisogno latente e spesso ignorato: quello di un pubblico che, stanco della superficialità e dello scrolling compulsivo, cerca storie complete, autentiche ed emozionanti.
La mia esperienza sul campo mi ha insegnato – e ve lo dico chiaro – che per argomenti complessi e ricchi di sfumature, la brevità è semplicemente un tradimento del contenuto. Non si può rendere giustizia alla storia millenaria di un borgo medievale, alla complessità di un processo di vinificazione artigianale o alla cultura dietro un piatto tradizionale in pochi secondi. I miei contenuti, lunghi e didascalici, provano ad offrire un contesto ricco, dettagli storici e culturali, aneddoti e sfumature che altrimenti andrebbero persi. Non riempio spazio! E c’è di più: a me piace raccontare le persone, la loro umanità, quelle che si confidano, che vogliono essere lette dentro perché il loro racconto risulti intimo, veritiero, originale se non esclusivo e completo per quanto possibile. Questa dimensione umana, profonda e personale, richiede tempo per essere esplorata e condivisa ma spesso genera un engagement qualitativo, dove il “like” non è distratto, le condivisioni mirate e con una maggiore probabilità di conversione considerati gli obiettivi. La lunghezza dei testi pubblicata tal quale anche nei social non significa trovarsi fuori luogo o rischiare di annoiare. Al contrario, permette di sviluppare una narrazione coinvolgente e ricca di dettagli curiosi, aneddoti personali e descrizioni vivide che trasportano il lettore/spettatore direttamente nel luogo, nel sapore, nell’emozione. La mia formula è semplice: precisione, divertimento e ricchezza di contenuti. In un mare di contenuti veloci e spesso superficiali, la scelta di provare ad offrire profondità e autenticità mi gratifica personalmente e mi qualifica professionalmente come fonte autorevole per chi cerca più di un semplice frammento. Non cerco di parlare a tutti, ma mi rivolgo a chi ha tempo e voglia di leggere un post, un contenuto anche se lungo, a chi cerca l’autenticità, la storia, la cultura, e soprattutto l’anima delle persone. E questo pubblico, posso assicurarvelo, è intenzionalmente disposto a dedicare tempo a contenuti ben fatti.
La mia esperienza, supportata da un’attenta analisi del comportamento degli utenti nel panorama digitale attuale, mi porta a una conclusione chiara, che forse dovreste considerare: il vero engagement non è una questione di secondi, ma di valore e di significato. La brevità forzata può portare a una semplificazione eccessiva e superficiale che non rende onore alla ricchezza delle nostre tradizioni, dei nostri paesaggi e della nostra cultura enogastronomica. L’anima di un racconto, le persone dietro i prodotti, i paesaggi che parlano: tutto questo richiede spazio per essere esplorato e apprezzato. In un’epoca ossessionata dalla velocità, io non ho paura di provare ad offrire profondità, perché a me piace così. E credo fermamente che questo anche in futuro darà spesso risultati concreti anche in termini di engagement. Non sottovalutate un pubblico che cerca di più. Perché quando si offre valore autentico e si dà voce a storie vere, il tempo smette di essere un ostacolo e diventa un’opportunità per costruire una connessione profonda e duratura.






