Nel 2024, 7.300 giovani neolaureati veneti sono espatriati all’estero (neanche 2000 dieci anni prima) e contando i trasferimenti verso altre mete italiane, Milano in particolare, la perdita supera le 10.000 unità l’anno. Ogni giovane che fugge è un pilastro che viene meno alla cattedrale del valore e della competitività del tessuto economico, imprenditoriale ed occupazionale e della nostra previdenza.
Considerato il dibattito consumatosi in queste settimane a seguito dell’indagine Fòrema — un confronto che ha visto schierati associazioni datoriali e sindacali, economisti, docenti universitari ed esponenti delle istituzioni e delle amministrazioni pubbliche — la misura del declino, in questa terra che ha fatto del lavoro una religione, sta tutta in uno scarto numerico che non ammette repliche. Da una parte i 1.447 euro netti di stipendio d’ingresso medio per un giovane laureato italiano; dall’altra i 2.231 euro della media europea. In questo vuoto di circa ottocento euro si consuma il fallimento di una generazione e la trasformazione del Veneto da locomotiva d’Italia a esportatore netto di intelligenza. È l’ammissione definitiva di una ritirata strategica: la locomotiva non corre più, viene spinta a braccia dai cittadini per permettere alle imprese di non toccare i profitti.
La Piramide degli Esclusi
La risposta istituzionale si è cristallizzata nella proposta delle “Borse all’impiego”: una manciata di monete d’argento – circa 500 euro mensili – pescate dalle tasche dei contribuenti tramite l’addizionale IRPEF, per integrare ciò che il mercato non vuole più garantire. Ma la misura opera una selezione chirurgica. Si rivolge a una platea di circa 17.000 eletti, tra laureati magistrali e diplomati ITS (Istituti Tecnici Superiori) lasciando alle loro spalle una massa di 60.000 giovani condannati all’invisibilità.
| Titolo di Studio | Numeri Annui (Veneto) | Destino della “Carne” | Borsa Regionale |
| Laureati Magistrali | ~15.000 | Alta specializzazione, spesso in fuga. | SÌ |
| Diplomati ITS Academy | ~2.500 | Tecnici super-richiesti (92% occupati). | SÌ |
| Laureati Triennali | ~19.000 | Considerati “incompiuti”. Sottopagati. | NO |
| Diplomati 5 anni | ~37.000 | La base del terziario e manifattura. | NO |
| Qualifiche 3 anni (IeFP) | ~8.000 | La manovalanza specializzata. | NO |
La Fabbrica del Precariato: L’Inganno della Stabilizzazione
I dati dell’ultima indagine Fòrema non lasciano spazio a interpretazioni: in Veneto, solo poco più di un giovane laureato su cinque (circa il 22%) riesce a strappare un contratto a tempo indeterminato al primo impiego, contro una media europea che viaggia spedita oltre il 50%. Ma il dato più allarmante riguarda la prospettiva, quella “stagnazione decennale” che agisce come una zavorra. Dopo cinque anni dal titolo, mentre in Europa la progressione salariale media corre con un aumento del 40-50%, in Veneto e in Italia lo stipendio si trascina con una crescita asfittica che oscilla appena tra il 15% e il 20%. Questo significa che un giovane laureato veneto non solo parte con un handicap di ottocento euro rispetto ai colleghi europei, ma vede questo divario allargarsi inesorabilmente ogni anno che passa. La curva salariale italiana non è una rampa di lancio, è una linea semipiatta che condanna il talento a un’immobilizzazione che sa di punizione.
Il Profitto Privatizzato
Il resto cade nella rete dell’apprendistato e dello stage (oltre 50.000 attivazioni l’anno), dove 4 giovani su 10 vengono lasciati a casa al termine della formazione agevolata. È il paradosso della formazione: si producono certificati per competenze che il mercato accetta solo se offerte a prezzi di saldo. Il punto più politico risiede nell’origine dei fondi. L’IRPEF è pagata per l’80-90% da lavoratori dipendenti e pensionati. Finanziare le borse con queste tasse significa che i dipendenti di oggi sussidiano gli stipendi dei laureati di domani, sollevando le imprese dal loro dovere naturale di pagare il prezzo di mercato per il talento. È il costo socializzato a fronte di profitti privatizzati: le aziende, pur segnando utili record, chiedono alla collettività di coprire il gap salariale che loro faticano a colmare.
La Caduta Libera: Il Giorno Dopo
Cosa succede allo scoccare del …esimo mese, quando il paracadute pubblico si chiude? L’effetto assuefazione suggerisce che l’azienda cercherà un nuovo borsista venisse reiterata la misura piuttosto che assorbire il costo reale del salario. Per il giovane, la cessazione del sussidio significa un baratro: un netto decurtato improvvisamente di 500 euro. Senza capacità di credito, il giovane resta un “borsista in affitto”, impossibilitato a pianificare un futuro.
Oltre il Confine Veneto: Una Questione Nazionale
Il “salario povero” non è una distorsione locale, ma una scelta di campo di un Paese che ha smesso di competere sulla qualità per rifugiarsi nel basso costo. Serve un salario minimo e reali prospettive di carriera e sviluppo personale che sia un confine di civiltà oltre a una politica industriale che costringa le aziende a innovare per poter pagare. Il Veneto è solo l’avanguardia di un’Italia che sta svendendo il proprio futuro per non affrontare il proprio presente. Perché un giovane che non può proiettarsi nel futuro non è un lavoratore precario: è una risorsa che abbiamo già smesso di possedere.







