“Ciò che accetti ti trasforma”. C’è una frase densa, quasi una dichiarazione d’intenti filosofica, scritta a caratteri ben visibili nel salone principale della cantina a Mezzane di Sotto. Ti accoglie così Marinella Camerani, ricordandoci – forse – che in un mondo del vino sempre più standardizzato dovremmo essere tutti un po’ più selettivi, feroci custodi di ciò che ci anima davvero. Ho partecipato al press tour e alla successiva degustazione organizzati dall’Azienda Agricola Camerani per celebrare un traguardo monumentale: 40 anni dedicati alla vite e al vino (1986-2026). Un compleanno speciale che coincide con l’uscita del libro biografico “Radici Scoperte” di Fabio Piccoli e con il rilascio di un’edizione limitata dell’Amarone della Valpolicella 2015. Quaranta stagioni sintetizzate in un manifesto radicale: “Semplicemente Vino”.
Dal 1976 a oggi: la contadina che scelse l’utopia
La storia di questo pezzo di Valpolicella inizia in realtà cinquant’anni fa, il 10 dicembre 1976, quando papà Dante e mamma Luciana acquistano un casolare e quattro ettari di vigneto a pergola a Mezzane. Ma è nel 1983 che avviene la svolta: Marinella, a soli 25 anni e con un diploma in ragioneria in tasca, decide di lasciare la città e trasferirsi in campagna. Nel 1986 compie il grande salto: «Con tanta buona volontà, un po’ d’incoscienza e pochi spiccioli in tasca, divento contadina». Una scelta pionieristica ed eversiva per l’epoca: una giovane donna a capo di un’azienda che fa e disfa a suo piacimento, senza condizionamenti. Mentre la Valpolicella degli anni Ottanta e Novanta inseguiva l’opulenza e le logiche industriali, Marinella sceglie la via più difficile: la terra e la sua vitalità. Nei primi anni Duemila, l’incontro folgorante con il guru francese Nicolas Joly la spinge ad abbracciare totalmente la viticoltura biodinamica. Un percorso lento e rigoroso che nel 2024 (dopo una prima volta nel 2009) l’ha portata a ricevere – caso unico in Italia – il premio come “Vignaiola dell’Anno” dal Gambero Rosso.






Tre anime, una sola visione di territorio
Toccando con mano la terra durante il press tour, si comprende come l’universo Camerani sia oggi un mosaico geometrico e pedoclimatico composto da tre realtà distinte (per un totale di 20 ettari vitati, 10 di bosco e 2 di oliveto, da cui nascono circa 140.000 bottiglie):
- Corte Sant’Alda (16,5 ettari): Il cuore pulsante storico, situato tra i 220 e i 345 metri su suoli di calcare marnoso (Biancone) e selce. È il laboratorio dove la biodinamica spinge i vitigni verso una precisione millimetrica.
- Adalia (5,5 ettari): L’espressione più radicale, fresca e focalizzata sulla biodiversità di fondovalle.
- Podere Castagné (14 ettari): Tra i 420 e i 550 metri di altitudine su suoli dell’Eocene. Rappresenta la frontiera più alta, sperimentale e dedicata all’enoturismo d’élite.
La battaglia (vinta nel calice) per la Val di Mezzane
Marinella Camerani è stata tra i protagonisti di quello che può essere definito il “Rinascimento” delle vallate della Valpolicella Allargata (quella a Est della zona Classica). Dagli anni Ottanta in poi, piccoli artigiani hanno strappato le uve all’anonimato dei conferimenti industriali, dimostrando la clamorosa vocazione di queste colline. Per anni Marinella ha lottato come un Don Chisciotte per il riconoscimento istituzionale delle sottozone, convinta che la Val di Mezzane avesse il pieno diritto di veder stampato il proprio nome in etichetta per promuovere la sua unicità geologica. Oggi, di fronte alle resistenze politiche del Consorzio, ha deciso di smettere di combattere contro i mulini a vento della burocrazia per convogliare le energie altrove. La sua testimonianza scientifica rimane scritta nello studio pedoclimatico “Around soil”, ma la vera giustizia, Marinella, la fa direttamente nel calice.
La Degustazione: quando il vino indossa la terra
La filosofia produttiva toglie spazio alla chimica per lasciarlo ai cicli naturali: fermentazioni spontanee, cemento, anfore, tini e grandi botti di rovere. La degustazione ha messo in fila vini che “indossano il territorio” come un abito dai mille colori, rifiutando scorciatoie e standardizzazioni.
- Amarone della Valpolicella DOCG “Mithas”: Il vino bandiera. Una lettura straordinariamente contemporanea dell’Amarone. Meno estrattivo, per nulla opulento o stucchevole. Al naso regala grafite, cacao amaro, erbe officinali e ciliegia sotto spirito; in bocca è verticale, sorretto da un’acidità vibrante e da un tannino progressivo che chiama il sorso successivo.
- Valpolicella Superiore DOC “Campi Magri”: Vinificato in cemento e botte grande, è un inno alla croccantezza del frutto, con note balsamiche, pepe nero e una freschezza floreale finissima.
- Soave DOC “Monte di Colognola”: Da uve Garganega su suoli vulcanici. Un bianco teso, salino, agrumato, con una capacità di evoluzione in bottiglia che impressiona per purezza varietale.
- Recioto della Valpolicella DOCG: Il recupero della vera tradizione dolce veronese. Non è un vino ridondante: lo zucchero residuo è perfettamente bilanciato dalla componente acida e tannica, regalando un finale sapido e vellutato di rosa appassita e marasca.
- Valpolicella DOC “Il Mangiabottoni”: Immediato, agile, ricco di energia e frutto rosso fresco. Ma è soprattutto un vino dal valore umano immenso, nato dalla collaborazione con l’Officina dell’Aias di Verona per includere le persone con disabilità nella filiera agricola. La dimostrazione che la biodinamica non è solo un metodo agricolo, ma un’idea di responsabilità sociale.
Il 2026: Ripartire da zero, a modo mio
A celebrare queste 40 vendemmie c’è anche l’emozione della carta stampata. Nel libro “Radici Scoperte” (14 capitoli scritti da Fabio Piccoli), emerge il ritratto sincero e senza filtri di una donna che ha saputo raccogliere la realtà seminando l’utopia. E per brindare a questo percorso, l’azienda ha presentato l’edizione speciale dell’Amarone 2015 Corte Sant’Alda, un’annata monumentale che fotografa quarant’anni di sapienza artigiana. Eppure, la lezione più grande di questo press tour arriva dalle parole della stessa Marinella, che nella sua lettera aperta aggiornata al 2026 scrive: «Oggi sono ripartita da zero, nel rispetto del mio pensiero: vivere la vita fino in fondo, mettendomi in gioco. Me lo impone la coerenza… Sono alla ricerca della giusta dimensione, dei giusti collaboratori, del giusto impiego del mio tempo affinché la sera possa andare a riposare stanca e felice e al mattino alzarmi al profumo di caffè».
A 40 anni dall’inizio, l’Azienda Agricola Camerani non si siede sulla rendita dei propri successi. Sfoltisce il superfluo, cerca l’essenziale e continua a fare vino in perfetta sintonia con la natura e con il tempo che passa. Un incontro che lascia il segno, e calici che continuano a raccontare una splendida, ostinata verità contadina.
Per approfondimenti sulla cantina e sul progetto enoturistico: www.camerani.wine / www.cortesantalda.com







