Se applicassimo alle guerre questo tipo di valutazione, difficilmente credo che verrebbero autorizzate e l’unica vera mitigazione resterebbe la Pace. Oltre alla stima dei danni materiali e delle perdite in vite umane si è iniziato a considerare anche l’effetto che le guerre hanno sull’ambiente e sulla salute sia durante il conflitto che successivamente. Quanto sta succedendo a Gaza e in Ucraina da questo punto di vista è paradigmatico
di Alessio Bonetto
La Valutazione di Impatto Ambientale è una articolata procedura a cui vengono sottoposti i progetti di opere o attività da realizzare che per complessità, tipologia, dimensione si ritiene possano avere effetti significativi e duraturi sull’ambiente ed il territorio, intesi come aria, acqua, ecosistemi, suolo, popolazione. Richiede la produzione di diversi elaborati tecnici, studi, indagini e rilievi, condotti da numerose figure specializzate a seconda dei vari casi. Lo scopo è indagare i possibili effetti nel tempo di quanto progettato ed eventualmente prevedere opere di mitigazione che riducano tali impatti ad un livello ritenuto accettabile.
Orbene, se applicassimo alla guerra questo tipo di valutazione, difficilmente credo che verrebbero autorizzate e l’unica vera mitigazione resterebbe la Pace. Negli ultimi anni, oltre alla stima dei danni materiali e delle perdite in vite umane si è iniziato a considerare anche l’effetto che le guerre hanno sull’ambiente e sulla salute sia durante il conflitto che successivamente.
Il tema è talmente chiaro che per punire i crimini ambientali di guerra è stata siglata la convenzione di Berna, cui hanno aderito diversi paesi: l’applicazione è piuttosto farraginosa al momento, e non ha prodotto ancora effetti concreti. Ad oggi, troviamo in discussione la denuncia dell’Atzerbaijan contro l’Armenia per l’ultimo conflitto tra i due paesi e tuttavia la disputa giuridica al momento sembra più solo la prosecuzione dello scontro bellico con altre forme1. In ogni caso c’è da dire che se non altro la questione è diventata tema di diritto internazionale.
Ci sono studi che evidenziano come a causa della guerra vari tipi di patologie aumentino come patologie connesse a virus e batteri, ma anche tumori2. Questo si deve innanzitutto al collasso cui le guerre portano i sistemi sanitari dei paesi coinvolti per il sovraffollamento di feriti, ma anche per la distruzione spesso delle medesime strutture che ormai sono diventato obbiettivo militare. E terminato lo scontro servono tempi lunghi per ripristinare un sistema sanitario funzionante e tempestivo nella diagnosi e nella cura delle malattie. Ciò che sta succedendo a Gaza in questo senso è paradigmatica. Inoltre, vengono spesso danneggiate le infrastrutture di approvvigionamento idrico e depurazione fognaria, con aumento del contatto con acque malsane, cosa che favorisce diverse patologie. E poi vi è la dispersione di numerosi composti nocivi prodotti o dagli incendi o dal crollo di edifici, magari con liberazione di fibre di amianto, con peggioramento a lungo termine della qualità dell’aria, cosa che comporterà l’insorgere di malattie nel medio lungo termine. A volte questo è fatto deliberatamente. Qualcuno ricorderà l’incendio dei pozzi di petrolio del Kuwait, ordinato da Saddam Hussein nella Guerra del Golfo, che aveva lo scopo sia di distruggere risorse energetiche che di danneggiare il territorio nemico in modo duraturo. Durante le guerre poi sversamenti diffusi di inquinanti sono frequenti, e comporta spesso l’inutilizzabilità di suoli per uso agricolo considerata la contaminazione subita, e la compromissione delle falde sotterranee e acque superficiali.
L’invasione russa dell’Ucraina ha provocato l’abbandono di siti sensibili come depositi e impianti industriali e miniere con il rischio conclamato di rilascio nell’ambiente di sostanze tossiche con effetti duraturi e distruzione di ecosistemi e di aree protette. Ne abbiamo avuto qualche esempio l’anno scorso con il crollo di una diga3. Tutto questo ovviamente vale per molti paesi in guerra, compresi i danni a tutte le zone di tutela per specie a rischio con danni irreparabili. Alcune di queste, tra l’altro, sono anche cacciate per il vettovagliamento delle truppe o delle popolazioni.
La guerra in Ucraina, poi, ha effetti globali sia nelle filiere alimentari, per il ruolo svolto nella produzione di cereali, che in tema di energia, avendo comportato uno sconvolgimento nelle catene di approvvigionamento di gas, con un rovinoso ritorno al carbone di molte nazioni, oltreché con allungamento di diverse filiere di acquisto di materie prime e beni e ripercussioni globali in termini di emissioni di CO24. Gli stessi sforzi bellici sono ad elevate emissione carboniche, gli incendi causati dagli scontri in primis, ma poi l’incremento delle attività di industrie pesanti per la produzione di armamenti, i loro trasporti e i loro movimenti, basti pensare che un carrarmato russo produce 10kg di anidride carbonica a Km, contro i 160g del peggiore dei SUV, con tanta pace delle COP e degli obbiettivi di riduzione delle emissioni climalteranti. Sul piano degli effetti globali l’invasione Russa dell’Ucraina avrà ripercussioni decisamente rilevanti5.
Anche le ricostruzioni post belliche da questo punto di vista, comportano importanti emissioni carboniche e la necessità di gestire grandi quantità di rifiuti, di cui spesso non si può garantire un adeguato recupero.
Insomma le guerre hanno effetto ormai globali, in qualunque parte del mondo avvengano, ed oggi ce ne sono diverse decine in corso, tutte terribili, cruente, insensate alla fine. Alle sofferenze che oggi patiscono coloro che vivono in teatri di guerra, vanno aggiunte quelle che patiranno coloro che verranno dopo per gli effetti nei tempi avvenire che questi conflitti stanno lasciando.
Insomma, se si potesse fare il VIA alla guerra, sarebbe evidente che bisogna andar VIA Dalla Guerra.
1) https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/guerra-e-crimini-ambientali-117667
2) https://www.airc.it/news/le-guerre-portano-piu-cancro
3) https://www.iltascabile.com/scienze/ucraina-guerra-disastro-ambientale/







