La presentazione dei vitigni Magliocco Canino e Zibibbo è stata interessante. Papillo: «inizia un nuovo e diverso cammino di narrazione della denominazione e del territorio vibonese»
Un racconto autentico, appassionato e identitario quello realizzato la scorsa settimana a Verona dal Gal Terre Vibonesi in sinergia con l’associazione dei viticoltori vibonesi e l’Enoteca regionale della Calabria riferito alla nuova denominazione della viticoltura calabrese “Costa degli Dei”. Il presidente del Gal, Vitaliano Papillo, il presidente dell’associazione dei viticoltori, Domenico Silipo, Gennaro Convertini nella sua doppia veste di rappresentante Arsac e presidente dell’Enoteca Regionale della Calabria e Raul D’Alessandro, presidente della Fondazione Italiana Sommelier Veneto hanno raccontato le caratteristiche dei vitigni Magliocco canino e Zibibbo che rappresentano l’espressione enologica della nuova doc della Calabria del vino. In degustazione i vini Aramoni 2023 di Cantine Artese, Evoluzione 2023 di Origine & Identità, Ruggia 2023 di Cantina Masicei, Bianco di Falco 2022 di Cantine Benvenuto, A Batia 2021 di Casa Comerci e Natus 2021 di Cantine Marchisa. «Inizia da Verona – ha dichiarato il presidente del Gal Vitaliano Papillo – un cammino importante del quale abbiamo costruito la gemmazione già in Calabria e che mette al centro la valorizzazioni dei vitigni Magliocco Canino e Zibibbo che meritano di essere tutelati e raccontati in stretta sinergia con il territorio nel quale vengono coltivati e del quale rappresentano l’identità. Una attività di promozione che ci porterà – tra meno di un mese – ad essere finalmente protagonisti come territorio nell’evento per eccellenza del vino italiano, il Vinitaly, in attesa di ricevere l’ufficialità della nascita della Doc. Il territorio vibonese ha un patrimonio «ricchissimo – ha aggiunto Papillo – non solo enologico, ma anche gastronomico, culturale, esperienziale. Patrimonio al quale serviva uno strumento che permettesse di riconoscersi nel suo insieme. Per questo abbiamo ideato e realizzato il marchio territoriale di qualità per parlare di tutto ciò che il territorio può esprimere».



Il carattere di «originalità» dei due vitigni della Doc è stato sottolineato dal presidente dei viticoltori vibonesi, Domenico Silipo, che alla platea di operatori ha rimarcato come essi vengano «vinificati con passione e rispetto del territorio e delle uve, offrendo altresì rispetto per il consumatore che troverà nelle bottiglie solo qualità». La nuova Doc Costa degli Dei si inserisce a pieno titolo nel contesto vitivinicolo calabrese. La candidatura prodotta dal Gal insieme ai viticoltori vibonese è un «tassello importante – ha ribadito Gennaro Convertini – che completa la già ricca biodiversità viticola calabrese». Valore storico, unicità di territorio e grande biodiversità della Calabria del vino ribadita a più riprese anche da Raul D’Alessandro, che ha curato la degustazione entrando nel dettaglio tecnico e gustativo dei vini proposti.
I calici sono stati tutti adeguati al racconto che sui due vitigni è stato costruito. Qualcuno già pronto, armnonico ed equilibrato, qualcuno ancora giovane nel suo percorso produttivo e processo di crescita. Tutti interessanti vini del sud, in questo caso da Pizzo Calabro a Nicotera, in grado di esprimere la sapidità dei vini del mare ma anche la freschezza, considerata l’escursione termica notte – giorno, delle vicine alture. Vini di un territorio ricco di biodiversità vegetale dai fichi, alle prugne alle pere. Vini dai quali ti aspetti per quanto riguarda il zibibbo (moscato giallo) un carico di aromaticità che indugia sui sentori balsamici, di macchia mediterranea, di frutta gialla matura, esotica, di fiori gialli; qualcuno agrumato verso l’arancia amara e la canditura, la mandorla e la liquirizia. Un moscato giallo del sud, da addomesticare nell’inevitabile tendenza alcolica e da esaltare nella freschezza.
“Magliocco Canino? teniamo moltissimo alla nostra associazione – ha sottolineato Domenico Silipo – e alla sua umanità. La storia del magliocco e’ iniziata alla meta del secolo scorso con la merenda fatta con pane e uva schiacciata. Era ed è rimasto il vitigno della nonna che non si poteva tralasciare o peggio, dimenticare. Cerchiamo di insistere perchè venga fatto in purezza pur avendo previsto nel disciplinare la possibilità che possano essere comprese nell’uvaggio piccole percentuali di uve a bacca nera da decenni diffuse nei nostri territori. Per questo vitigno e vino il tempo non esiste. Ho trovato bottiglie del 1973 di magliocco canino ed erano pienamente bevibili”. Un vino, al di la delle diverse declinazioni che ogni azienda può esprimere, che al calice si mostra rosso rubino carico e al naso si esprime con sentori di amarena, mora, chiodi di garofano, tabacco. In bocca è secco e morbido, tannico e sapido. Sicuramente in grado di impreziosirsi invecchiando.
Insomma, una storia tutta da raccontare e da perfezionare dove i fondamentali per produrre dei vini di spessore ci sono tutti e dove il gioco di squadra tra i produttori della futura Doc sarà fondamentale così come la capacità di integrarsi con tutte le eccellenze ambientali ed agroalimentari tipiche del territorio. Parliamo, anche considerate le capacità produttive attuali, di vini che fanno viaggiare, più che di vini da far viaggiare, che devono emozionare turisti e consumatori per una storia originale e distintiva che racconti innanzitutto che si possono trovare solo qui e che apprezandoli qui sono ancora più buoni e caratteristici.







