Una personale considerazione stimolata dalle riflessioni di alcuni operatori del settore alberghiero e della ristorazione sui dati sui flussi turistici di recente divulgazione.
Non sarà un ragionamento così originale, ma credo sia giusto riproporlo. Il fatto che la Riviera del Brenta non venga sempre considerata una destinazione specifica di viaggio e soggiorno e talvolta nemmeno un’area territorialmente omogenea da raccontare e promuovere, complica la lettura e la valutazione dei flussi turistici dai quali viene interessata? Non credo! E comunque, quando accade, è perché la Riviera del Brenta, così come il Miranese o la Saccisica, semplicemente “non esistono”. Valutazione tranchant, forse esagerata, che proverò a spiegare sperando di non urtare troppo la sensibilità di quanti, da anni, si spendono per la promozione di questo territorio e senza debordare troppo su materie che gli operatori del settore conoscono bene e sicuramente meglio di me. La Riviera del Brenta può essere un soggetto amministrativo, un’Unione di Comuni, una “Città”, più o meno allargata che gestisce determinati servizi (polizia municipale? commercio? altro?) cercando di favorire risparmi, economie di scala, mantenendo se non incrementando la qualità dei servizi. Ad esempio può mettere “in rete” i grandi eventi, interesse di tutti i Comuni rivieraschi, come la Riviera Fiorita o il cartellone della stagione teatrale. Ma la Riviera del Brenta non è un bacino termale come quello padovano o un insieme di colline come quelle euganee o trevigiane, territori agevolmente riconoscibili nella loro vocazione e specificità e che per questo si riesce a promuovere in maniera omogenea, coordinata e distintiva. Inoltre La Riviera del Brenta non ha la storia, l’arte e l’attrattività di Venezia o di Padova per quanto ne sia uno dei più bei risultati. Le ville? Bellissime anche se va detto che Villa Pisani, tra tutte, gioca un campionato a parte! Il Naviglio Brenta? Unico! Ma per quanto gli operatori della ricezione e del turismo si sbattano immaginando di intercettare un turismo panoramico (no businness che è altra storia, né gli stanziali da grandi alberghi e piscine che ci sono eccome) che dovrebbe arrivare in Riviera del Brenta in quanto tale e fermarcisi sapendo di godere di una cultura, sopraffina questa si, dell’accoglienza e della ristorazione, quale sarebbe l’aspetto omogeneo e distintivo? L’unicità? A guardare i siti internet (a dir poco… statici) dei soggetti che per “statuto” dovrebbero occuparsi di promuovere la Riviera del Brenta e non strettamente di raccogliere e interpretare dati che già le categorie produttive fanno benissimo, si ha l’idea di quanto questa peculiarità unica al mondo in realtà manchi e con essa il vettore forte della promozione, della comunicazione e del marketing della Riviera del Brenta nel mondo.
Puntare sull’experience (parolona che va tanto di moda oggi in particolare nel turismo enogastronomico)? Il turismo esperienziale è: termale, welness, ciclabile, cavallo, spirituale e religioso, di cibo e di vino, ecc. E spesso tutto questo tutto insieme. Ma non manca mai un aspetto caratteristico, unico, che si trova soltanto in quel determinato posto e che da solo è in grado di “trattenere” il turista per più giorni. Ma Villa Pisani, Villa Foscari, Villa Valmarana? E i battelli sul Naviglio? Non sono aspetti prestigiosi e distintivi? Di più! Unici! Ma non stiamo parlando di Loira o del senese e delle colline del Chianti. Ne disponiamo del vino “Brunello della Riviera del Brenta” (ma di una Doc Riviera del Brenta sì!) e Sant’Antonio sta a Padova. Siamo d’accordo? Se questo è vero, e io lo penso, credo che l’approccio giusto dovrebbe partire dal chiedersi con quali mezzi e slogan si potrebbe arrivare a dire al turista che viene a soggiornare tra Padova e Venezia (per vedere Padova e Venezia e poi, forse, le bellezze della Riviera del Brenta) che se pernotterà in Riviera del Brenta avrà quello che cerca ma anche di più. Attenzione! Questo si potrà fare solamente se e quando gli operatori dell’accoglienza, della ristorazione, della navigabilità, dei trasporti su gomma, saranno veramente un corpo unico e solidale che ragiona anche per un interesse diffuso e condiviso. Ad oggi non mi sembra sempre così come non mi sembrano un corpo unico, in questo senso, le Amministrazioni Comunali.
In conclusione, suggerirei a tutti gli operatori, pure a quelli istituzionali e alle amministrazioni pubbliche, di concentrarsi di più e meglio su quanto di veramente unico ed esclusivo ci sia nel raggio di una quarantina di km dai comuni della Riviera del Brenta: Venezia, Padova, Le Terme Euganee, Le Colline Euganee e Trevigiane, ecc. con monumenti, storie e sapori caratteristici, conosciuti e ammirati nel mondo. Concentrarsi su come dire al mondo che Venezia o Padova viste dalla Riviera del Brenta possono essere ancora più belle ed originali; e che possono essere vissute in maniera più agevole, piacevole e funzionale. Poter pubblicare su un portale adeguato, sui social, sulle brochure: “Cari turisti del mondo, se volete venire a Venezia venite da noi in Riviera del Brenta che vi diamo Venezia e anche di più. Se volete venire a Padova venite da noi che vi diamo Padova e anche di più”. Credo che concentrarsi di più e meglio su questo obiettivo e sui servizi che devono essere adeguati, integrati e funzionali per raggiungerlo, così come la capacità ricettiva, porterebbe sicuro giovamento al settore turistico nei Comuni della Riviera del Brenta.







