Voci del passato e del presente di uno dei più antichi Consorzi d’Italia, costituito nel 1964 e capace in 60 anni di accompagnare l’affermazione di una identità enoica di territorio.
La nascita del Consorzio di tutela Vini Collio risale al 31 maggio 1964, data in cui venne firmato l’atto notarile di costituzione. A sessant’anni di distanza, la celebrazione della ricorrenza è un’occasione per fare il punto sulla denominazione. E per l’occasione il Consorzio ha presentato un logo dedicato e un’etichetta istituzionale che accompagneranno le attività del 2024.
“Il nostro Consorzio è tra i più antichi d’Italia – rimarca il presidente David Buzzinelli – Siamo orgogliosi del nostro patrimonio vinicolo, che vogliamo continuare a tutelare e promuovere nel rispetto della tradizione che ci contraddistingue. L’anniversario che celebriamo quest’anno racconta l’evoluzione e la crescita di un territorio unico, capace di dar vita a vini di altissima qualità apprezzati e amati in tutto il mondo”.

ANNO SPECIALE PER IL SESSANTESIMO
“L’anniversario dei 60 anni dalla nascita del Consorzio rappresenta un grande impegno per la Denominazione – afferma la direttrice Lavinia Zamaro – Siamo felici di onorare la lunga e appassionata dedizione dei produttori nei confronti della viticoltura del nostro territorio, lavorando per organizzare attività a livello nazionale e internazionale di promozione e valorizzazione dei vini del Collio, emblemi di storia e riscoperta dei nostri luoghi”.
Dai protagonisti di ieri e di oggi viene dunque un vigoroso invito a non disperdere il credito raggiunto nel panorama vitivinicolo mondiale, grazie soprattutto alla finezza e alla qualità dei bianchi. Identità e ortodossia produttiva da perfezionare alla luce delle nuove conoscenze e dei nuovi strumenti tecnico-scientifici a disposizione.
I TESTIMONI DI UNA CRESCITA OLTRE IL MEZZO SECOLO
Un anniversario così importante non può non indurre a parlare di terroir, di storia e di enologia con i protagonisti di queste 6 decadi di Collio.
“Nel 1963, varata la legge nazionale che disciplinava le doc, io e il Conte Attims abbiamo contattato le associazioni agricole per arrivare a fondare il Consorzio – ricorda Michele Formentini, tra i firmatari dell’atto di costitutivo – Nel 1964 ho steso lo statuto di mio pugno. Abbiamo convinto gli agricoltori che erano un po’ restii, perché temevano il disciplinare come un obbligo troppo stringente a cui attenersi. Costituito il consorzio, abbiamo avviato da subito l’ter per ottenere la Doc, conseguita nel 1968. Mi hanno rieletto per 30 anni consecutivi in amministrazione. E in quegli anni il Collio ha primeggiato da subito sia nella tutela e promozione che nelle dinamiche di produzione, crescendo perché allora agricoltori visionari e accorti si sono dati da fare. Nel tempo la qualità dei vini con gli enotecnici è salita e poi è aumentato anche il turismo: nel 1963 ho creato la Strada del vino da presidente della Pro Loco di Gorizia, quando non c’era ancora un posto letto. Poi piano piano si è capito che si poteva crescere anche in questo settore”.
Una conferma che viene da uno dei volti noti del giornalismo sportivo italiano, l’udinese Bruno Pizzul. “Sono stato un frequentatore di lungo corso di un territorio stupendo – sottolinea il cronista – Sono nato nel 1938 ed ho visto passare di tutto, anche guerre, in questi territori. Ricordi corredati anche da momenti di dolore, ma che sono via via sbiaditi con la crescita qualitativa nel turismo e nella vitivinicoltura di questi territori. Sentirsi gente del Collio è essere parte di tanta bellezza, di tante razze, culture e religioni. Un territorio unico costruito sulle fatiche di agricoltori e imprenditori visionari”.

In effetti, il processo è stato lungo e ha richiesto sforzi importanti. “Sono arrivato dalla scuola enologica di Conegliano nel 1966 – ricorda Gianni Bignucolo, enologo che ha scritto la storia di questo territorio – e nel 1968 Collio divenne la terza denominazione riconosciuta in Italia. Nel tempo si sono diffusi nuovi sistemi di allevamento rispetto alla storica “capuccina” e si è intensificata la produzione per ettaro. E questi territori sono diventati dei giardini con vigneti passati fino a 7mila piante per ettaro”. L’evoluzione futura? “Essere sempre all’avanguardia nella ricerca e nello studio – chiosa l’enologo – ma purtroppo sento spesso troppa voglia di cercare l’asso nella manica. La vocazione del Collio è quella di continuare a produrre i migliori vini bianchi d’Italia e tra i più importanti al mondo grazie ad un territorio che ha un microclima particolare e sottosuoli di ponca. E per quanto il clima stia cambiando per fare grandi vini la maturazione deve essere completa e l’uva sana”.
Nel frattempo in Friuli si sono affacciati anche vitivinicoltori-investitori dal pedigree importante. “Da decenni stavamo cercando la zona migliore d’Italia per produrre vini bianchi”, spiega Tiziana Frescobaldi, presidente dell’azienda di famiglia, prima realtà esterna al Collio ad aver creduto e investito sul territorio acquisendo la storica Tenuta Attems. “Con questa idea e convinzione, ma anche grazie all’amicizia con gli Attimis siamo venuti qui ed è stata la prima volta che la mia famiglia è uscita dalla Toscana. È un territorio fantastico. In futuro abbiamo progetti già presentati per nuovi impianti e un nuovo centro aziendale. La nuova cantina con gli spazi per l’accoglienza vedrà la luce tra un paio d’anni. Credo che in questo momento il mondo stia riscoprendo i vini bianchi e che si stia andando verso vini eleganti. Per questo credo in Collio si debba continuare così”.
BIANCHI E ROSSI DEL COLLIO
Antichi vigneti, piccoli borghi, riserve naturali e boschive si rincorrono su morbide colline, che sorvegliano un territorio suggestivo dal microcosmo ricco di tradizioni e dalla storia millenaria. Questo è il Collio, una mezzaluna di pendii soleggiati, che si estende in provincia di Gorizia, nel Nord-Est d’Italia, tra le Alpi Giulie e il mar Adriatico, ai confini con la Slovenia.
Le particolari condizioni ambientali di questa zona hanno favorito lo sviluppo di una viticoltura di pregio e la produzione di vini bianchi eccellenti, fin da tempi antichissimi.
L’area del Collio, tra Judrio a ovest e Isonzo a est, si estende per una superficie di circa 1300 ettari vitati all’interno di otto dei venticinque comuni della provincia goriziana. Il territorio è costituito da una serie di rilievi eocenici e paleocenici, intervallati da strette valli di dimensioni ridotte, fatta eccezione per l’estesa piana del Preval. Il clima si caratterizza per la presenza di estati calde ma non afose e inverni abbastanza freddi e discretamente piovosi.
Il suolo, denominato “ponca”, è composto da marne ed arenarie stratificate di origine eocenica, che conferiscono ai vini quella caratteristica impronta di mineralità e salinità.
I vitigni autoctoni del Collio sono essenzialmente tre: la Ribolla Gialla è il più antico vitigno autoctono, del quale si trovano ancora i segni di viti centenarie nella microzona di Oslavia; il Friulano, fino al 2007 chiamato Tocai Friulano, nel Collio viene usato come aperitivo, ma è ideale anche da abbinare ai piatti locali; il Picolit, vino rarissimo, coinvolgente e piacevole, perfetto come vino da meditazione.
La vera essenza e anima del territorio, progetto ambizioso del Consorzio, è il Collio Bianco: frutto dell’assemblaggio di uve diverse, ha in sé tutte le caratteristiche della sua terra e dei suoi produttori. Nel Collio trova espressione infatti una grande varietà di vitigni bianchi internazionali.
Oltre ai monovarietali, centrati sulle varietà internazionali, il vino rosso più caratteristico è il Collio Rosso, che si ottiene dall’unione dei vitigni a bacca rossa del territorio, ma è riservato esclusivamente alle annate più importanti.







