La fotografia scattata da OCSE e ISTAT è impietosa, e meriterebbe lo sgomento di una crisi di governo. Siamo l’unica grande nazione che non recupera: i salari reali, a settembre 2025, giacciono 8,8 punti percentuali al di sotto dei livelli del 2021. L’ottimismo sui tassi di occupazione, che pure hanno toccato il 62,7%, è l’ultima mistificazione della nostra classe dirigente. La crescita del lavoro è stata pagata al prezzo della sua qualità e della sua durata. il precariato non è più una fase, ma la condizione esistenziale del lavoratore.
La crisi che stiamo attraversando non è una semplice flessione congiunturale, ma l’epilogo di una deriva storica che ha corroso il principio fondante della Repubblica: il lavoro. I dati economici non sono cifre neutre; sono il luogo oscuro in cui si manifesta il fallimento della politica nel garantire la dignità costituzionale. È un fallimento misurato, statistica dopo statistica, sull’altare di una promessa mai mantenuta.
La fotografia scattata da OCSE e ISTAT è impietosa, e meriterebbe lo sgomento di una crisi di governo. Siamo l’unica grande nazione che non recupera: i salari reali, a settembre 2025, giacciono 8,8 punti percentuali al di sotto dei livelli del 2021. Questa voragine si traduce in una perdita secca di potere d’acquisto di circa 6.400 euro lordi per lavoratore, una emorragia che prosciuga la classe media. La disuguaglianza non è un incidente, ma il risultato di una scelta di campo: l’ISTAT documenta che il 20% dei ricchi accumula 5,5 volte il reddito dei poveri, mentre quasi 5,7 milioni di individui vivono oggi in povertà assoluta. L’ottimismo sui tassi di occupazione, che pure hanno toccato il 62,7%, è l’ultima mistificazione della nostra classe dirigente. La crescita del lavoro è stata pagata al prezzo della sua qualità e della sua durata. In un decennio, la percentuale di contratti a tempo determinato è salita dal 12,5% a oltre il 15,5%, creando un modello in cui il precariato non è più una fase, ma la condizione esistenziale del lavoratore. Questo meccanismo genera il 21% di working poor e permette al sistema di ignorare la necessità di un salario equo.
A questo si somma il cedimento sul fronte della formazione, dove l’istruzione si piega a diventare un mero strumento per alimentare la bassa manodopera. Riforme come gli ITS e il 4+2 sono state criticate da specialisti come Michele Tiraboschi (ADAPT) per il rischio di creare non eccellenza, ma un “canale parallelo a basso costo”. L’uso massiccio di fondi pubblici per la formazione privata sfocia in un ciclo infinito di stage e apprendistati senza sbocchi stabili. È la denuncia sollevata anche in politica, dove figure come Andrea Orlando hanno parlato di un uso dei contratti a termine come “salvagente perenne”, tradendo la missione formativa e consegnando i giovani a un mercato che non valorizza la competenza, ma solo la sottomissione.
Il tradimento si misura, infine, nella quotidianità. La perdita di potere d’acquisto è resa drammatica dall’impennata del costo degli alimenti di base. L’indagine meritoria pubblicata ieri da La Nuova Venezia, che ha misurato l’effetto concreto di questa forbice in Provincia di Venezia, ha rivelato come i Prezzi continuino a salire e i salari a stare fermi con “il carrello della spesa che diventa sempre più caro: un impennata del 25% negli ultimi quattro anni. L’inflazione corrode il potere d’acquisto delle famiglie e a rischio ci sono i conti di casa. Questo è il punto di non ritorno: quando il lavoro non garantisce il cibo, l’architettura civile si sfalda.
Di fronte a tale evidenza, l’unica strada percorribile è quella della responsabilità. La politica non può più limitarsi a distribuire palliativi fiscali temporanei. Il risanamento morale ed economico della Nazione passa attraverso tre scelte ineludibili: l’introduzione di un Salario Minimo Legale per porre un argine definitivo all’indecenza; un Taglio Fiscale Strutturale sul costo del lavoro; e un sistema di Premio al Merito che restituisca al lavoro il suo valore, invertendo la marcia del dilettantismo. È ora di uscire dal luogo oscuro della Repubblica e ritrovare la forza della verità.







