Un tour tra i sapori e le specialità enoiche dell’isola dell’Arcipelago Toscano, tra vitigni autoc-toni e viticoltura eroica (e creativa).
L’Elba da bere e certamente da mangiare è una realtà solida e riconosciuta da tempo che accompagna e impreziosisce il turismo balneare, sportivo, welness. L’idea però che col vino ci si possa proporre ancora di più e meglio, incrociando vacanzieri e villeggianti del gusto che hanno fame dell’Italia migliore, è una convinzione radicata nel Consorzio Servizi Albergatori Isola d’Elba che ha messo in rete le aziende vitivinicole dell’isola.
Vini che fanno viaggiare, peculiari, di grande profondità aromatica come l’ansonica, il vermentino e l’aleatico senza dimenticare i rossi che sono pieni e avvolgenti, tra sangiovese e syrah. Vini della tradizione e vini contemporanei, che guardano al futuro. Vini che accompagnano momenti di immersione artistica e di esperienze sportive. Vini gastronomici per “cuci-ne che si mangiano le cantine”. Vini che in buona parte nascono e “muoiono” in isola. E da qui la necessità, avvertita tra i produttori, di costruire un’orizzonte commerciale più solido per quanto riguarda le esportazioni o le vendite nel settore horeca e della distribuzione organizzata.
L’Isola d’Elba non è dunque solo mare cristallino e sentieri immersi nella natura ma racconta anche una storia di sapori, tradizioni e vini d’eccellenza. “Con questa iniziativa –spiega il presidente del Consorzio Servizi Albergatori Massimo De Ferrari – vogliamo mostrare che l’ospitalità elbana va oltre gli alberghi sulle spiagge: è un’esperienza culturale a tutto tondo, che passa anche attraverso il vino, la cucina e i prodotti agricoli locali, di altissima qualità e meritevoli di essere conosciuti in tutto il mondo”.
Il Consorzio è titolare dell’agenzia Ilva Viaggi, che ne cura la vetrina promozionale, dove viene offerta una panoramica sia del ricettivo che dei vari servizi e attività del territorio. Tra i partner del tour anche Blu Navy, storica compagnia di navigazione dell’Isola d’Elba e Small Fly Airlines, compagnia aerea che collega l’aeroporto de La Pila ad alcuni aeroporti italiani, con connessioni alle principali destinazioni europee ed extraeuropee.
ISOLA D’ELBA TRA STORIA E SAPORI
L’Isola d’Elba è un caleidoscopio di colori, sapori e profumi, tra storia e natura. È una delle sette perle che formano l’Arcipelago Toscano dove si alternano spiagge da copertina, montagne di granito, boschi verdeggianti, laghetti nascosti e un suolo tra i più ricchi di minerali al mondo. Un vero microcosmo circondato da un mare straordinario capace di riflettere il fascino e l’esclusività di un territorio puro e incontaminato.
In questa isola del Mediterraneo, protagonista del Mar Tirreno troviamo 200 spiagge (di sabbia a sud, di ciottoli bianchi a nord, di granito nella parte ovest e ferrose e luccicanti nell’est minerario) e circa 400 km di sentieri percorribili a piedi o in bicicletta.
Antiche dominazioni e popoli mediterranei (Fenici, Greci, Etruschi, Romani) hanno lasciato innumerevoli testimonianze storiche e culturali: relitti, siti neolitici, fortezze, pievi, ville e piccoli borghi fanno da cornice ad un territorio dove la Natura è la vera protagonista. Molti personaggi illustri l’hanno scelta come loro casa o luogo del cuore, dal passato a oggi. Uno su tutti, l’imperatore Napoleone, sovrano dell’Elba, che ha trasformato un territorio prettamente agricolo in un piccolo mondo dove l’arte, la musica e nuove consuetudini lo posero al centro dell’interesse di tutta Europa.
Al di là dei miti e delle leggende, la storia dell’isola d’Elba si perde nel tempo. Abitata dall’età del bronzo, fu frequentata dai più antichi popoli mediterranei: dai greci, dagli etruschi, dai liguri, dai romani e, giù giù nell’evo moderno fino ai tempi nostri, dai saraceni, dai pisani, dai barbareschi, dai Medici e dalle dominazioni europee. Per gli Etruschi le risorse del sottosuolo costituirono un’inesauribile fonte di ricchezza e il ferro elbano contribuì al prosperare della loro civiltà. I Romani apprezzarono l’Elba per il suo ferro, ma anche per i fanghi curativi, come testimonia una delle due ricche ville patrizie individuate nell’isola, i cui resti si trovano in prossimità dell’attuale struttura termale. Il medioevo vide la dominazione pisana, di cui restano alcune importanti e suggestive costruzioni a difesa del territorio che testimoniano l’importanza strategica dell’isola. Seguono poi la Signoria degli Appiani e Cosimo de’ Medici il quale, sui resti della romana Fabricia, edificò la sua Cosmopoli (oggi Portoferraio) cingendola di mura possenti che salvarono gli abitanti dalle incursioni piratesche.
Gli Spagnoli si insediarono a Porto Azzurro e anch’essi posero mano alla difesa del loro territorio con una costruzione imponente, il forte di San Giacomo, che ancor oggi, divenuto casa penale, domina il ridente paese. Ma l’Elba interessò anche gli inglesi, i tedeschi e i francesi, che si sfidarono con la diplomazia e con le armi per impadronirsene.
VITIVINICOLTURA DELL’ISOLA D’ELBA
L’isola d’Elba, la maggiore dell’Arcipelago toscano, ha una superficie di 224 kmq ed è la terza isola italiana per estensione. La morfologia del suo territorio è prevalentemente collinare con un massiccio rilievo montuoso nella sua parte occidentale che supera i 1000 mt di altitudine. La fascia altimetrica di coltivazione della vite si estende oggi dal livello del mare fino ai 450 mt.

La complessa origine geologica dell’isola ha determinato differenti tipi di substrati rocciosi nelle sue diverse zone e quindi diversi tipi di suoli: la zona occidentale del massiccio del monte Capanne ha suoli derivati dalla disgregazione di rocce granitiche che hanno originato terreni sciolti e molto permeabili; la zona centrale di origine sedimentaria presenta piccole pianure di raccordo tra le coste e colline non ripide con suoli calcarei, ciottolosi e mediamente argillosi; nella parte orientale dell’isola di origine metamorfica predominano i suoli poco profondi, con scheletro grossolano e buona presenza di minerali. Anche se differenti per tessitura i suoli delle diverse zone dell’isola sono sempre poveri di sostanza organica e ben adatti quindi alla produzione di uve.
Il clima è di tipo mediterraneo caratterizzato da masse di aria di genesi tropicale marittima in estate alternate a masse invernali di provenienza marittima polare; la vicinanza di tutte le coltivazioni viticole al mare influenza e determina zone microclimatiche uniformi nelle diverse parti dell’isola.
La viticoltura dell’isola d’Elba risale al periodo etrusco, anche se l’antico sistema di allevamento ad alberello denota l’influenza greca. Già i Romani la descrivevano come “isola feconda di vino”. Nei secoli del Rinascimento si definiscono le principali varietà di uve da vino che provengono dalle diverse zone del Mediterraneo che hanno esercitato influenze economiche e sociali sull’isola: dalla Toscana proviene il Trebbiano, il Sangiovese e l’Aleatico, dalla Sicilia l’Ansonica e il Moscato, dalla Corsica e dalla Liguria il Vermentino; tra le tante varietà che sono state coltivate sull’isola nel corso dei secoli e provenienti dalle più diverse zone viticole europee, quelle elencate sono oggi le principali varietà che compongono e caratterizzano le tipologie dei vini della denominazione Elba, sicuramente per il loro migliore adattamento alle condizioni climatiche e ai diversi tipi di suoli.
Il periodo più florido per la viticoltura elbana è stato quello intorno agli anni 1880-1888 in cui si raggiunsero i 5mila ettari coltivati a vigneto e una produzione di circa 150mila ettolitri di vino. In quell’epoca, le cronache storiche dimostrano che la popolazione diminuì fortemente negli anni in cui la crittogama decimò i vigneti. La miseria aumentò come pure l’emigrazione. La fillossera fece il resto e divenne il più grande flagello della viticoltura elbana: si manifestò verso il 1890 raggiungendo il massimo nel 1893.
La viticoltura è stata fino alla metà del secolo XX la principale attività economica della popolazione dell’isola. Attualmente, la superficie interessata alla produzione di uva Doc è pari a 350 ettari circa ma in continuo aumento. Le aziende che commercializzano le produzioni Doc Elba sono 15, riunite nel Consorzio Elba Doc. Ulteriori 15/20 aziende producono uva che viene conferita alle cantine. La produzione dell’Elba si assesta sulle 370/400 mila bottiglie. La produzione vitivinicola elbana viene commercializzata prevalentemente sul territorio ma anche fuori dai confini. La realtà agricola dell’Elba è caratterizzata prevalentemente dalla viticoltura, ma sono presenti anche produzioni importanti inerenti all’olivicoltura, la produzione di miele e più marginalmente ortofrutta.
LA CUCINA ELBANA E LE INFLUENZE DEI POPOLI MEDITERRANEI
La cucina dell’Isola d’Elba – terra che fa parte della Riserva di Biosfera Isole di Toscana Mab Unesco – è frutto di continue migrazioni e occupazioni da parte di popoli diversi che ne hanno plasmato e arricchito le odierne caratteristiche. Alla fine del XVI secolo si trovava divisa in tre stati: la parte sud era sotto il diretto governo del regno di Spagna; l’area attuale del comune di Portoferraio faceva parte del Granducato di Toscana; il resto dell’isola era sotto il dominio del principato di Piombino, tanto che per attraversare l’intera isola erano necessari tre lasciapassare.
La Spagna fin dal 1603, interessata ad avere un avamposto verso il centro del Mediterraneo, con il re Filippo III era riuscita ad impossessarsi dell’insenatura naturale di Longone (Porto Azzurro), costruendo il Forte San Giacomo. Questo periodo di convivenza con gli isolani portò alla creazione di diversi piatti poveri: come la Sburita o Sburrita, il Gurguglione e lo stoccafisso. La Sburrita è una zuppa a base di baccalà con aglio olio e pane; il baccalà (merluzzo che ha subito un processo di salatura) è un pesce che non si trova nei mari del mediterraneo, all’epoca veniva commercializzato dagli spagnoli dal mare del nord Europa. Il Gurguglione è uno stufato di verdure con prevalenza di peperoni, è molto simile ai piatti della penisola iberica ed anche alla ratatouille provenzale. Infine, lo stoccafisso all’elbana, piatto povero della tradizione di Rio Marina, è una pietanza a base di patate, pomodori, cipolle e stoccafisso (merluzzo essiccato all’aperto). Questo piatto viene preparato di frequente dagli elbani nei momenti di ritrovo (detti “ribotte”).
Nel versante occidentale dell’isola si riscontra anche un forte legame con i popoli liguri, grandi commercianti che approdavano nei mari elbani sia per pescare le acciughe che per acquistare vino prodotto sul territorio. I liguri lasciarono all’isola la preziosa cultura della salatura del pesce, oltre che la zuppa di acciuga e l’utilizzo della maggiorana in alternativa alla nepitella, usata soprattutto nella parte orientale dell’Elba.
Nella parte limitrofa a Portoferraio si evidenzia una forte impronta toscana sui piatti locali. Un esempio classico è il cacciucco, che è presente anche a Livorno, piatto poverissimo e realizzato con gli avanzi misti del pesce pescato.
Tra il XIII e il XVII secolo l’Elba subisce diverse incursioni da parte dei corsari barbareschi, che oltre a lasciare saccheggi e distruzione contribuirono anch’essi ad influenzare la cucina locale. Tale contaminazione è presente soprattutto nella cucina di Rio Marina e di Rio Elba, per esempio nella schiaccia briaca, fatta inizialmente di ingredienti di origine orientale come uvetta, mandorle e pinoli; solo successivamente con la versione attuale di questo dolce tipico (risalente all’Ottocento) troviamo l’aggiunta dell’aleatico, vitigno tradizionale dell’Arcipelago toscano.

UN TOUR TRA LE CANTINE DELLA DOC ELBA
La denominazione di origine controllata Elba è stata istituita nel 1967 con le tipologie Elba Bianco ed Elba Rosso. Nel 1994 sono state introdotte nella denominazione anche l’Elba Aleatico, l’Elba Ansonica, l’Elba Ansonica Passito e l’Elba Rosato. Nel 1999 è stata riconosciuta la denominazione del Moscato dell’Elba e nel 2011 anche le tipologie Elba Vermentino, Elba Trebbiano e Elba Sangiovese. Nel 2011 viene riconosciuta la DOCG per l’Elba Aleatico.
La Doc Elba è riferita a otto tipologie di vini fermi e cinque di vini passiti. Le diverse tipologie sono ottenute principalmente dai vitigni che nei secoli si sono meglio adattati all’ambiente geografico dell’isola d’Elba: i vini bianchi sono ottenuti prevalentemente dalle varietà procanico (trebbiano toscano), ansonica, vermentino e moscato, i vini rossi ed il rosato dalla varietà sangiovese.
L’Aleatico elbano è un vino passito che rappresenta l’eccellenza tra i prodotti vitivinicoli. È stato il primo vino Docg passito riconosciuto a livello nazionale.
Tenuta delle Ripalte
È un’isola nell’isola e sorge in un luogo incantevole, la Costa dei Gabbiani, nella bellissima estremità sud-est dell’Isola d’Elba. Dalla cantina, progetto di Tobia Scarpa ultimato nel 2010, si ammira un arcipelago fantastico dove troneggia, tra tutte, il profilo dell’Isola di Montecristo. Un promontorio che, con le sue vigne, domina una costa di spiagge e calette intagliate nell’alta scogliera (Ripe Alte). Una bellezza spiegata con dovizia di particolari da Jacopo Nidini e Carlo Carlo Ederle.
La Fattoria fu fondata nel 1896, dal Conte Tobler, nobiluomo svizzero innamorato dell’Italia. L’intero comprensorio, circa 450 ettari, rappresentava la più grande azienda agricola dell’isola, ma la produzione di vino e gli allevamenti furono abbandonati dai successivi proprietari interessati principalmente al soggiorno di piacere e alla caccia. La famiglia veronese Ederle, subentrata nel 1977, ha sviluppato la naturale vocazione turistica del territorio e nel 2002 ha reintrodotto la viticultura: ora sedici ettari di nuove vigne occupano le migliori posizioni della Tenuta. In regime biologico dal 2024.
La cantina, firmata Tobia Scarpa e parte di Toscana Wine Architecture, sorge tra 18 ettari di vigneti e macchia mediterranea. Il resort offre 14 ville, camere, suite e appartamenti affacciati su 12 km di costa selvaggia, con spiagge e calette uniche sul Mar Tirreno.
Nel complesso un resort per il soggiorno in hotel, fattorie o ville e dove dedicarsi ad esperienze sportive, gastronomiche e di wellness. Spiagge, piscine, campi da tennis, padel, centro ippico, noleggio bici, freediving, ristoranti e bar. Lo scorso anno 3000 prenotazioni, senza pernottamento, per il solo wine tourism.
In degustazione, tra gli altri, un Vino Spumante Charmat Rosato Brut a base aleatico vinificato in bianco; Colore rosato acceso cristallino, profumi floreali e fruttati di lampone croccante; bocca asciutta, fresco e sapido, equilibrato, un gran bel sorso. Etna bianco 2019 (90% vermentino 10% fiano) che affina con un piccolo passaggio in legno; gran colore giallo paglierino carico, profumo di grafite, polvere da sparo, sulfureo, frutta a pasta bianca matura e balsamico, sorso pieno, abbastanza caldo e fresco, sapido, lungo. Alicante 2022 rosso modello pinot nero, che passa da 6 a 8 mesi in tonneaux esauste; colore intenso, naso pepato e balsamico, bocca pulita e appagante per un vino a vocazione gastronomica. L’Aleatico Passito dolce risulta complesso al naso e di piacevolissima beva.

Antonio Arrighi
Arrighi è un iron man in tutti i sensi. Non solo per la pratica sportiva protratta negli anni, ma soprattutto per la caparbietà con cui ha condotto l’azienda vitivinicola soprattutto nelle speri-mentazioni. Una in particolare, avviata nel 2018 sotto l’occhio attento del Prof. Attilio Scienza e famosa in tutto il mondo: l’immersione per 5 giorni in mare di uve ansonica messe dentro appositi cesti (nasse). Il sale marino, durante i giorni di immersione, toglie la pruina dalle bucce e penetra per “osmosi” all’interno, senza danneggiare l’acino. La presenza di sale nell’uva, con effetto antiossidante e disinfettante, permette di arrivare a produrre Nesos, un vino marino molto simile, sembrerebbe, a quello prodotto 2500 anni fa sull’Isola di Chio, il cosiddetto “vino degli dei” vero e proprio nettare di uve.
L’azienda è biologica, totalmente elbana da cinque generazioni e lavora con le anfore da 15 anni senza disdegnare legno e acciaio. Somma 22 ettari di cui nove vitati e 500 piante di ulivo. Due linee di vitigni: autoctoni e alloctoni. Dieci etichette e 45mila bottiglie. In vigneto è possibile godere di un percorso artistico e didattico sulla biodiversità vegetale dell’isola. Non si occupa di ristorazione né di soggiorno turistico.
In degustazione.
Nesos. Recuperate le uve dai fondali marini, resta qualche giorno di appassimento al sole. La vinificazione e il successivo affinamento avvengono in anfora di terracotta dove il vino rimane otto mesi a contatto con le bucce e un anno in bottiglia. Il risultato non è un orange wine ma l’antiossidante naturale è il sale, non i solfiti aggiunti che non ci sono. Strabiliante il risultato: naso iodato, di frutta gialla sciroppata e secca, di cera lacca. In bocca è polposo e lungo. In totale 270 bottiglie.
Vermentino 2024. Giallo paglierino scarico, sei mesi in acciaio spicca al naso con note agrumate e di macchia mediterranea; buona freschezza e sapidità.
Viognier. Uno affinato in anfora di terracotta e uno in barrique (compresa una nuova di acacia): simili nei profumi intensi varietali, dal floreale alla frutta bianca, il secondo aggiunge note burrose, di miele e di frutta secca. Grande volume in bocca e grande lunghezza.
Treesse 2021. Uvaggio di syrah, sangiovese e sagrantino (18 mesi in terracotta) è fine e intenso al naso, di mora, di ciliegia, floreale, di pepe, tostato; maturo, equilibrato e piacevolissimo in bocca.
Aleatico passito 2023. Abbinato all’imbollita, al pan ficato e alla schiaccia di Gabriele Messina, gastronomo e ricercatore di dolci antichi, titolare del Ristoro Elba Magna dove preparano anche sughi particolarissimi prodotti in particolare con pesce povero del tirreno. Tra i piatti proposti, la murena fritta.
Le Sughere di Monte Fico
Qui “la cucina mangia la cantina”. È un po’ la sintesi che continua ad ispirare Aldo Appiani titolare dell’azienda agricola Le Sughere del Monte Fico a Rio Marina nell’Isola d’Elba. Significa cercare nei vini l’espressione più autentica e territoriale possibile e anche la massima vocazione gastronomica in abbinamento ai piatti locali della tradizione. Un vino che nasceva come alimento che accompagnava le fatiche dei minatori e dei pescatori con la giusta dose di calorie, mica e solo comfort food.
E così la degustazione è stata costruita sui piatti assieme ai quali i vini sono nati. Tonnina pomodoro cipolla e frigitelli (storicamente le parti meno nobili del tonno salate per garantirne la conservazione, che si faceva quando c’era la tonnara. A volte integrata da interiora e gurguglione) e sburrita di baccalà con Procanico 2024; riso al nero di seppia con Ansonica 2023; calamari alla cacciatora con Elba Bianco 2023; stoccafisso alla riese con Elba Rosso 2022; schiaccia briaca con Aleatico passito 2024. E per finire i due spumanti charmat di casa. Vini tutti molto in linea con la personalità esuberante di Aldo. Da evidenziare la lunghezza dell’Ansonica (1 anno di botte piccola), la pienezza e la veracità del sangiovese in purezza con un lieve sentore erbaceo (due anni in botte) e la peculiarità del suo Aleatico: giovane, fresco con profumi di rosa e amarena che secondo Aldo sono I più tipici dell’isola e si perderebbero con l’invecchiamento (80 grammi il residuo zuccherino).
I vigneti si trovano su terrazzamenti collinari di terreno ricco di scheletro e di minerali, degradanti verso il mare da un lato e a ridosso del manto boschivo di sughere, pini e macchia mediterranea che ricopre il Monte Fico dall’altro. L’azienda somma 35 ettari di cui 7 vitati per 80mila bottiglie di cui 7mila di passiti, provenienti da uva raccolta con vendemmia manuale in piccole cassette. Per l’accoglienza dispongono di nove camera, due appartamenti e piscina.
La Chiusa
Facile a dire che la bellezza sta negli occhi di chi la guarda quando ne sei circondato. Dove una volta c’erano le saline da cui Localita’ Magazzini, l’Azienda la Chiusa è stata fondata da Carpani nel 1590 tra i “missionari” di Cosimo de’ Medici chiamati a fondare Cosmopoli (Por-toferraio). Da li ad oggi con la proprietà della famiglia Bertozzi Corradi una storia importante di viticoltura di mare. Dodici ettari, 100mila bottiglie 70% a bacca bianca.
In degustazione
Vermentino e ansonica i protagonisti accompagnati da un aleatico di rara profondità e complessita. Terreni di argilla rossa, ricchi di scheletro, dove la brina salata (la guazza) gioca sui vitigni un ruolo deciso e distintivo. E poi locazione turistica fronte mare, settecento piante di ulivi, varietà leccino su tutte per un olio di gran qualità. In degustazione i vini dell’azienda con i piatti del Ristorante La Carretta.
Spumante charmat brut da uve vermentino; naso delicato, di erbe aromatiche, balsamico, frutta a bacca bianca, agrumato, in particolare pompelmo. In bocca buona freschezza e otti-ma sapidità. Vino gastronomico, non troppo impegnativo.
Orto delle fanciulle 2024 si mostra con note di frutta matura, balsamico, sapido e abba-stanza fresco.
Ansonica 2023 è intensa al naso, floreale, di frutta esotica, di frutta a pasta bianca matura, di erba aromatica.
Aleatico passito profuma di frutta a bacca rossa, prugna, ciliegia, balsamico. In bocca è caldo, pieno, adeguatamente fresco.

Azienda Cecilia
L’Azienda vinicola Cecilia nasce nel 1990 grazie alla passione di Giuseppe Camerini, ingegnere e artista milanese il quale, dopo quasi cinquant’anni di frequentazione dell’Isola d’Elba, decise di sviluppare, partendo dal Podere La Casina a Marina di Campo, il suo interesse per la viticultura ed il vino. L’azienda, attualmente seguita dai nipoti, si trova estesa su quattro piccoli poderi nella zona limitrofa a Marina di Campo e raggiunge le dimensioni totali di circa 11 ettari, producendo 75mila bottiglie annue e 12 etichette. Gli obiettivi aziendali più importanti per Cecilia sono l’accoglienza dei visitatori per la vendita diretta presso la propria sede e la valorizzazione dell’Isola d’Elba grazie a prodotti di qualità che provengono direttamente dal suo splendido territorio.
La cantina è moderna con sistemi di fermentazione e stoccaggio a temperatura controllata e nuovi impianti di filtrazione fanno dell’azienda una realtà all’avanguardia nelle tecniche di vinificazione più recenti. Un reparto per l’affinamento in botti di rovere a temperatura ed umidità controllata permette la perfetta evoluzione dei vini da invecchiamento.
In degustazione
Ansonica 2024. Macerazione rapidissima in pressa. Colore paglierino tenue. Profumi di frutta a pasta bianca e gialla, esotica, floreale, qualcosa di balsamico, di macchia mediterranea. Abbastanza caldo, sapido e minerale. Fresco. Equilibrato, armonico, piuttosto persistente.
Moscato Bianco secco 2024. Vinificazione separata una parte ad agosto e una a settembre. Paglierino carico. Al naso no-te floreali di gelsomino, agrumato soprattutto di pompelmo, delicatamente erbaceo, di erbe aromatiche come salvia; frutta secca, balsamico. Abbastanza caldo e morbido, abbastanza fresco, sapido. Maturo, armonico, fine ed equilibrato. Abbastanza persistente.
Sangiovese 2022. Quasi nove mesi sulle bucce. Limpido, rosso rubino cn sfumature violacee. Aromi di prugna, mora, lampone, floreale di rosa; speziato d pepe. Abbastanza tannico e morbido, fresco. Pieno, succoso, avvolgente. Pronto, persistente.
Ouglasa Syrah 2022. Ventesima produzione. Vini diversi. 10 gg macerazione sulle bucce e affinamento in barrique di rovere. 4500 bottiglie. Delicato nei profumi di frutta a bacca nera, burro, frutta secca, spezia, fiore. Caldo, abbastanza tannico, sapido e abbastanza fresco. Pronto, armonico e fine. Robusto e persistente.
Aleatico passito 2024. 20mila bottiglie, 20 giorni di appassimento. Pieno di profumi come la frutta sotto spirito, confettura, floreale appassito, albicocca, prugna e dattero disidratato. In bocca è fresco, morbi-do, fine, equilibrato, maturo.
Azienda agricola Acquabona
Acquabona è una storica azienda vitivinicola dell’Isola d’Elba le cui origini risalgono al Settecento. Il nome Acquabona deriva dalla presenza di una fonte d’acqua dolce, bene prezioso per gli isolani. Dai suoi vigneti, situati a due passi dal mare nei comuni di Portoferraio e Capoliveri, si ottengono vini Elba Doc da uve tradizionali ed il pregiato Aleatico Passito dell’Elba Docg.
A guidare l’azienda è da poco subentrata una nuova squadra di giovani imprenditori carichi di idee e di entusiasmo: Federico Capitani e Riccardo Fioretti, figli dei precedenti titolari, l’enologo Federico Ballati e Pietro Vallardi, tutti in grado di garantire la continuità con i successi del passato e nuovi importanti traguardi per il futuro. In 14 ettari vitati, l’azienda produce circa 90mila bottiglie e 12 etichette. Da sottolineare lo sviluppo enoturistico attraverso passeggiate e tour in vigna, degustazioni ed esperienze di golf and wine con il vicino Golf Club Acquabona.
In degustazione
Vermentino 2024. Vinificato con una breve macerazione a freddo. Il calice si mostra giallo paglierino e i profumi spaziano dalla frutta a polpa gialla matura alla a frutta esotica, profumi balsamico. Morbido, sapido, abbastanza fresco. Armonico, fine, piuttosto persistente.
Elba rosato 2024. È di un bel colore rosa cerasuolo brillante dovuto a non più di sei ore di macerazione sulle bucce. Uvaggio di syrah (60%) e sangiovese (40%) profuma di ciliegia, fragola, mirtilli. In bocca è morbido, abbastanza sapido e fresco.
Barosso Riserva 2020. 70% sangiovese, 20% merlot e 10% syrah affina in tonneaux prima dell’assemblaggio finale.
Aleatico passito 2020. È la prima varieta raccolta (mediamente tra il 20 e il 25 agosto) ed è una selezione in vigna di grappoli gia appassiti. Tre anni di affidamento in tonneaux e poi 1 in bottiglia.
La Faccenda
L’attuale Azienda Agricola La Faccenda si è costituita alla fine degli anni ’90 dopo aver rilevato una storica azienda agricola dimessa durante il boom turistico degli anni ’70. Oggi produce vini utilizzando solo uve dei propri vigneti ed imbottigliando all’orginie, seguendo rigorosamente displiscinare Elba Doc. L’azienda è situata in località Mola, sulla strada tra Portoferraio e Porto Azzurro, ai piedi di Capoliveri, antico borgo medievale dell’isola. La proprietà ha una superficie totale di 14 Ha ca. dedicati principalmente alla viticoltua e olivicoltura. Fra i vitigni coltivati, troviamo il procanico, il vermentino, l’ansonica e il moscato, per quanto riguarda i bianchi; il sangiovese, il sirah, il merlot e l’aleatico, per quannto riguarda quelli a bacca rossa.
Sergio Lauriola, titolare si occupa dell’azienda dal 2008. Producono 60mila bottiglie per dieci tipologie di vino: cinque secchi, una riserva e tre passiti.
Azienda agricola Sapereta
Della famiglia Sapere, è un’azienda vitivinicola e un ristorante sull’Isola d’Elba che porta avanti le tradizioni della terra. Sulle isole non si mangia solo pesce, anzi, il più delle volte e nei migliori dei casi la cucina locale segna a caratteri cubitali l’indicazione “Cucina di terra”. L’azienda è nata nel 1927 e fra due anni compirà 100 anni. Il nonno di Italo Sapere, attuale proprietario, che si chiamava come lui, aveva un’azienda familiare e produceva latte, olio, frutta, ortaggi e anche un po’ di vino. Negli anni, il padre di Italo ha investito moltissimo nell’azienda agricola ma anche nella ricettività iniziando ad affittare ai turisti. Erano gli anni 1972 – 1973 e non si parlava ancora di agriturismo.
Attualmente ci sono circa 17 appartamenti. L’azienda agricola è nota per il Ristorante Sapereta che propone cucina agricola base carne e vegetali con tecniche avanzate e un’ottima materia prima. Alla testa del progetto ristorativo, che nasce nel 2006, ci sono Danae Sapere (figlia di Italo Sapere che segue ancora l’azienda agricola) e il marito Sante Vaiti che insieme hanno rilevato l’intera parte agrituristica dell’azienda e che la portano avanti con passione e dedizione.
Per quanto riguarda il vino, parliamo di produzione biologica e di una media di 60mila bottiglie. Vigne a 50 metri slm e tenute basse sia per il vento che per consumo idrico.
Le etichette sono: Elba ansonica Doc Blumo (85% ansonica + 15% malvasia), Elba rosato Doc Dragut 2024 (60% sangiovese, 30% aleatico, 10% syrah), Elba rosso Doc Efebo 2022 (60% sangiovese, 10% syrah, 10% merlot, 10% cabernet sauvignon), Toscana rosso Igt Dé 2023 (100% aleatico), Elba Aleatico passito DOCG 2023 (100 % aleatico).
Certamente! Ecco la traduzione fedele dell’articolo, che presenta l’Isola d’Elba come destinazione enoturistica di eccellenza.
Elba Island Wines: A Solid Reality Recognized for its Quality and Tourist Appeal
It’s a long-established and recognized reality that accompanies and enhances seaside, sports, and wellness tourism. However, the idea that wine can be an even stronger and better attraction, drawing in discerning vacationers and tourists hungry for the best of Italy, is a deeply held conviction within the Elba Island Hoteliers Services Consortium (CSA), which has networked the island’s wineries.
These are wines that make you travel: distinct, with great aromatic depth, such as Ansonica, Vermentino, and Aleatico, without forgetting the full and enveloping reds, including Sangiovese and Syrah. They are traditional wines and contemporary wines that look to the future. Wines that accompany moments of artistic immersion and sporting experiences. Gastronomic wines for “cuisines that eat the cellars.” Wines that largely originate and “die” on the island. This creates the necessity, felt among producers, to build a more solid commercial horizon regarding exports or sales in the HORECA (Hotel, Restaurant, Catering) and organized distribution sectors.
Elba Island, therefore, is not just crystal-clear sea and nature trails but also tells a story of flavors, traditions, and excellent wines. “With this initiative,” explains Massimo De Ferrari, president of the Consorzio Servizi Albergatori, “we want to show that Elban hospitality goes beyond hotels on the beaches: it is a complete cultural experience, which also passes through wine, cuisine, and local, high-quality agricultural products that deserve to be known worldwide.”
The Consortium owns the Ilva Viaggi agency, which manages its promotional showcase, offering an overview of both accommodation and various local services and activities. Partners in the tour also include Blu Navy, a historic Elba Island shipping company, and Small Fly Airlines, an airline that connects La Pila airport to several Italian airports, with connections to major European and non-European destinations.
ELBA ISLAND BETWEEN HISTORY AND FLAVORS
Elba Island is a kaleidoscope of colors, flavors, and scents, blending history and nature. It is one of the seven pearls that form the Tuscan Archipelago, where cover-worthy beaches, granite mountains, green forests, hidden lakes, and a soil among the richest in minerals worldwide alternate. It is a true microcosm surrounded by an extraordinary sea capable of reflecting the charm and exclusivity of a pure and uncontaminated territory.
In this Mediterranean island, a protagonist of the Tyrrhenian Sea, we find 200 beaches (sandy in the south, white pebbles in the north, granite in the western part, and iron-rich and shimmering in the mining east) and about 400 km of trails walkable or cyclable.
Ancient dominations and Mediterranean peoples (Phoenicians, Greeks, Etruscans, Romans) have left countless historical and cultural testimonies: wrecks, Neolithic sites, fortresses, parish churches, villas, and small villages frame a territory where Nature is the true protagonist. Many famous figures have chosen it as their home or place of the heart, from the past to the present. One above all, the Emperor Napoleon, sovereign of Elba, who transformed a purely agricultural territory into a small world where art, music, and new customs placed it at the center of attention throughout Europe.
Beyond myths and legends, the history of Elba Island is lost in time. Inhabited since the Bronze Age, it was frequented by the most ancient Mediterranean peoples: the Greeks, the Etruscans, the Ligurians, the Romans, and, down to the modern era, the Saracens, the Pisans, the Barbary pirates, the Medici, and European dominations. For the Etruscans, underground resources constituted an inexhaustible source of wealth, and Elban iron contributed to the prosperity of their civilization. The Romans appreciated Elba for its iron, but also for its therapeutic muds, as evidenced by one of the two rich patrician villas identified on the island, the remains of which are near the current thermal structure. The Middle Ages saw the Pisan domination, of which some important and evocative defense structures remain, testifying to the island’s strategic importance. This was followed by the Lordship of the Appiani and Cosimo de’ Medici who, on the remains of the Roman Fabricia, built his Cosmopoli (today Portoferraio), surrounding it with powerful walls that saved the inhabitants from pirate incursions.
The Spanish settled in Porto Azzurro and also took steps to defend their territory with an imposing construction, the Forte di San Giacomo, which still dominates the charming town, having become a penal colony. But Elba also interested the English, Germans, and French, who challenged each other with diplomacy and weapons to seize it.
ELBA ISLAND WINEGROWING
Elba Island, the largest of the Tuscan Archipelago, has an area of 224 sq km and is the third-largest Italian island by extension. Its territory’s morphology is predominantly hilly with a massive mountainous relief in its western part that exceeds 1000 meters in altitude. The altimetric band of vine cultivation extends today from sea level up to 450 meters.
The complex geological origin of the island has resulted in different types of rock substrates in its various zones and, consequently, different types of soils: the western area of the Monte Capanne massif has soils derived from the disintegration of granite rocks, which have originated loose and very permeable soils; the central area of sedimentary origin presents small connecting plains between the coasts and gentle hills with calcareous, pebbly, and moderately clayey soils; in the eastern, metamorphic part of the island, shallow soils predominate, with a coarse skeleton and a good presence of minerals. Although different in texture, the soils in the different areas of the island are always poor in organic matter and thus well suited for grape production.
The climate is Mediterranean, characterized by air masses of tropical maritime genesis in summer alternating with winter masses of polar maritime origin; the proximity of all vineyards to the sea influences and determines uniform microclimatic zones in the different parts of the island.
Elba Island’s viticulture dates back to the Etruscan period, although the ancient alberello (bush vine) training system denotes Greek influence. The Romans already described it as an “island fruitful of wine.” In the centuries of the Renaissance, the main wine grape varieties were defined, coming from the different areas of the Mediterranean that had exerted economic and social influences on the island: Trebbiano, Sangiovese, and Aleatico come from Tuscany; Ansonica and Moscato from Sicily; and Vermentino from Corsica and Liguria. Among the many varieties cultivated on the island over the centuries and originating from the most diverse European wine regions, the listed ones are today the main varieties that make up and characterize the wine types of the Elba denomination, certainly due to their better adaptation to climatic conditions and different types of soils.
The most flourishing period for Elban viticulture was around 1880–1888, when cultivated vineyards reached 5,000 hectares and wine production was about 150,000 hectoliters. Historical records show that the population drastically decreased in the years when cryptogams decimated the vineyards. Misery increased, as did emigration. The phylloxera did the rest and became the greatest scourge of Elban viticulture, appearing around 1890 and reaching its peak in 1893.
Viticulture was the main economic activity of the island’s population until the mid-twentieth century. Currently, the area involved in DOC grape production is approximately 350 hectares, but continuously increasing. Fifteen companies market Elba DOC productions, gathered in the Elba DOC Consortium. An additional 15–20 companies produce grapes that are conferred to the wineries. Elba’s production settles around 370,000–400,000 bottles. Elban wine production is mainly commercialized locally but also outside the borders. Elba’s agricultural reality is predominantly characterized by viticulture, but there are also important productions related to olive growing, honey production, and, more marginally, fruit and vegetables.
ELBAN CUISINE AND THE INFLUENCES OF MEDITERRANEAN PEOPLES
The cuisine of Elba Island—part of the Tuscan Islands MAB UNESCO Biosphere Reserve—is the result of continuous migrations and occupations by different peoples who have shaped and enriched its current characteristics. At the end of the 16th century, it was divided into three states: the southern part was under the direct government of the Kingdom of Spain; the current area of the municipality of Portoferraio was part of the Grand Duchy of Tuscany; the rest of the island was under the domination of the Principality of Piombino, so much so that three passes were required to cross the entire island.
Spain, interested in having an outpost towards the center of the Mediterranean, managed to take possession of the natural inlet of Longone (Porto Azzurro) with King Philip III in 1603, building the Forte San Giacomo. This period of coexistence with the islanders led to the creation of several poor dishes: such as Sburita or Sburrita, Gurguglione, and stockfish. Sburrita is a soup based on cod with garlic, oil, and bread; cod (baccalà is salted cod) is a fish not found in the Mediterranean seas and was traded by the Spanish from the North European sea at the time. Gurguglione is a vegetable stew with a prevalence of bell peppers, very similar to dishes from the Iberian Peninsula and also to Provençal ratatouille. Finally, stockfish all’elbana, a poor dish from the tradition of Rio Marina, is a dish based on potatoes, tomatoes, onions, and stockfish (cod dried outdoors). This dish is frequently prepared by Elbans during gatherings (called “ribotte“).
On the western side of the island, there is also a strong link with the Ligurian peoples, great traders who landed in Elban seas both to fish for anchovies and to buy wine produced locally. The Ligurians left the island the precious culture of salting fish, as well as anchovy soup and the use of marjoram as an alternative to calamint (nepitella), which is mainly used in the eastern part of Elba.
In the area near Portoferraio, a strong Tuscan imprint is evident on local dishes. A classic example is cacciucco, which is also found in Livorno, a very poor dish made with mixed leftovers of fish caught.
Between the 13th and 17th centuries, Elba suffered several incursions by Barbary corsairs, who, besides leaving looting and destruction, also influenced local cuisine. This contamination is present especially in the cuisine of Rio Marina and Rio Elba, for example, in the schiaccia briaca (drunken flatbread), initially made with oriental ingredients such as raisins, almonds, and pine nuts; only later, with the current version of this typical dessert (dating back to the nineteenth century), do we find the addition of Aleatico, a traditional grape variety of the Tuscan Archipelago.
A TOUR AMONG THE ELBA DOC WINERIES
The Elba Controlled Designation of Origin (DOC) was established in 1967 with the Elba Bianco (White) and Elba Rosso (Red) types. In 1994, Elba Aleatico, Elba Ansonica, Elba Ansonica Passito, and Elba Rosato were also introduced into the denomination. In 1999, the Moscato dell’Elba denomination was recognized, and in 2011, the Elba Vermentino, Elba Trebbiano, and Elba Sangiovese types were added. In 2011, the DOCG for Elba Aleatico was recognized.
The Elba DOC refers to eight types of still wines and five of passito wines. The different types are mainly obtained from the vines that have best adapted over the centuries to the geographical environment of Elba Island: white wines are predominantly obtained from the Procanico (Tuscan Trebbiano), Ansonica, Vermentino, and Moscato varieties; red and rosé wines from the Sangiovese variety.
Elban Aleatico Passito is a passito wine that represents excellence among wine products. It was the first passito DOCG wine recognized at a national level.
Tenuta delle Ripalte
It is an island within the island and stands in an enchanting place, the Costa dei Gabbiani (Gulls’ Coast), in the beautiful southeast extremity of Elba Island. From the cellar, a project by Tobia Scarpa completed in 2010, one can admire a fantastic archipelago where the profile of Montecristo Island reigns supreme. A promontory that, with its vines, dominates a coast of beaches and coves carved into the high cliff (Ripe Alte). Its beauty is meticulously explained by Jacopo Nidini and Carlo Ederle.
The Farm was founded in 1896 by Count Tobler, a Swiss nobleman in love with Italy. The entire area, about 450 hectares, represented the largest farm on the island, but wine production and breeding were abandoned by subsequent owners mainly interested in leisure and hunting. The Ederle family from Verona, which took over in 1977, developed the natural tourist vocation of the area and reintroduced viticulture in 2002: now sixteen hectares of new vines occupy the best positions on the Estate. It has been under organic certification since 2024.
The winery, designed by Tobia Scarpa and part of the Toscana Wine Architecture, stands among 18 hectares of vineyards and Mediterranean scrub. The resort offers 14 villas, rooms, suites, and apartments overlooking 12 km of wild coast, with unique beaches and coves on the Tyrrhenian Sea.
Overall, it’s a resort for hotel stays, farmhouses, or villas, where one can dedicate themselves to sporting, gastronomic, and wellness experiences. Beaches, pools, tennis courts, padel, an equestrian center, bike rental, freediving, restaurants, and bars. Last year, there were 3,000 reservations, without overnight stays, for wine tourism alone.
Tasting highlights: A Charmat Rosé Brut Sparkling Wine based on Aleatico vinified white; bright, crystalline rosé color, floral and crunchy raspberry fruity aromas; dry, fresh, and savory palate, balanced, a great sip. Etna Bianco 2019 (90% Vermentino 10% Fiano) which refines with a small period in wood; deep straw yellow color, aroma of graphite, gunpowder, sulfurous notes, ripe white-flesh fruit, and balsamic, full palate, moderately warm and fresh, savory, long. Alicante 2022 red in the Pinot Noir style, which spends 6 to 8 months in exhausted tonneaux; intense color, peppery and balsamic nose, clean and satisfying palate for a wine with a gastronomic vocation. The Aleatico Passito Dolce is complex on the nose and very pleasant to drink.
Antonio Arrighi
Arrighi is an Iron Man in every sense. Not only for his long-time sporting practice but above all for the tenacity with which he has run the winery, especially in his experiments. One in particular, started in 2018 under the careful eye of Prof. Attilio Scienza and famous worldwide: the immersion for 5 days of Ansonica grapes in the sea, placed inside special baskets (nasse). The sea salt, during the days of immersion, removes the bloom from the skins and penetrates inside through “osmosis,” without damaging the berry. The presence of salt in the grape, with an antioxidant and disinfectant effect, allows the production of Nesos, a marine wine very similar, it seems, to that produced 2,500 years ago on the Island of Chios, the so-called “wine of the gods,” a true nectar of grapes.
The company is organic, entirely Elban for five generations, and has been working with amphorae for 15 years without scorning wood and steel. It totals 22 hectares, of which nine are vineyards and 500 olive trees. Two lines of vines: indigenous and non-indigenous. Ten labels and 45,000 bottles. In the vineyard, it is possible to enjoy an artistic and educational path on the island’s plant biodiversity. It does not offer catering or tourist accommodation.
Tasting highlights: Nesos. After recovering the grapes from the seabed, they are withered for a few days in the sun. Vinification and subsequent refinement take place in a terracotta amphora, where the wine remains in contact with the skins for eight months, followed by a year in the bottle. The result is not an orange wine, but the natural antioxidant is salt, not added sulfites (which are absent). The result is amazing: iodized nose, notes of yellow syruped and dried fruit, sealing wax. The palate is pulpy and long. A total of 270 bottles. Vermentino 2024. Pale straw yellow, six months in steel, stands out on the nose with citrus notes and Mediterranean scrub; good freshness and savoriness. Viognier. One refined in a terracotta amphora and one in barrique (including a new acacia one): similar in intense varietal aromas, from floral to white fruit, the second adds buttery, honey, and dried fruit notes. Great volume in the mouth and great length. Treesse 2021. A blend of Syrah, Sangiovese, and Sagrantino (18 months in terracotta) is fine and intense on the nose, with blackberry, cherry, floral, pepper, and toasted notes; mature, balanced, and very pleasant on the palate. Aleatico Passito 2023. Paired with imbollita, pan ficato, and schiaccia by Gabriele Messina, gastronome and researcher of ancient desserts, owner of the Ristoro Elba Magna, where they also prepare very particular sauces produced especially with poor fish from the Tyrrhenian Sea. Among the dishes offered is fried moray eel.
Le Sughere di Monte Fico
Here, “the cuisine eats the cellar.” This is somewhat the summary that continues to inspire Aldo Appiani, owner of the Le Sughere del Monte Fico farm in Rio Marina, Elba Island. It means seeking in the wines the most authentic and territorial expression possible, as well as the maximum gastronomic vocation in pairing with traditional local dishes. A wine that was born as a food supplement that accompanied the hard work of miners and fishermen with the right dose of calories—not just comfort food.
And so, the tasting was built around the dishes alongside which the wines were born. Tonnina (salted tuna belly) with tomato, onion, and frigitelli (historically the less noble parts of tuna salted to ensure preservation, done when the tuna fishery was active. Sometimes supplemented with offal and gurguglione) and sburrita of cod with Procanico 2024; rice with squid ink with Ansonica 2023; calamari alla cacciatora (hunter’s style) with Elba Bianco 2023; stockfish alla riese (Rio Marina style) with Elba Rosso 2022; schiaccia briaca with Aleatico Passito 2024. And finally, the two in-house Charmat sparkling wines. All wines are very much in line with Aldo’s exuberant personality. Noteworthy is the length of the Ansonica (1 year in small barrel), the fullness and veracity of the pure Sangiovese with a slight herbaceous hint (two years in barrel), and the peculiarity of his Aleatico: young, fresh with aromas of rose and black cherry, which, according to Aldo, are the most typical of the island and would be lost with aging (80 grams of residual sugar).
The vineyards are located on hilly terraces of soil rich in skeleton and minerals, sloping towards the sea on one side and close to the forest of cork oaks, pines, and Mediterranean scrub that covers Monte Fico on the other. The company totals 35 hectares, of which 7 are vineyards, producing 80,000 bottles, including 7,000 passiti, from grapes harvested manually in small crates. For hospitality, they have nine rooms, two apartments, and a pool.
La Chiusa
It’s easy to say that beauty is in the eye of the beholder when you are surrounded by it. Where there were once salt pans, giving the name to the Località Magazzini, the La Chiusa Company was founded by Carpani in 1590 among the “missionaries” of Cosimo de’ Medici called to found Cosmopoli (Portoferraio). From then until today, under the ownership of the Bertozzi Corradi family, it has a significant history of sea viticulture. Twelve hectares, 100,000 bottles, 70% white grapes.
Tasting highlights: Vermentino and Ansonica are the protagonists, accompanied by an Aleatico of rare depth and complexity. Red clay soils, rich in skeleton, where the salty dew (la guazza) plays a decisive and distinctive role on the vines. They also offer tourist accommodation facing the sea, seven hundred olive trees, Leccino variety above all, for a high-quality oil. The company’s wines are tasted with dishes from the Ristorante La Carretta. A Charmat Brut Sparkling Wine from Vermentino grapes; delicate nose, with aromatic herbs, balsamic, white-flesh fruit, citrus, especially grapefruit. Good freshness and excellent savoriness on the palate. A gastronomic, not overly demanding wine. Orto delle Fanciulle 2024 shows notes of ripe fruit, balsamic, savory, and quite fresh. Ansonica 2023 is intense on the nose, floral, with exotic fruit, ripe white-flesh fruit, and aromatic herbs. Aleatico Passito smells of red berry fruit, plum, cherry, and balsamic. On the palate, it is warm, full, adequately fresh.
Azienda Cecilia
The Cecilia winery was founded in 1990 thanks to the passion of Giuseppe Camerini, a Milanese engineer and artist who, after almost fifty years of frequenting Elba Island, decided to develop his interest in viticulture and wine, starting from the Podere La Casina in Marina di Campo. The company, currently followed by his nephews, is spread over four small farms in the area near Marina di Campo and reaches a total size of about 11 hectares, producing 75,000 bottles annually and 12 labels. The most important company goals for Cecilia are welcoming visitors for direct sales at their location and enhancing Elba Island thanks to quality products that come directly from its splendid territory.
The cellar is modern, with temperature-controlled fermentation and storage systems, and new filtration plants make the company cutting-edge in the most recent winemaking techniques. A department for aging in oak barrels at controlled temperature and humidity allows for the perfect evolution of aging wines.
Tasting highlights: Ansonica 2024. Very quick cold maceration in the press. Pale straw color. Aromas of white and yellow-flesh fruit, exotic fruit, floral, some balsamic, Mediterranean scrub. Moderately warm, savory, and mineral. Fresh. Balanced, harmonious, quite persistent. Moscato Bianco Secco 2024. Separate vinification, one part in August and one in September. Deep straw yellow. Floral notes of jasmine on the nose, citrusy, especially grapefruit, delicately herbaceous, with aromatic herbs like sage; dried fruit, balsamic. Moderately warm and soft, moderately fresh, savory. Mature, harmonious, fine, and balanced. Quite persistent. Sangiovese 2022. Almost nine months on the skins. Clear, ruby red with purplish nuances. Aromas of plum, blackberry, raspberry, floral notes of rose; spicy pepper. Moderately tannic and soft, fresh. Full, juicy, enveloping. Ready, persistent. Ouglasa Syrah 2022. Twentieth production. Distinctive wines. 10 days of maceration on the skins and refinement in oak barriques. 4,500 bottles. Delicate aromas of black berry fruit, butter, dried fruit, spice, flower. Warm, moderately tannic, savory, and moderately fresh. Ready, harmonious, and fine. Robust and persistent. Aleatico Passito 2024. 20,000 bottles, 20 days of appassimento (drying). Full of aromas like fruit in spirits, jam, withered floral notes, apricot, plum, and dehydrated date. On the palate, it is fresh, soft, fine, balanced, mature.
Azienda Agricola Acquabona
Acquabona is a historic Elba Island winery whose origins date back to the 18th century. The name Acquabona derives from the presence of a freshwater spring, a precious asset for the islanders. From its vineyards, located a stone’s throw from the sea in the municipalities of Portoferraio and Capoliveri, Elba DOC wines are obtained from traditional grapes, as well as the prized Elba Aleatico Passito DOCG.
A new team of young entrepreneurs full of ideas and enthusiasm has recently taken over the leadership: Federico Capitani and Riccardo Fioretti, sons of the previous owners, the oenologist Federico Ballati, and Pietro Vallardi, all capable of ensuring continuity with past successes and important new goals for the future. With 14 hectares of vineyards, the company produces about 90,000 bottles and 12 labels. Noteworthy is the development of wine tourism through walks and tours in the vineyard, tastings, and golf and wine experiences with the nearby Acquabona Golf Club.
Tasting highlights: Vermentino 2024. Vinified with a brief cold maceration. The glass shows a straw yellow color, and the aromas range from ripe yellow-flesh fruit to exotic fruit, and balsamic notes. Soft, savory, moderately fresh. Harmonious, fine, quite persistent. Elba Rosato 2024. It has a beautiful, bright cherry-pink color due to no more than six hours of skin contact. A blend of Syrah (60%) and Sangiovese (40%), it smells of cherry, strawberry, and blueberries. On the palate, it is soft, moderately savory, and fresh. Barosso Riserva 2020. 70% Sangiovese, 20% Merlot, and 10% Syrah refines in tonneaux before the final blend. Aleatico Passito 2020. It is the first variety harvested (on average between August 20 and 25) and is a selection in the vineyard of already dried bunches. Three years of aging in tonneaux and then 1 year in the bottle.
La Faccenda
The current Azienda Agricola La Faccenda was established at the end of the 1990s after taking over a historic farm that had been dismissed during the tourist boom of the 1970s. Today, it produces wines using only grapes from its own vineyards and bottling at the source, strictly following the Elba DOC regulations. The company is located in Mola, on the road between Portoferraio and Porto Azzurro, at the foot of Capoliveri, an ancient medieval village on the island. The property has a total area of approximately 14 hectares, mainly dedicated to viticulture and olive growing. Among the cultivated vines are Procanico, Vermentino, Ansonica, and Moscato for the whites; Sangiovese, Syrah, Merlot, and Aleatico for the reds.
Sergio Lauriola, the owner, has been managing the company since 2008. They produce 60,000 bottles across ten types of wine: five dry, one reserve, and three passiti.
Azienda Agricola Sapereta
Belonging to the Sapere family, it is an Elba Island winery and restaurant that carries on the traditions of the land. On islands, one does not only eat fish; on the contrary, more often and in the best cases, local cuisine clearly indicates “Cuisine of the Land.” The company was founded in 1927 and will celebrate its 100th anniversary in two years. Italo Sapere’s grandfather, who shared his name and was the current owner, had a family business that produced milk, oil, fruit, vegetables, and also some wine. Over the years, Italo’s father invested heavily in the farm but also in accommodation, starting to rent to tourists. That was in 1972–1973, and agriturismo was not yet a recognized concept.
There are currently about 17 apartments. The farm is known for the Ristorante Sapereta, which offers farm-based meat and vegetable cuisine using advanced techniques and excellent raw materials. Danae Sapere (daughter of Italo Sapere, who still manages the farm) and her husband Sante Vaiti are at the head of the restaurant project, which began in 2006, and together they took over the entire agriturismo part of the company, running it with passion and dedication.
Regarding wine, they practice organic production and an average of 60,000 bottles. The vineyards are at 50 meters above sea level and are kept low for both wind and water consumption.
The labels are: Elba Ansonica DOC Blumo (85% Ansonica + 15% Malvasia), Elba Rosato DOC Dragut 2024 (60% Sangiovese, 30% Aleatico, 10% Syrah), Elba Rosso DOC Efebo 2022 (60% Sangiovese, 10% Syrah, 10% Merlot, 10% Cabernet Sauvignon), Toscana Rosso IGT Dé 2023 (100% Aleatico), Elba Aleatico Passito DOCG 2023 (100% Aleatico).







